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Unione Europea e Agenda 2030: cenni sullo “stato dell'arte”

In questo terzo articolo riguardante gli “stato dell'arte”, vedremo la situazione inerente l'Agenda 2030 e l'Unione Europea.

Innanzitutto, è da sottolineare come quest'ultima sia stata una delle istituzioni maggiormente impegnate nella promozione di un documento che garantisse uno sviluppo equo e sostenibile per l'intero pianeta.

Proposte, dialoghi, consultazioni a vari livelli e molte altre iniziative sono state messe in campo al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica europea, nonché per ricevere proposte utili ad un futuro di benessere e prosperità.

Documenti come quelli intitolati “The Overarching Post 2015 Agenda”, “A Decent Life for All: Ending poverty and giving the world a sustainable life”, “On a transformative post-2015 agenda” e “A Decent Life for All: From Vision to Collective Action” hanno poi fatto il resto, mostrando a tutti l'impegno dell'Unione Europea di porsi alla testa di questa propositiva spinta ad uno sviluppo adeguato per il mondo intero.

Anche grazie a questo lavoro, dunque, è nata l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite (sottoscritta da tutti i Paesi del globo nel 2015).

Arrivati a questo punto, l'Unione Europea ha cercato di porre in essere tutti gli strumenti necessari per implementare gli impegni appena presi. Ricordiamo, fra i vari documenti, quelli più significativi (riportati sulla sua pagina ufficiale):

  • New European Consensus on Development: Our world, our dignity, our future;
  • Next steps for a sustainable European future;
  • Shared Vision, Common Action: A Stronger Europe;
  • A Global Strategy for the European Union's Foreign and Security Policy.

Se fino al 2016 la situazione è stata, quindi, discretamente positiva, i problemi sono sorti quando dalle parole sarebbe stato necessario passare ai fatti (se il detto “fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare” è realistico, questo caso lo conferma inequivocabilmente).

A tal proposito, come sottolineato da Enrico Giovannini, portavoce ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), ancora nel 2019 gli indicatori elaborati in esclusiva dall’Alleanza segnalano che, nonostante i numerosi miglioramenti, l’Unione europea non è su una traiettoria in grado di centrare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile concordati nel 2015 in sede ONU. Serve un cambiamento significativo in alcuni settori e che le forze politiche si impegnino a inserire l’Agenda 2030 nei loro programmi in vista delle prossime elezioni europee. Per accelerare il passo, specialmente per ridurre le disuguaglianze e fermare il degrado degli ecosistemi terrestri, serve che l’Unione europea ponga l’Agenda 2030 al centro di tutte le politiche economiche, sociali e ambientali”.

Se dunque il sostanziale fallimento delle istituzioni europee nel quinquennio 2014-2019 appare chiaro (almeno con riferimento al tema trattato in questo articolo), dopo le elezioni del maggio di quest'anno la situazione non sembra volgere verso miglioramenti significativi.

Infatti, se da un lato la neo-Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen ha presentato un programma ambizioso (soprattutto in difesa dell'ambiente e per combattere il cambiamento climatico); dall'altro lato le grandi differenze politiche all'interno della maggioranza che la sostiene al Parlamento Europeo, in combinazione con l'ostracismo di alcuni Governi, lasciano pensare ad un ulteriore quinquennio “perso”.

Noti a tutti sono, ad esempio, la lentezza con la quale è stata presentata la nuova Commissione: le difficoltà durante le audizioni parlamentari dei commissari designati, le posizioni antieuropee di molti e importanti partiti politici del continente (alcuni dei quali saldamente al Governo). Infine, i veti incrociati che spesso bloccano le proposte e i lavori degli organi preposti a prendere decisioni significative e decisive per l'intera comunità.

In base a tutto ciò, dunque, “A Union that strives for more: My Agenda for Europe” (il documento di presentazione della neo-presidente e la principale base di lavoro per la futura Commissione) sembra destinato a rimanere in gran parte “lettera morta”. Ciò, nonostante alcune buone proposte in esso contenute come quella di rendere l'UE “neutrale climaticamente” entro il 2050, di ridurre le emissioni di almeno il 50% entro il 2030, di sviluppare una strategia in difesa della biodiversità e di promuovere investimenti “verdi” per 1 trilione di euro.

Come accennato precedentemente, le condizioni politiche, almeno nel breve-medio periodo, non sembrano favorevoli alla svolta promessa e promossa dalla Von Der Leyen.

In conclusione, è da sottolineare come il mondo non stia a guardare e aspettare i ritardi e le manchevolezze delle varie classi dirigenti. I cambiamenti o si governano o ci travolgono.

Sta alla classe politica europea, insieme a quella delle singole nazioni, decidere la strada da intraprendere: o l'immobilismo che trascina tutti alla sconfitta, oppure l'assunzione di responsabilità che prova a risolvere i drammatici problemi che abbiamo davanti.


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  • L'Autore

    Alessandro Fanetti

    Alessandro Fanetti, nato nel 1988, attualmente è membro del team “Sustainable Life” di Mondo Internazionale. Da sempre appassionato di politica e questioni internazionali in generale (in particolare inerenti l'area latinoamericana e caraibica), collabora anche con l'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie e con Opinio Juris – Law and Politics Review.

Categorie

Dal Mondo Europa


Tag

Ursula Von der Leyen ue Agenda 2030,

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