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Una risorsa rinnovabile ma non inesauribile (1)

Questo percorso, che si comporrà di diversi articoli pubblicati periodicamente, è frutto di una ricerca che ho avuto l'occasione di svolgere e grazie alla quale, penso, sono riuscito a comprendere le caratteristiche di un altro fattore fondamentale che oggi e domani condizionerà le Relazioni Internazionali. 

La geopolitica e le risorse naturali

La continua ricerca di risorse da parte delle entità internazionali, definibili per la maggior parte all'interno della categoria degli Stati-Nazione, da forza e vigore a quel fenomeno che più volte è stato definito come una “Fame energetica”. Le due rivoluzioni industriali del ‘700 e ‘800 hanno impresso una notevole spinta nei confronti del processo di sviluppo per quanto riguarda lo sfruttamento di determinate risorse naturali per fornire energia. Dal carbone, utilizzato soprattutto per alimentare macchinari a vapore, al petrolio, sostanza altamente infiammabile, scoperta nelle profondità della terra già dagli antichi greci che fungerà però, dal XX secolo in avanti, da risorsa di base per lo sviluppo della modernità tecnologica. 

Quello a cui si assiste oggi è senz'altro un aumento della domanda del bene, trainata soprattutto dai paesi in via di sviluppo (tra cui i “Giganti Asiatici” come Cina ed India) e una relativa diminuzione dell’offerta dello stesso. La discrepanza tra quantità disponibile e quantità richiesta dalle diverse economie mondiali, rende questa risorsa di fondamentale importanza. Osservando il fenomeno più da lontano, notiamo che l’acquisizione di risorse per sostenere la crescita di uno Stato diventa un imperativo, tanto da essere inserita all'interno delle prerogative di sicurezza nazionale.

Proprio la così forte incidenza delle risorse naturali sul futuro degli Stati, causando in loro un sentimento di vulnerabilità e di pericolo, dovuto all'eventuale possibilità di trovarsi senza un approvvigionamento di queste ultime, ha reso essenziale lo sviluppo e l’implementazione di una serie di studi sulla loro reperibilità e protezione. Nasce in questo senso la concezione di Geopolitica delle Risorse Energetiche, che studia le relazioni tra la geografia delle risorse naturali ed energetiche con l’azione politica. Origina da queste considerazioni una Geostrategia, che si basa sulle conclusioni degli studi geopolitici per assurgere a dei risultati strategici che possano soddisfare, in questo frangente di analisi, la Sicurezza Energetica. Essa è definibile come la possibilità di un approvvigionamento di risorse che possa essere stabile, abbondante e dal prezzo contenuto.

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Questo concetto ha assunto notevole importanza soprattutto successivamente alla crisi energetica degli anni ’70, successiva allo scoppio della guerra del Kippur tra Israele ed Egitto, Siria, i quali questi ultimi furono sostenuti dai paesi membri dell'OPEC (Oil and Petrol Exporting Countries) che fecero lievitare il prezzo del greggio. Oggi la questione della Sicurezza Energetica comprende soprattutto quattro problematiche che si identificano nella sopracitata scarsità crescente delle risorse energetiche collegate all'aumento cospicuo della domanda: i rischi dovuti ad una possibile interruzione dell’offerta, dovuta a questioni climatiche, disastri o guerre; l’utilizzo politico delle risorse energetiche, come accadde appunto nel ’73; la volatilità dei prezzi dovuta alle condizioni appena citate.

La Cina costituisce un altro interessante esempio di geo strategia indirizzata verso la Sicurezza Energetica, ad esempio attraverso le sue azioni in Africa (mediante l’ottenimento dei diritti di sfruttamento) e all'interno del mar cinese meridionale (la Nine Dash Line e la ricerca del petrolio e del gas naturale).
Per identificare una risorsa come tale, è si necessaria la sua utilità alla sopravvivenza dell’essere umano, ma anche la sua disponibilità e reperibilità. Accanto quindi al Metano, Petrolio e altri gas naturali utilizzati per la produzione energetica e il sostentamento del sistema economico odierno troviamo un altro elemento che potrebbe scatenare conflitti e instabilità forse ben peggiori rispetto a quelle causabili da un’improvvisa assenza di risorse minerarie

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L’acqua come risorsa

Formata da due molecole di idrogeno e una di ossigeno, l’acqua risulta essere la componente fondamentale per la vita sulla terra. Basti pensare alle civiltà più antiche della storia e al loro rapporto causale con l’acqua; i Babilonesi e la Mesopotamia, la quale prende il nome dalla sua locazione tra i due fiumi principali della regione della Mezzaluna fertile, il Tigri e l’Eufrate; l’Egitto e la venerazione che questo popolo aveva ed ha tutt'oggi nei confronti del fiume Nilo, che ha permesso la colonizzazione umana di un tratto di terra che altrimenti sarebbe rimasto deserto. La civiltà cinese poi, ha avuto origine anch'essa tra due fiumi, il Fiume Giallo (Huang hé) e il Fiume Azzurro (Yangtzè o Chang Jiang).

All'interno di un discorso improntato sulla carenza di risorse energetiche, l’acqua sembra avere poco a che fare se non fosse che la scarsità di una risorsa, energetica o non, pone in essere svariate problematiche. Questo avviene soprattutto dal momento in cui su questa risorsa si basa l’intera popolazione globale. A differenza del petrolio, o dei gas naturali, l’acqua è sostanza prima e assoluta in termini di importanza per la continuazione delle attività umane sulla terra. La consapevolezza della sua caratteristica di rinnovabilità l’ha, per molti secoli, se non fino a qualche anno fa, portata ad essere considerata solo marginalmente. Sempre più frequenti episodi di siccità e contaminazione di questo elemento però hanno allarmato l’opinione pubblica ed i governi che hanno cominciato ad interrogarsi sul suo futuro in termini di disponibilità.

La Geopolitica dell’Acqua, nasce anche da queste considerazioni. Seguendo un percorso molto simile rispetto a quella delle Risorse Energetiche, essa analizza il rapporto tra la geografia e la distribuzione della risorsa all'interno del panorama globale.

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Prima di addentrarci all'interno di questo complesso universo, è necessario porre in essere alcune premesse: la Terra è molto ricca di acqua, contando che la quantità in essa presente non diminuisce mai. Essa è sempre la stessa. Attraverso il ciclo solare e la gravità, l’acqua evapora dal mare, e ricade sulla terra sotto forma di pioggia o neve.

Il 71% della superficie terrestre è coperto da acqua, di cui il 97% è salata, il rimanente 3% è acqua dolce proveniente da ghiacciai e nevi perenni (68,9%), falde sotterranee (29,9%) e acque superficiali (1,2%); solo l’1% è acqua accessibile per uso umano.

La risorsa idrica è quindi fondamentalmente dipendente dalle condizioni ed ineguaglianze climatiche che caratterizzano le diverse parti della terra. Le zone polari, ad esempio, sono caratterizzate da bassissime temperature e scarsissime precipitazioni, mentre le zone sotto l’equatore sono caratterizzate da forti piogge e fiumi giganteschi, come il Congo o il Rio delle Amazzoni. Altri luoghi, come in quelli tropicali, i deserti (Sahara, Kalahari) sperimentano altissime temperature e modeste precipitazioni, con un grande fenomeno di evaporazione, che impedisce alla vegetazione di crescere.

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La risorsa idrica dipende altresì dai venti, in quanto le precipitazioni sono molto legate ad essi. Il vento soffia sempre da zone di alta pressione a zone di bassa pressione. La circolazione atmosferica è caratterizzata da anticicloni (cellule di alta pressione) che si formano ai tropici e spingono masse d’aria verso destra nell’emisfero Nord e verso sinistra nell’emisfero Sud. Tali movimenti si trasformano in Alisei che si caricano di umidità sugli oceani portando piogge sui litorali alle latitudini temperate e nella zona orientale dei tropici. Sull’equatore gli alisei si incontrano e lo sviluppo impetuoso di aria si traduce in un fenomeno di condensazione, dando vita alle piogge equatoriali.

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Oltre a questo, le piogge aumentano con l’altitudine, dando luogo ad immensi ghiacciai quando le temperature raggiungono una certa gradazione sotto lo zero, assumendo un ruolo regolatore per le stagioni più calde. Non per nulla le montagne vengono definite anche “Castelli d’acqua”, intesi come fortezze e serbatoi per contenere e proteggere questa risorsa fondamentale.

Il riscaldamento climatico ha sulla distribuzione dell’acqua un’importanza fondamentale, in quanto la modifica delle temperature ha effetto su ognuno di questi passaggi; con l’aumentare della temperatura, dell’evaporazione e il conseguente aumento del vapore acqueo nell’atmosfera il ciclo dell’acqua potrebbe diventare più dinamico. Le precipitazioni complessive potrebbero aumentare ma con uno spostamento di queste verso le zone più umide poste sotto l’equatore o nell’Asia monsonica, ma sempre meno nell’Africa del Nord, Australe, il Sud ovest degli USA e l’Australia. A breve termine si valuta una desertificazione cospicua nelle aree del mediterraneo e altre aree sub tropicali. Oltre a queste conseguenze dirette sulle precipitazioni, l’aumento delle temperature sarà caratterizzato anche dall’aumento delle tempeste e degli uragani. L’aumento delle temperature potrà dare vita anche a situazioni paradossali: l’Europa Nord-Occidentale potrà sperimentare infatti, in contraddizione con il fenomeno del riscaldamento globale, un crollo delle temperature, dovuto allo scioglimento dei ghiacci della calotta polare che fungono da termoregolatori per la Corrente del Golfo. 

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L’aumento del livello dell’acqua degli oceani è un altro problema collegabile al riscaldamento climatico: il calore dilata l’acqua causando un’espansione termica. In più lo scioglimento dei ghiacci continentali, di quelli montani e delle calotte polari giocheranno un ruolo senza dubbio importantissimo.


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    Stefano Sartorio

    Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e studente di Relazioni internazionali, mi piace indagare sulle cause delle problematiche e capire i fondamenti che caratterizzano le più odierne sfide globali. Attualmente sono Junior Researcher per l'università statunitense di Harvard ma partecipo ad altre iniziative e forum internazionali in associazioni Italiane e non. Ho studiato all'interno dell'Istituto di Studi di Politica Internazionale a Milano le implicazione dell'intervento umanitario e dell'aiuto allo sviluppo. Sono molto sensibile alle tematiche ambientali e sociali e spero un giorno di poter contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile della nostra civiltà.

Categorie

Geopolitica Acqua pulita e servizi igienico-sanitari


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acqua hydropolitics politics idropolitica geopolitica dell'acqua risorse

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