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Una cintura troppo stretta?

La One Belt One Road Initiative (一 带 一 路), oggi ufficialmente denominata Belt and Road Initiative (BRI) nella retorica destinata all’occidente, caratterizza un progetto cinese per lo sviluppo del continente euroasiatico e africano. Essa racchiude in sé un pilastro fondamentale della politica estera e interna del “Regno di mezzo” che si basa sulla ricerca della stabilità. Ciò può e deve essere ricondotto non solo ai puri aspetti di realpolitik che certamente influenzano il comportamento degli attori nel sistema internazionale ma anche agli aspetti culturali che contraddistinguono la Cina in quanto tale. Offrendo qui un parallelismo filosofico e storico tra il regno passato e lo stato moderno,consideriamo l'espressione cinese he, che significa armonia e ping, che rappresenta la perfezione, una superficie liscia e piatta come quella di un lago. Mantenere all’interno del Tianxia (Tutto ciò che sta sotto alla volta celeste, termine utilizzato per identificare l’impero cinese) questi elementi era fondamentale e la loro assenza poteva pregiudicare la sopravvivenza di una dinastia al potere. Ieri come oggi sembrano essere queste, riferendosi alla retorica utilizzata dal governo, le prerogative che guidano l’iniziativa sopra menzionata. 

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Credit: The Wall Street Journal. Il progetto della Belt and Road Initiative

Il progetto viene annunciato nel settembre e nell’ottobre del 2013 dal presidente cinese Xi Jinping e dal suo primo ministro Li Keqiang, i quali comunicarono (prima in Kazakhistan e poi in Indonesia) l’idea di costruire una Silk Road Economic Belt e una XXI century Maritime Silk Road. Entrambe, secondo l’idea cinese, mirano a costruire una rete di infrastrutture lungo le rotte commerciali con il fine di permettere uno sviluppo economico di quelle zone che verranno da esse attraversate. In più, la Maritime Silk Road attraverserà l’oceano indiano e passerà all'interno del canale di Suez fino ad arrivare a Venezia, includendo perciò nel progetto anche il continente africano. Per raggiungere questi obiettivi però il progetto non si limiterà alla costruzione di infrastrutture per lo sviluppo: secondo il piano cinese, occorrerà istituire ponti normativi tra i diversi ordinamenti che verranno attraversati, con l’intento di creare zone di libero scambio (FTA) ed eliminare i dazi in entrata e in uscita. Oltre alla cooperazione normativa, anche un sostegno finanziario sarà necessario: a tal uopo esistono già istituzioni che potrebbero partecipare all'attuazione dell’iniziativa come la New Development Bank (NDB) nata dagli accordi raggiunti durante il sesto summit dei BRICS tenutosi in Brasile nel 2014, il Silk Road Fund, fondato dalla Cina nel 2014, con l’obiettivo di fornire il capitale da investire all'interno del quadro BRI e la AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank), anch'essa creata su iniziativa cinese, la quale oggi conta 58 membri partecipanti ma aggiungendo anche quegli stati che non hanno ancora ratificato l’accordo di adesione si sale a 80 membri. In conclusione a questo percorso troviamo oltretutto l’obiettivo di creare forti legami di cooperazione e coordinamento tra le popolazioni degli stati che verranno coinvolti, con lo scopo di contrastare congiuntamente le problematiche e di diffondere conoscenza tecnica e culturale, favorendo quello che viene definito dal manifesto programmatico come “People to people exchange”.

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Credit: ASEAN. La bandiera dell'ASEAN

L’intenzione del paese sembrerebbe quella di riformare il sistema economico attuale a guida americana, senza però rivoluzionarlo. L’inaugurazione dell’iniziativa è prevista per il 2049 e in questo tempo la Cina dovrà convincere non solo l’occidente ma alcuni stati che esprimono titubanza nell’accettare l’idea di una così vasta influenza cinese all’interno del continente. Un esempio calzante è rappresentato dall’India e dal Giappone, specialmente per quanto riguarda la XXI MSR. Essi denominano questa strategia cinese con il termine di "String of Pearls" sottintendendo il comportamento di una Cina che, attraverso questa grande iniziativa di interconnessione economica, sta diventando il potere economico più imponente del mondo e temono che essa intenda dispiegare forze navali e militari nei punti focali in cui si snoderà il progetto, le quali potrebbero diventare una minaccia alla loro sovranità; la libertà dei mari infatti viene oggi garantita dall’egemonia statunitense, che potrebbe quindi ostacolare la riuscita dell’iniziativa. La più vasta proiezione marittima cinese potrebbe quindi essere letta anche in questa maniera. Anche la Russia si trova in difficoltà; si preoccupa del disegno che questa strategia di lungo termine potrebbe avere nei confronti della Siberia, che si aggiunge al timore di un eclissamento delle sue iniziative denominate Eurasian Cutoms Union e Eurasian Community che collegherebbero la Russia con l’Asia centrale. Altro punto nodale della questione inerente all’accettazione del piano cinese da parte degli attori internazionali è legato alla posizione dell’ ASEAN e del suo Master Plan for ASEAN’s Connectivity (MPC), pianificato nel 2010: esso si articola in tre obiettivi che sono di fatto simili a quelli della BRI tramite una Physical Connectivity (infrastrutturale), Istitutional Connectivity (normativa) e People to People Connectivity (interscambio tra i popoli).  Resterà da verificare la loro compatibilità o se invece la realizzazione di uno dovrà significare l’estinzione dell’altro. Anche la condotta delle relazioni con gli Stati Uniti risulta complicata: sia per via della minaccia nordcoreana sia dalle relazioni con lo Stato di Taiwan. Nel primo caso, la situazione risulta allarmante in quanto il regime di Pyongyang non sembra voler accettare le clausole di graduale disarmo poste dalle Nazioni Unite e questo non viene favorito dalla difficoltà di collaborazione tra la Cina e gli Stati Uniti in questo frangente. Per quanto riguarda Taiwan, come già si è avuto modo di vedere precedentemente, la One China Policy rimane una certezza per l’amministrazione cinese. La decisione da parte del presidente Trump di riprendere i dialoghi con lo Stato, attraverso una telefonata del dicembre 2016 al presidente taiwanese Tsai Ing-Wen, ha posto seri dubbi sulla questione. Infatti, tutte le amministrazioni precedenti dal 1979 avevano accettato la visione cinese come prova del suo riconoscimento. 

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Credit: Merics. I corridoi economici della BRI

Dal punto di vista pratico diventa complesso effettuare una valutazione del rischio completa utilizzando poche righe, ma sicuramente il passaggio delle rotte attraverso zone ad alta instabilità porrà in essere delle serie problematiche al suo successo. Il passaggio attraverso il Golfo di Aden (Somalia), l’attraversamento del Canale di Suez e il Medioriente sono solo alcune delle vulnerabilità che vanno considerate. Non dimenticando infine la situazione di stabilità precaria che caratterizza il mar cinese meridionale dovuta alla south china policy cinese, che porta il paese a scontrarsi diplomaticamente con diversi paesi come le Filippine (per le isole Spratly) e con il Vietnam (per quanto riguarda le isole Paracelso) attraverso le pretese territoriali stabilite all'interno della nine-dash-line.

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Credit: National Geographic. La Nine-Das-Line

Essendo la ricerca di armonia e stabilità al centro delle prerogative cinesi per il funzionamento del progetto simbolo della seconda metà del XXI secolo, sarà necessario predisporre delle soluzioni alle problematiche sopra presentate per permettere al paese di coronare quel percorso di apertura all'esterno che ha avuto inizio alla fine degli anni settanta con Deng Xiaoping e che continua oggi attraverso la presidenza di Xi Jinping. 


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    Stefano Sartorio

    Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e studente di Relazioni internazionali, mi piace indagare sulle cause delle problematiche e capire i fondamenti che caratterizzano le più odierne sfide globali. Attualmente sono Junior Researcher per l'università statunitense di Harvard ma partecipo ad altre iniziative e forum internazionali in associazioni Italiane e non. Ho studiato all'interno dell'Istituto di Studi di Politica Internazionale a Milano le implicazione dell'intervento umanitario e dell'aiuto allo sviluppo. Sono molto sensibile alle tematiche ambientali e sociali e spero un giorno di poter contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile della nostra civiltà.

Data di pubblicazione 10 dicembre 2017

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