background

Viva Erdogan!

Ebbene sì, il referendum costituzionale in Turchia è riuscito a riunire 13 milioni di cittadini che hanno votato per un si (più che sonoro direi sibilato) in favore di un cambio della loro forma di governo. Con una maggioranza del 51,3% Erdogan ottiene una vittoria nei confronti della sua opposizione che però sostiene che le votazioni siano state portate avanti in modo poco “lecito”; sembrerebbe infatti che i militari obbligassero in alcune parti della Turchia a votare per il Si e che siano state accettate schede non valide. L’OSCE comunque (l’organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) sta indagando sul caso e oggi terrà una conferenza stampa sull’accaduto.

Ma cosa cambierà adesso in Turchia? È importante capire che la Turchia fino ad oggi si è caratterizzata per essere una Repubblica Parlamentare, come quella Italiana per intenderci. Ciò significa che i cittadini voteranno prima i membri del parlamento i quali successivamente decideranno chi nominare come presidente della repubblica, il quale poi deciderà chi convocare per l’incarico di primo ministro (capo dell’esecutivo, con il potere di legiferare e di fare applicare le leggi). Con questo referendum, lo stato si dirige verso una forma di governo denominata Repubblica Presidenziale. La quale, a differenza di quella parlamentare, vede i cittadini votare direttamente il presidente della repubblica il quale diventa sia capo dello stato che del governo.

La riforma è stata proposta dal partito di AKP (Sviluppo e Giustizia) con una forte pressione da parte del presidente della repubblica che ha violato così la sua posizione super partes come stabilito dalla costituzione. La riforma di quest’ultima quindi cambierà la situazione politica turca, diminuendo alcune garanzie costituzionali di check and balance quali ad esempio la figura del primo ministro (scompare) che il ruolo del parlamento che ne esce molto indebolito. Il presidente della repubblica avrà infatti il potere di nominare (competenza che spettava al primo ministro) o revocare i ministri o anche sopprimere un ministero, ottenendo così una funzione molto più attiva all’interno del governo. Senza poi contare che il presidente della Repubblica potrà appartenere ad un partito politico e quindi verrà meno quella figura “oltre le parti” prescritta dalla costituzione. Sarà anche in grado di abolire il parlamento e di ripetere le elezioni; otterrà il comando supremo delle forze armate e potrà estendere lo stato di emergenza (attivo dal fallito golpe del luglio 2016) senza dover chiedere un parere al parlamento e al governo; avrà poi il potere di nominare i dirigenti degli Enti pubblici e 6 membri del Consiglio dei Giudici e dei Pubblici Ministeri, l’organo di giustizia più importante della Turchia (in totale ora sono 13; gli altri 7 sono nominati dal parlamento. Prima il presidente ne nominava 4).

Questi sono alcuni dei 18 punti della riforma costituzionale che ha entusiasmato la maggioranza della popolazione turca che ha votato per una sua conferma. Le conclusioni che si possono trarre da un risultato referendario di questo tipo sono poco rosee, eufemisticamente parlando. Sembra infatti che il presidente della repubblica Erdogan ottenga poteri molto al di sopra del suo ruolo originario, minacciando così una deriva autoritaria ben peggiore di quella a cui abbiamo assistito finora; minacciando non solo le libertà civili fondamentali, quali la libertà di espressione e di pensiero (paese che detiene il maggior numero di giornalisti in carcere) ma avrebbe carta bianca per sbaragliare l’opposizione e accentrare ancora di più il potere nelle sue mani. Infine, la possibilità di una reintroduzione della pena di morte sembra incagliare ancora di più la possibilità di un ingresso all’interno dell’Europa per il paese dell’“uomo forte” che però ha un asso nella manica: i rifugiati siriani che costituiscono una forte fonte di instabilità per la politica e le sorti dell’UE (da una indagine di Amnesty International nel dicembre 2016 ammontavano a 2.700.000, più di ogni altro paese al mondo).


Condividi il post

  • L'Autore

    Stefano Sartorio

    Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e studente di Relazioni internazionali, mi piace indagare sulle cause delle problematiche e capire i fondamenti che caratterizzano le più odierne sfide globali.

Categorie

Dal Mondo Medio Oriente


Tag

Erdogan Turchia Referendum Europa

Potrebbero interessarti

Image

Framing the World, XII numero

Vincenzo Battaglia
Image

Chi è Valdis Dombrovskis ?

Giada Pagnoni
Image

Racconto della libertà di stampa in Medio Oriente

Anna Carla Zucca
Accedi al tuo account di Mondo Internazionale
Password dimenticata? Recuperala qui
Diventa Associato