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Una risorsa rinnovabile ma non inesauribile (4)

In conclusione a questo percorso che abbiamo affrontato cercando di spiegare e di capire cosa sia la geopolitica delle risorse idriche e quale importanza abbia nella stabilità regionale contemporanea, diventa utile affrontare un caso specifico per poterne meglio delineare la complessità ma anche capire il funzionamento delle sue dinamiche. All'interno del discorso inerente alla concezione dello spazio geografico e della risorsa (incluso il suo uso) troviamo differenti tipologie di considerazioni (o dottrine): la dottrina Harmon, o modello di sovranità assoluta, sostiene che in assenza di una legislazione contraria un paese possa decidere di utilizzare l’acqua come meglio preferisce senza curarsi degli effetti sugli altri Stati richiamando la Sovranità assoluta dello Stato a monte . La teoria dell’integrità territoriale assoluta invece sostiene che gli Stati a valle debbano avere il diritto di beneficiare del naturale flusso che deriverebbe dallo Stato a monte. La teoria della sovranità territoriale limitata e integrata secondo la quale ogni nazione ha il diritto di usufruire delle risorse idriche presenti nel proprio territorio senza pregiudizio. La teoria della comunanza di interessi la quale sostiene che nessuno Stato può disporre liberamente delle acque all'interno dei propri confini senza prima un accordo e una consultazione con gli altri Stati che condividono il bacino. La teoria dell’uso equo e ragionevole, sostenuta anche dalle NU, che attribuisce ad ogni paese la possibilità di usare le acque del bacino in maniera, appunto, equa e ragionevole. Infine, influenzando il discorso a venire, all'interno del diritto islamico sussiste una concezione particolare della sovranità relativa alla risorsa idrica: l’utilizzazione prioritaria data dal predominio storico precedente. Oltre a questo, l’acqua non può essere venduta, in quanto solo il prodotto del lavoro dell’uomo può seguire questo destino. L’acqua è considerata come "lavoro" divino, e quindi non può essere posseduta (generando implicazioni sulle normative e sulla concezione dell’acqua e quindi sul suo utilizzo)

La situazione idrica che vede protagonisti i paesi MENA (5% popolazione mondiale, 1% risorse idriche mondiali) risulta alquanto critica; Scarsità, inquinamento, siccità e irregolarità nella distribuzione. Poche precipitazioni e l’alta temperatura favorisce l’evaporazione. Inoltre, il concreto aumento della salinità dei terreni pone in grave pericolo l’agricoltura. Entro il 2025 tutti i paesi MENA ad eccezione della Turchia e del Libano, saranno in una situazione di stress idrico. Nel 2050 la Turchia avrà una disponibilità idrica adeguata e non più sovra proporzionata, mentre 7 paesi saranno in situazione di penuria se non di stress idrico cronico (Siria, Israele, Giordania, Libia, Algeria, Tunisia e territori Palestinesi). Il bisogno d’acqua è qui gestito come un’arma politica. Anche l’Egitto rischia entro il 2025 di trovarsi in una situazione ben peggiore di una penuria idrica (1000/m3/ab/annui) attestandosi a 620 m3/ab/annui.

Anwar al-Sadat, presidente della Repubblica Araba d’Egitto dal 1970 al 1981, diceva nel 1979 che “l’acqua è la sola ragione che potrebbe condurre l’Egitto di nuovo in guerra”. Boutros Ghali, segretario generale delle Nazioni Unite dal 1992 al 1997, statuiva nel 1987 che “la prossima guerra dell’acqua si svolgerà sul Nilo”.

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Il Nilo è il corso d’acqua costitutivo della civiltà egizia antica e dell’Egitto moderno. Esso rappresenta l’unico motivo per cui una popolazione sia riuscita a stanziarsi in un territorio tanto arido quanto inospitale. Le ragioni storiche, oltre a quelle di sicurezza nazionale, sono quindi alla base della forte intenzione egiziana di proteggere le sue acque e così anche la propria indipendenza. Il Nilo è infatti il fiume più lungo al mondo con 6.671 km di lunghezza e viene condiviso da 10 paesi: Burundi, Ruanda, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Kenya, Tanzania, Sudan, Etiopia, Eritrea ed Egitto. Il fiume è composto da due corsi d’acqua che originano in tre paesi differenti: il Nilo Bianco, che trae la sua forza dalla fonte in Burundi e dall’Uganda nella regione del Lago Vittoria e il Nilo Azzurro dagli altopiani etiopi. Quest’ultimo raggruppa, insieme ai suoi affluenti, l’86% del flusso d’acqua nilotico. Entrambi i due fiumi si incontrano all’altezza di Khartoum (in Sudan) e formano il Nilo che poi andrà ad attraversare l’Egitto, passando per la Diga di Assuan, e sfocerà nel Mediterraneo. Lungo le rive del fiume vive il 90% della popolazione egiziana (95 milioni), in totale dipendenza dagli Stati a monte, specialmente l’Etiopia.

Il ruolo dei tre Stati più a valle è sicuramente fondamentale (Egitto, Sudan, “Etiopia”) e altrettanto la suddivisione della risorsa idrica tra di loro: come sopra esplicitato, essi sarebbero zone aride senza i propri fiumi. Così viene spiegata la volontà egiziana di salvaguardare il suo dominio sul Sudan e l’importanza che questo paese occupa ancora nella Politica estera di questo paese. 

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L’Egitto ha sempre vegliato affinché gli venissero riconosciuti i diritti sul Nilo come paese rivierasco. Nel 1891, un protocollo firmato dall’Inghilterra (in rappresentanza dell’Egitto e del Sudan) e dall’Italia (in rappresentanza dell’Etiopia) assicurava che nessuna azione che avesse danneggiato la portata del Nilo sarebbe stata intrapresa. Nel 1902, il re etiope Menelik, su pressione inglese, rinuncio a costruire qualsiasi opera idraulica sul tratto di fiume che percorreva il suo paese. Nel 1929 accordi tra Egitto (Indipendente dal ’22) e Sudan (rappresentato dall’Inghilterra) imposero a quest’ultimo di non costruire nessuna opera che avesse modificato il corso e il livello del Nilo offrendo all’Egitto il compito di controllare tutto il bacino e il potere di veto sui progetti dei paesi rivieraschi a monte.

L’Etiopia rifiutò l’insieme delle clausole degli accordi non volendo accettare nessun condizionamento sui suoi corsi d’acqua da parte degli Stati a valle, anche per la portata idrica significativa del Nilo Azzurro. Anche il Sudan, ottenuta l’indipendenza, fece lo stesso, costruendo la diga Rusayris sul Nilo Azzurro. L’Egitto accettò la sua costruzione solo dopo forti pressioni internazionali.

Nel 1959 venne firmato un accordo sulla “completa utilizzazione delle acque del Nilo”. Il Sudan avrebbe sfruttato 18 miliardi di m3 d’acqua (25% del flusso) e poteva iniziare una serie di progetti per lo sviluppo del Nilo. L’Egitto avrebbe potuto costruire una grande diga al confine con il Sudan (Assuan) per regolare il flusso nei periodi di siccità. Questo accordo dava poi ai due Stati il diritto di veto sulle sui progetti idroelettrici e idraulici a monte. Accordo che si tenne solo tra i due Stati rivieraschi. In più confermava l’egemonia in termini di quantità d’acqua usufruibile dall’Egitto rispetto agli altri paesi. L’Etiopia non fu ammessa perché di fatto gli Stati stavano ostacolando la possibilità del paese di sfruttare i suoi corsi d’acqua. Entrambi gli stati si impegnarono per la costruzione del canale di Jonglei, che avrebbe spostato l’acqua del Nilo da una zona ad alta evaporazione; nel 1983 si interruppe a 100 km dal completamento a causa di un’azione ribelle e la guerra civile spense definitivamente le speranze. Da quell’anno l’Egitto propose la costituzione di un’organizzazione pan-nilotica (Undugu, “fratellanza” in swahili) ma l’instabilità regionale ne inficia il funzionamento. 

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Credits to ddc.arte.tv/karten/237

L’Egitto è un paese a valle e come tale si troverebbe in una condizione di debolezza. In realtà, ricorrendo alla minaccia è riuscito a mantenere un ruolo primario. La dipendenza dal Nilo rappresenta una componente essenziale delle relazioni con il Sudan. La pressione sulle acque del Nilo accrescerà sicuramente la tensione tra gli attori, soprattutto quando Uganda, Tanzania e Kenya decideranno, per motivi economici e demografici, di utilizzare maggiormente le risorse del Nilo Bianco (e della sorgente nel Lago Vittoria).  Oltre a questo, l’Egitto ha intenzione di costruire un fiume gemello al Nilo (Progetto Nuova Valle), largo 30 metri e profondo fino a 137 metri sotto il livello del mare. Passerà all’interno di alcune oasi nel nord-est (Baris el-Kharga, Dakla, Faratra, Al Kattara) dell’Egitto partendo dal lago Nasser prima di sfociare nel Mediterraneo passando per una centrale idroelettrica che produrrà 10 miliardi di Kw. Il progetto però costerà 2 miliardi di dollari che il paese ora non possiede.

Oltre al Nilo, la falda acquifera Nubiana è un’altra delle maggiori risorse idriche per Egitto, Sudan, Libia e Ciad. La Libia è il maggiore utilizzatore di questa falda, attraverso il suo Great Man River Dam, (GMRD) o Grande Fiume Artificiale Libico, voluto nel 1983 da Gheddafi. Una rete di tubi che va ad approvvigionare il litorale e l’irrigazione. Al 2012 essa pompava 6 milioni di m3/giornalieri minacciando l’esaurimento della risorsa tra i 50 e i 100 anni, con evidenti problematiche per gli stati che la condividono (Tunisia ed Egitto).

Tornando al fiume, e in particolare al Nilo Azzurro, un attore di quelli che abbiamo potuto citare sta minacciando, secondo l’Egitto, la sicurezza e la stabilità nazionale del paeseL’Etiopia, infatti, sta studiando ormai da tempo la costruzione di una diga sul lago Tana. Il paese ad oggi usa solo il 5% delle acque del fiume, irrigando 200.000 ettari a fronte dei 3,7 milioni di irrigabili. La popolazione etiope (di circa 104 milioni con una media per l’86% della popolazione di 6 figli per donna) è in netto aumento e si prevede di conseguenza un esponenziale aumento delle terre coltivabili per poterla sfamare. L’Egitto ha da sempre colto la precarietà dell’equilibrio nella zona comprendendo la pericolosità di un’Etiopia forte: infatti, ha sempre cercato di impedire la costruzione di dighe sul Nilo Azzurro, occupando il porto di Massaua dal 1865 al 1885 e fino al 1872 mantenne un’occupazione in un’area a Nord-Ovest dell’Eritrea con l’obiettivo di avere una “testa di ponte” per un eventuale attacco militare. Tentativi vennero compiuti anche per fare dell’Eritrea un protettorato, scongiurati dall’Inghilterra che la amministrò fino al ’52. Anche se l’Egitto non lo ammise mai, uno dei punti fermi della sua politica estera si concentrò sulla destabilizzazione del paese, ospitando negli anni ’60 al Cairo un ufficio dell’ELF (Eritrea Liberation Front) appoggiato dallo stesso governo. Le relazioni poi peggiorarono negli anni ’70 a causa di una forte siccità nella regione etiope che spinse il governo a portare avanti ulteriori studi sullo sfruttamento delle acque del lago Tana. L’Egitto dichiarò immediatamente che la costruzione di qualsiasi diga a monte avrebbe causato una guerra.

Le tensioni ad oggi sono diminuite con il tentativo dei due paesi di dialogare: l’Egitto ha riconosciuto ad ogni Stato l’utilizzo dell’acqua del Nilo in accordo alle leggi internazionaliL’Etiopia ha poi ricordato che il suo tratto di fiume contribuisce per l’80% al flusso d’acqua che ivi scorre, e che utilizzerà una quantità d’acqua necessaria al proprio sviluppo idrico ed economico ma tenendo sempre in considerazione anche i bisogni degli altri paesi rivieraschi (conformemente all’uso equo e ragionevole).

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Credits www.zehabesha.com

La questione al nocciolo della geopolitica nilotica si configura nella decisione dell’Etiopia di portare a termine entro il 2020 la costruzione della Grand Ethiopian Reinassance Dam (GERD). Raggiunta la pace dopo tre decenni di guerre e isolamento, nel 2000 ha cominciato a progettare sistemi idraulici per mettere in valore le sue riserve d’acqua. Un’enorme programma di irrigazione, pari al GAP turco, per irrigare 2 milioni di ettari. La priorità del paese, oltre a quella alimentare, è di trasformarsi in una potenza idroelettrica regionale. Ad oggi sono state inaugurate tre piccole dighe e altre lo saranno quest’anno. Lo scopo sarà esportare energia elettrica ai paesi vicini importando valuta. La paura egiziana in questo senso si configura nella possibilità che questi progetti abbassino da 4 a 8 miliardi m3 l’anno il flusso idrico nilotico danneggiando la sua economia agricola e il suo approvvigionamento (il flusso del Nilo è stimato intorno agli 84 miliardi m3 l’anno). L’Egitto considera però l’acqua del Nilo interamente navigabile e quindi gode di uno statuto internazionale che impone un accordo su qualsiasi intervento sulle sue acque che coinvolga i paesi rivieraschi. L’Etiopia invece non considera il fiume totalmente navigabile a causa delle cataratte che non consentirebbero una sua navigazione continua e quindi sostiene che non ci sia bisogno di permessi da parte degli altri Stati per un intervento. A queste preoccupazioni egiziane si aggiunge il fatto che il Sudan si è avvicinato sempre di più all’Etiopia, accordandosi per lo sviluppo di progetti lungo il Nilo Azzurro, senza coordinarsi con l’Egitto. Il paese etiope ha contribuito alla stabilizzazione regionale confermandosi un nuovo attore attivo, tramite l’invio di peacekeepers in Darfur e tra il confine dei due Sudan. I paesi sono storici alleati ma quest’ultimo teme per le sue riserve. Il riscaldamento climatico, il nervosismo egiziano per la sua vulnerabilità e il sostegno di quest’ultimo dato ai gruppi separatisti all’interno di questi Stati esasperano la situazione.

Gli Stati Uniti sono diventati anche alleati dell’Etiopia interessati alla sua posizione strategica e quest’ultima si è avvicinata negli anni a Israele, favorendo ad esempio l’emigrazione nel suo territorio dei Falasha, ebrei neri etiopi. Israele a cofinanziato alcuni progetti idrici con l’obiettivo di aggirare il blocco arabo. Le riserve di petrolio in Sud Sudan hanno poi fatto gola alle potenze straniere come la Cina, che ha sovvenzionato anche interamente opere idrauliche come moneta di scambio.

Il progetto GERD sembra minacciare l’idro-egemonia che l’Egitto rifiuta di perdere. Esso sembra essere un tentativo del paese a monte di agire come contro-egemone sul fiume e nella regione.

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L’annuncio della costruzione della diga avvenne nel 2011 poco prima della deposizione di Hosni Mubarak in Egitto. Essa punta alla costruzione di un “reservoir” di 1.5 volte il flusso annuale del fiume e generando 3 volte la potenza energetica attuale del paese. Si stima che durante il periodo di riempimento (6 mesi ma potrebbe durare fino a 8 anni a seconda dei piani di riempimento, dal flusso costante e dall’evaporazione), il flusso del Nilo a valle sarà ridotto tra il 15-25%. Un panel di esperti è stato riunito nel 2013 per indicare le conseguenze di un tale progetto per i paesi a valle; le conclusioni furono favorevoli per l’Egitto con un aumento delle aree irrigabili, una minore sedimentazione sul lago Nasser e una riduzione degli allagamenti. Il principale svantaggio che essa avrebbe portato all’Egitto è una riduzione nella produzione energetica della Diga di Assuan (HAD). In generale però, sembrano esserci più vantaggi per tutti gli Stati rivieraschi, rendendo necessaria una regolamentazione del suo funzionamento, soprattutto durante il periodo di riempimento. La poca trasparenza del progetto però non aiuta e non permette una valutazione unanime sugli effettivi risultati benefici o meno per gli Stati a valle.

Quello che possiamo osservare, rendendo infine utile e provvidenziale la precedente introduzione all’idropsicologia, è il livello a cui questa disputa viene consumata; se infatti l’acqua ha un ruolo principale e le sue conseguenze scientifiche ed economiche lo sono altrettanto, anche l’aspetto dell’idro-egemonia sopracitata è fondamentale: da una parte vediamo un Egitto che, dopo il 25 Gennaio 2011, ha perso in parte il suo differenziale di potere “soft” e “hard” e che cerca di salvaguardare la sua posizione come attore principale sul Nilo. Dall’altra parte invece vediamo un’Etiopia che controlla l’85% delle acque e che aumenta il proprio potere in sfida all’egemonia egiziana grazie alla sua posizione geografica ma non solo; un insieme di azioni che vedono solo come ultima la costruzione della GERD: una retorica alternativa a quella storico-nazionalista egiziana tramite la ricerca della cooperazione con gli stati rivieraschi, la ricerca dell’indipendenza e il riscatto della nazione dai decenni di umiliazione passati (molto a che vedere con la retorica cinese e dello sviluppo pacifico).

L’Egitto dal canto suo ha anch’esso messo in atto una strategia basata sulla retorica, portando il tema della sua opinione pubblica verso tre temi fondamentali: i “diritti del pane” e la sicurezza nazionale, il diritto divino e il nazionalismo. Il fatto di spostare il discorso verso il concetto di sicurezza nazionale poi permette al governo di utilizzare misure speciali assumendo il consenso dei cittadini permettendo anche di spostare l’attenzione su queste questioni allontanandola dalle problematiche domestiche. Anche la religione ha un ruolo importante all’interno di questa vicenda, tanto che in Egitto si è parlato di “water jihad”. I tentativi di mantenere l’egemonia sul Nilo hanno portato il paese a dipingere le motivazioni etiopi per un maggior controllo sul fiume come “evil motives to endanger and destabilise Egypt”. Solo l’amministrazione el-Sisi ha modificato in parte questa retorica, tramite il sostegno a misure di consultazione e cooperazione, con la speranza che la comunità internazionale possa fare pressione sul paese per cooperare con l’Egitto, per fermare o per lo meno ritardare la costruzione della diga.


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    Stefano Sartorio

    Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e studente di Relazioni internazionali, mi piace indagare sulle cause delle problematiche e capire i fondamenti che caratterizzano le più odierne sfide globali. Attualmente sono Junior Researcher per l'università statunitense di Harvard ma partecipo ad altre iniziative e forum internazionali in associazioni Italiane e non. Ho studiato all'interno dell'Istituto di Studi di Politica Internazionale a Milano le implicazione dell'intervento umanitario e dell'aiuto allo sviluppo. Sono molto sensibile alle tematiche ambientali e sociali e spero un giorno di poter contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile della nostra civiltà.

Data di pubblicazione 7 maggio 2018

Tag idropolitica waterstress water Africa nilo Egitto etiopia Geopolitica geopolitica dell'acqua

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