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Umanità. Un dono di ciascuno di noi

Mi trovo di nuovo sul treno e immancabilmente sento i discorsi delle persone che hanno dell’assurdo.
Indipendentemente dallo studio che una persona faccia, per intraprendere una carriera diplomatica, per fare il meccanico o per fare il netturbino esiste una cosa: UMANITÀ!
Dico così perché provo ribrezzo sentire parlare di uomini che muoiono come se fosse la normalità. Sentire l’egoismo che traspare da ogni parola che viene detta, anche solo da un “ciao” detto in modo altezzoso e schifato.
È vero, le guerre ci saranno sempre, perché sono sempre esistite e sempre esisteranno, ma noi in qualità di uomini dobbiamo gestirle, limitando i danni, cercando di aiutare il più possibile le persone.
Non ho mai negato di aver uno spirito militare dentro di me, ma questo non vuol dire voler uccidere persone. 
Esprime soltanto il desiderio e la volontà di mettersi al servizio per tutelare le altre persone fino a rischiare la propria vita per loro.
Al di là di questo, che mi lascia perplesso sulle pretese di progresso di tante persone, non si può parlare di immigrati con aria schifata e, specialmente, di emigrazione italiana giusta.
È un discorso limitato e molto superficiale. L’italiano che emigra ha la stessa valenza di un etiope laureato che viene qui in Europa (non dico appositamente Italia, perché è il sistema Europa è lo Stato Europa a cui si deve ambire)! Un italiano, o meglio un europeo, emigra con la stessa aspirazione di miglioramento di un immigrato che viene in Europa. La differenza sostanziale è che nel primo caso, i diritti in qualità di uomo sono preservati, nel secondo caso, spesso e volentieri, no!
L’uomo in cerca di fortuna subisce trattamenti disumani che ledono la propria dignità. Uccisioni, stupri, ustioni chimiche e quant’altro. Invece per un cittadino europeo comune la lamentela riguarda solo se colpito egli stesso, altrimenti l’indifferenza più totale inneggia libera nell’aria.
Si vuole diventare più solidali? Più uniti? Rendersi conto che siamo uguali? Che la distinzione di colore, di cultura e di religione è un bene per l’umanità?
Mi dispiace generalizzare facendo questa riflessione, perché ci sono tante persone che preservano i valori sacrificando spesso la propria autonomia morale.
Un bene che va cercato nella condivisione di idee, nella speranza e nell’amore verso gli altri.
Creiamo questo stato Europa, creiamo le condizioni per far sì che questa integrazione e questa presa di coscienza da parte della popolazione venga sentita come propria!
Questo appello lo rivolgo per lo più ai politici e a coloro che facilmente si fanno abbindolare da un’apparente buonismo.
Indipendentemente dal partito politico di appartenenza, smettetela di usare gli strumenti sociali e culturali come strumento di istigazione e di vincita di elezioni. Siate sinceri e raccontate la verità che sta alle spalle, che si nasconde dietro ogni semplice parola.
Fate e vogliate il bene comune, tutti ne traggono beneficio a discapito di alcuno perché il bene genera il bene.
L’Europa non impone, smettetela di usarla come capo espiatorio. L’Europa la facciamo noi uomini, noi popolazione, noi Stati! Studiate i metodi di integrazione, di difesa, di accoglienza e di gestione di aree di crisi dove c’è bisogno. La conoscenza e l’intelligenza vanno sfruttati per il bene comune, non solo per interessi di alcuni.
Un appello lo faccio anche ai ragazzi e alle ragazze che condividono con grandi e piccini il mondo. Non abbiate paura di rimanere in Europa, viaggiate, girate tutta l’Europa e il mondo, ma non ascoltate chi dice che il lavoro non c’è. Il lavoro lo si crea o lo si trova, bisogna dare spazio però ai propri sogni. È necessario sentirsi realizzati, fare ciò che piace, solo così ci si sentirà a posto con sè stessi. Non è vero che chi esce dall’Italia è un talento perso. Io penso che sia un talento che non sia limitato ai confini statuali, ma guarda oltre. È un giovane che pensa a sentirsi realizzato e se il suo paese e l’Europa fanno il loro lavoro bene, sarà un talento che farà conoscere le proprie origini nel mondo.
Il mondo e l’esistenza chiamano ogni singolo uomo, con il proprio lavoro e le proprie capacità a mettersi al servizio per qualcosa. Non importa cosa, ciò che è necessario è che sia fatto con amore e bisogna farlo bene per sè stessi e per gli altri. Non si deve tralasciare alcuno. Solo così il mondo sarà capace e sarà parte di un continuo progresso che non avrà mai fine.


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    Michele Pavan

    Nasco a Gallarate nel 1995 e mi laureo in Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee nel luglio 2017, ormai prossimo al conseguimento della laurea magistrale in Relazioni Internazionali - Diplomazia ed Organizzazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Milano.
    Una grande passione per la diplomazia e gli studi strategici ed un particolare interesse per il settore di intelligence, mi hanno portato a seguire diverse iniziative a carattere internazionale, sia per il mio percorso formativo che lavorativo.
    Negli ultimi anni a contatto con diverse culture ho sviluppato un particolare interesse per le strategie di sviluppo e innovazione in diversi settori e questo ha suscitato in me il desiderio di realizzare progetti internazionali. Nello specifico l'attenzione è rivolta a sviluppare idee e proposte pensate per i giovani, dando loro uno spazio per esprimere le proprie potenzialità in diversi ambiti e che permetta la concretizzazione delle loro ambizioni.
    Per questo l'idea di creare con i miei colleghi, nonché amici, Mondo Internazionale.
    Mi piace descrivermi come creativo, ambizioso, equilibrato, sensibile e flessibile nella vita e nel contesto lavorativo, ed altrettanto desideroso di imparare da chi mi circonda confrontandomi.

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Civiltà Cultura Migrazioni Umanità Unione Europea Uomo

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