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Una risorsa rinnovabile ma non inesauribile (3)

Determinate condizioni sembrano essere foriere di grandi instabilità future, soprattutto dal momento in cui si scopre che la stima è che oltre 50 Stati sparsi nei 5 continenti siano a rischio di essere coinvolti in una crisi legata all’acqua, da tensioni internazionali a guerra guerreggiata. L’alternativa allo scontro però esiste ed è la stipulazione dei trattati internazionali. Nell’ambito delle conflittualità idriche si è potuta notare una tendenza a siglare accordi bilaterali anche se situazioni come la citata Shanghai Cooperation Organization o le stesse Nazioni Unite costituiscono spazi di dialogo propense alla costruzione di accordi multilaterali.

È curioso notare come nell’ambito delle guerre e conflitti dell’acqua si affrontino due schieramenti di studiosi: gli “Idrottimisti” e gli “Idropessimisti”. Gli ultimi sono propensi verso una visione di idroconflittualità sempre più serrata, considerando una controversia di carattere idrico uno dei futuri e principali casus belli per ulteriori scontri (Klaus Toepfer, direttore UNESCO 1999). A queste valutazioni si oppongono invece i primi citati, sostenendo, attraverso lo studio storico, come i conflitti idrici siano oggi come ieri poco probabili; tre motivazioni vengono date per questa valutazione: in prima battuta analizzando le motivazioni dei conflitti, arrivando alla conclusione che anche se l’acqua ha avuto da sempre un’importanza e valore nei conflitti, gli scontri solo per il controllo delle risorse idriche sono più rari. Durante la guerra in Bosnia (1992), la paventata minaccia contro le dighe della regione non si concretizzò mai. L’India non bloccò il flusso d’acqua dell’Indo durante la prima guerra con il Pakistan. Sembra quindi che il rispetto dell’acqua costituisca per ora una regola implicita seguita dai belligeranti. In secondo luogo, è notata la grande attività diplomatica tra il XIX e XX che conta più di 3600 trattati per la gestione delle acque in comune e le controversie. Infine, essi notano un atteggiamento cooperativo degli Stati nelle questioni idriche.

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La critica che viene mossa a queste argomentazioni risiede proprio nella loro ragione storica, in quanto le condizioni del XXI secolo e da li più avanti sono radicalmente differenti rispetto a quelle di inizio ‘900. La quantità di risorsa idrica ad oggi è la medesima di 5000 anni fa, ma la domanda è incomparabilmente aumentata, diminuendo la quantità di acqua rinnovabile del 58%. L’acqua inoltre, a differenza di risorse come il petrolio, non può essere sostituita. È comunque importante non accettare la conclusione meccanica del conflitto, in quanto questo punto di vista non tiene sufficientemente conto delle dinamiche interne degli Stati.
A tal proposito diventa provvidenziale un filone di analisi, per quanto riguarda la Idropolitica, relativamente nuovo. La Idropsicologia, infatti, ha il merito di studiare gli effetti di come la precarietà idrica, il conflitto e la gestione delle problematiche ad esse connesse hanno effetto sugli esseri umani, nel loro comportamento e nelle loro percezioni riguardo ad esse. In pratica, si può identificare come la visione strutturalista della geopolitica dell’acqua, analizzando anche quelle sfide alla risoluzione delle controversie di carattere etnico, religioso, linguistico e sociale.
Già i coniugi Sprout avevano parlato dello Psychomilieu, come antitesi all’Operational Milieu, in cui era necessario distinguere il puro fatto geografico dal significato che questo assumeva per l’agente osservatore. Così anche l’idropsicologia lavora e fonda la sua analisi sulla realtà percepita e non su quella oggettiva, per completare in maniera più efficace le future considerazioni in ambito di risoluzione delle controversie in materia idrica.

Una controversia che può essere presa ad esempio in questo caso ci riporta sempre all’interno dello Stato indiano: il bacino del fiume Cauvery si situa all’interno di tre Stati; Karnataka, Kerala e Tamil Nadu. La condivisione delle acque era, come da prassi storica, regolata da accordi (del 1892 e 1924). L’ultimo accordo concluso avrebbe avuto una durata di 50 anni e all’approssimarsi dello scadere dei termini temporali la problematica si acuì. Lo Stato del Tamil Nadu accusò lo Stato del Karnataka di utilizzare molta più acqua rispetto a quella che veniva pattuita all’interno dell’accordo, provocando una diminuzione del flusso. I due soggetti non riuscirono a risolvere la questione e chiesero l’aiuto del governo centrale, che decise di creare un tribunale per risolvere la questione; il Tribunale del bacino del Cauvery. 

Quest’ultimo decise alcune misure che però non fermarono le ostilità tra i due paesi che sfociarono talvolta anche in violenze. Questo fu particolarmente accentuato nel 1995 con la diminuzione dei monsoni, provvidenziali per il rifornimento idrico della zona. La situazione si ripete nel 2002, ponendo di nuovo il problema spinoso su come i due Stati avrebbero collaborato in caso di stress idrico. Il Tamil Nadu chiedeva allo Stato del Karnataka di erogargli la sua quantità prestabilita all'interno dell’accordo con il Tribunale concluso in precedenza, mentre l’altro sosteneva che non vi erano abbastanza scorte nemmeno per la propria popolazione. Fortunatamente l’arrivo dei monsoni nel 2004, 2005 e 2006 calmò la situazione. Venne istruito un altro tribunale (2007) per cercare di risolvere la situazione che ancora oggi rimane in bilico.

Ogni Stato offre delle ragioni per cui secondo il suo punto di vista gli spetterebbe una certa quantità d’acqua: il Karnataka invoca molto spesso la scarsità di piogge a monte, e i dati potrebbero essere corretti osservando le perturbazioni meteorologiche nell’area. Il Tamil Nadu invece sostiene che lo Stato del Karnataka stia utilizzando spropositate quantità di acqua per irrigare i suoi enormi campi agricoli, e anche in questo potrebbe esserci del vero. Anche un aumento della popolazione dal 1991 del 10% annuo ha causato questa diminuzione della risorsa. 

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Entrambi gli Stati poi proibiscono al governo centrale di controllare che le loro ragioni siano di fatto veritiere. Le preoccupazioni dei due Stati sono così da comprendere e da risolvere; essi sono granitici nelle loro
posizioni e il modo con cui vengono espresse dalla politica pone gravi problemi, soprattutto nel modo in cui gli abitanti dei due paesi reagiscono. La politica gioca un ruolo fondamentale nella percezione della problematica. Bisogna peraltro specificare che in questi Stati i cittadini tendono a dare molto sostegno ai governanti, i quali a volte possono essere idolatrati come Dei. Oltre a questo, anche le tradizioni, la famiglia e le credenze giocano un ruolo importante, associate a un basso livello di educazione. La lingua poi è un altro fattore importante; molte persone del Tamil Nadu vivono in Karnataka e viceversa. In Bengalore, capitale del Karnataka, il 27% della popolazione proviene dal Tamil mentre il 31% è originaria Kannada. Il fatto che la maggior parte degli scontri siano avvenuti in questa città contro la popolazione del Tamil indica qual è il ruolo della lingua all'interno di questa disputa, tanto da essere più importante dell’effettivo luogo in cui un gruppo vive. 

La domanda che gli studiosi di questa disputa si pongono allora è: se queste due popolazioni verranno coinvolte in una mancanza o in un rilascio della risorsa idrica, sosterranno lo Stato in cui essi vivono e hanno una casa, oppure sosterranno quell'altro solamente per motivi di comunanza linguistica? Il linguaggio politico in definitiva contribuisce in larga parte alla percezione pubblica della controversia. Attraverso discorsi o dileggiamenti nei confronti di una particolare popolazione o etnia, mediante l’uso di espedienti emozionali, come può perfettamente essere la lingua, si possono istruire i contorni dello scontro.

L’Idropsicologia in conclusione sostiene che all'interno dei possibili scontri per questioni idriche, non siano solo i fattori scientifici ed economici a dover essere presi in considerazione e che la percezione sociale e umana di un fenomeno giochi un ruolo fondamentale, così come tutto il background che la caratterizza. All'interno della geopolitica questa considerazione si inserisce dal punto di vista dell’analisi e comprensione di un conflitto attraverso non solo la geografia fisica ma anche la geografia mentale. All’interno della controversia che vede protagonisti l’India e il Pakistan non è solo l’acqua ad essere il mezzo del contendere; altri fattori come la religione e l’orgoglio nazionale giocano ruoli fondamentali. Lo stesso può essere detto per la disputa del fiume Giordano tra Israele, Giordania, Siria, Libano e l’Autorità Palestinese.


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  • L'Autore

    Stefano Sartorio

    Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e studente di Relazioni internazionali, mi piace indagare sulle cause delle problematiche e capire i fondamenti che caratterizzano le più odierne sfide globali.

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