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Venti di guerra alle porte d'Europa

Nelle ultime settimane l’attenzione mediatica è stata quasi interamente monopolizzata dall’avvento della variante Omicron, le cui conseguenze stanno impattando pericolosamente sull’intero sistema, facendolo nuovamente piombare in una situazione di emergenza. Tuttavia, molti altri avvenimenti sembrano aver caratterizzato la scena internazionale, nelle prime settimane del 2022, attraverso intensi intrecci diplomatici e bellici.

La questione dirimente che ha tenuto banco nelle ultime settimane ha riguardato soprattutto i burrascosi rapporti fra Russia e paesi Occidentali.

Numerosi, infatti, sono stati i vertici che hanno cercato di garantire un compromesso fra le parti, o almeno scongiurare un peggioramento nella situazione di tensione che si sta presentando soprattutto nel confine euro-asiatico. Fra questi, in ordine cronologico, troviamo: il vertice fra Usa e Russia tenutosi a Ginevra in Svizzera e condotto dalla diplomatica americana Wendy Sherman e da Sergey Ryabkov[1]; l’incontro di Bruxelles fra Nato e Russia, che oltre al Segretario Jens Stoltenberg ha visto anche la partecipazione della stessa Sherman insieme al viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko e il viceministro della Difesa Alexander Fomin[2] ed infine l’incontro tenutosi a Vienna in sede Osce (Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa)[3], che riporta alla mente non a caso i periodi della Guerra fredda.

I tre incontri si sono trasformati in un nulla di fatto, nonostante la volontà di dialogare rimanga viva. Sicuramente l’urgenza in tal caso è determinata dall’incombente pericolo di un'escalation militare che mai come adesso sta facendo riaffiorare vecchi ricordi della Guerra fredda. Una situazione estremamente spinosa che viene caratterizzata da dinamiche altrettanto complesse, colpevoli di portare ad un sempre maggior arroccamento delle parti sulle proprie posizioni, esacerbate evidentemente da conflittualità reciproche da tempo irrisolte.

Per capire la genesi della questione però è importante sbrogliare l’intricata trama internazionale, partendo dal fattore dirimente, classificato per questo con il grado maggiore di pericolosità: il caso Ucraino.

La situazione nel Paese ha subito un progressivo peggioramento negli ultimi mesi, in contrasto con quanto accaduto a partire dal 2014, anno dello scoppio della guerra civile e dell'annessione russa della Crimea. Il conflitto, infatti, nonostante non si sia mai totalmente raffreddato è stato caratterizzato come scontro a bassa intensità, ma i recenti avvenimenti potrebbero modificare la natura della guerra[4].

La tensione nel paese ha avuto un’impennata negli ultimi mesi, con il trasferimento da parte della Russia di circa 100.000 uomini e mezzi militari. La situazione, come indicato dalle fonti di intelligence americane, è ancora in divenire, e potrebbe portare indietro le lancette di 30 anni[5].

L’elemento di primario interesse di fronte a questa importantissima contrapposizione riguarda le conseguenze e l'effetto domino che potrebbe scatenare. Partendo dalla questione ucraina, il limbo in cui versa il paese, per il momento non consente, a meno di risposte di carattere differente, un intervento diretto della NATO attraverso il meccanismo difensivo, vista la non adesione da parte del Paese all’alleanza. Di conseguenza,la risposta che il Senato americano sta preparando, riguardo soprattutto il piano economico, con un ventaglio di possibili sanzioni molto ampio che arriverebbe a colpire anche la costruzione del discusso gasdotto Nord Stream 2[6].

Di fronte a quest’ultimo elemento, si apre un capitolo estremamente ampio, che supera la mera dimensione energetica, e che va ad investire l’intera Europa. Se da un lato infatti, in questo primo round negoziale è proprio l’UE che si è trovata in una posizione marginale, nonostante la tensione si stia dispiegando proprio nel confino orientale Europeo, emerge prepotentemente un elemento ormai ricorrente: l’incapacità di imporre la propria posizione, anche a causa di una frammentazione interna, che ciclicamente si manifesta con maggiore intensità quando la questione è particolarmente dirimente.

Questa situazione è valutabile da diverse dinamiche: le sanzioni inerenti al gasdotto Nord Stream 2, avallate da Bruxelles, ma molto meno da Italia, Francia e specialmente Germania, ad esempio. Oppure l’approccio negoziale in merito al conflitto; con i paesi europei dell’Est, come la Polonia, estremamente preoccupati e per questo propensi ad una risposta energica, meno condivisa da altri, come la medesima Germania[7].

In questo risiko europeo un’altra importante novità potrebbe riguardare la Svezia, che a causa anche della situazione internazionale e dalla “dinamicità” russa potrebbe abbandonare il ruolo da sempre neutrale, per abbracciare la NATO. Una svolta sicuramente senza precedenti, ma che per essere compresa deve essere letta all’interno di questo intricato domino[8].

In una situazione incandescente come quella attuale, la forte instabilità potrebbe scaturire scenari di carattere differente, data la volontà di entrambe le potenze di non fare un passo indietro. Da una parte, infatti, la Russia non sembra intenzionata a cambiare strategia in Ucraina, ribattendo alle pretese americane con la minaccia dell’invio di uomini e armamenti a Cuba ed in Venezuela. Dall’altro lato gli Stati Uniti e la stessa NATO non stanno prendendo in considerazione l’idea di fare passi indietro, abbandonando la politica dell’Open door, che ha caratterizzato il metodo di adesione volontaria all’organizzazione; ma soprattutto di portare i confini NATO al pre-1997, con l’unica possibile apertura relativa alle disposizioni missilistiche lungo i confini.

Di fronte quindi alla cosiddetta “risposta costruttiva” richiesta dalla Russia, pochissime sono le certezze, a discapito delle numerose incognite che stanno caratterizzando un braccio di ferro dagli esiti estremamente pericolosi.

[1] https://it.euronews.com/2022/01/14/il-fallimento-dei-colloqui-nato-russia-botta-e-risposta-washington-mosca

[2]https://formiche.net/2022/01/vertice-nato-russia/

[3] https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2022/01/13/ucraina-osce-rischio-guerra-maggiore-che-in-ultimi-30-anni-_b714a44e-4dbb-444f-ac47-38dc767ce3cb.html

[4] https://it.euronews.com/2016/08/11/storia-della-crisi-in-crimea

[5] https://www.limesonline.com/ucraina-manovre-militari-russia-mesaggio-putin-usa-nato-ue/126102

[6] https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2022/01/13/ucraina-senato-usa-prepara-sanzioni-contro-russia_edbefa63-3a70-4aa3-9c44-70cc47aa75aa.html

[7] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/colloqui-usa-russia-ma-leuropa-dove-32844

[8] https://www.repubblica.it/esteri/2020/12/29/news/la_svezia_vuole_entrare_nella_nato-280263131/


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  • L'Autore

    Tiziano Sini

    Tiziano Sini dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze politiche presso la facoltà "Cesare Alfieri" di Firenze, si specializza presso la Luiss "Guido Carli" di Roma in Relazioni Internazionale con una tesi in Economia Europea sull'analisi dell'European Green Deal e la relazione con le politiche promosse dal Next Generation Eu.

    Da sempre appassionato di politica nazionale ed internazionale, con uno sguardo sempre rivolto alla dimensione economica.

    All'interno di Mondo Internazionale ricopre la carica di autore occupandosi di tematiche europee.

    Tiziano Sini after having obtained the Bachelor's Degree in Political Science at faculty "Cesare Alfieri" of Florence, majored at Luiss "Guido Carli" of Rome in International Relations with dissertation in European Economy on the analysis of the European Green Deal and the relationship with policies promoted by the Next Generation Eu.

    He was always been passionate about national and international politics, always looking at the economic dimension.

    In the context of Mondo Internazionale he holds the position of author dealing with European affairs.


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Temi Organizzazioni Internazionali


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NATO Russia USA European Union Cold War Ukraine war Osce

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