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UE e Turchia: due mondi sempre più distanti, ma destinati a dialogare (parte prima)

Le numerose implicazioni causate dall’avvento del Covid-19, compresa la problematica campagna vaccinale, non costituiscono gli unici problemi che affliggono una più che mai insofferente Unione Europea.

Se non altro, a queste dinamiche sorprendentemente complesse si sono aggiunti i fortissimi attriti a livello internazionale, che inesorabilmente sono andati ad intrecciarsi con le problematiche sanitarie che attanagliano l’Europa. Ne è esempio il rinnovato confronto fra Usa e Russia, che ha assunto, oltre a toni eccessivamente accesi, l’aspetto di una vera e propria “guerra dei vaccini”.

Ma in questi tempi estremamente turbolenti, le numerose criticità internazionali sono sintomo della fase che l’Ue sta attraversando: un periodo di ripensamento del sistema e di ricollocamento internazionale, prima ancora che di ripresa economica.

Fra queste, sta destando particolare attenzione la contrapposizione fra UE e Turchia, senz’altro per gli accadimenti dell’ultimo periodo, che hanno creato non poco scalpore. Il più recente è stato l’episodio accorso alla Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, durante la visita ad Ankara[1]. Ha puntato i riflettori sulla condotta turca degli ultimi tempi, che già molto aveva fatto discutere con la scelta di uscire dalla Convenzione europea contro la violenza sulle donne.

A questi, si aggiunge un altro elemento significativo: lo scorso marzo cadeva un importante ricorrenza, 5 anni fa veniva infatti sancito l’Accordo fra Unione Europea e Turchia per far fronte al fenomeno dell’immigrazione irregolare.

[1] https://www.ilpost.it/2021/04/07/sedia-von-der-leyen-erdogan/

La questione migratoria: cinque anni dopo l’Accordo fra UE e Turchia

Il primo aspetto da osservare riguarda proprio “l’anniversario” della stipula degli accordi tra l'Unione Europea e la Turchia, in uno dei periodi più critici per l’Europa.

Durante questa fase - il periodo più cruento dei conflitti in Nord Africa e Medio Oriente[2] - l'immaginario collettivo fu rapito da scene, talvolta molto feroci, che ritraevano la disperata fuga dalla guerra di migliaia di persone.

L'impatto di questo fenomeno spinse i governi europei a trovare nuove soluzioni che consentissero di arginare il problema. Fra queste, anche la stesura di un accordo con la Turchia, per dissuadere i migranti dal percorrere rotte irregolari per raggiungere l'UE e colpire il modello di business dei trafficanti di esseri umani.

Più semplicemente, una sorta di "filtro" che riducesse i flussi migratori che passando dal Mar Egeo, intraprendevano la cosiddetta “rotta Balcanica” verso l’Europa.

Le dinamiche che ne seguirono generarono sin dal principio effetti ambivalenti: al rallentamento dei flussi seguirono altrettanti dubbi e imbarazzi sulle effettive condizioni in cui versavano i soggetti coinvolti. In molti casi, infatti, non solo i diritti umani non erano tutelati, ma veniva messa a repentaglio la stessa vita di questi soggetti[3].

Cinque anni dopo la situazione è ancora estremamente complessa, senza dubbio a causa della fragile situazione in cui versa tutt’ora il Medio Oriente. Ma anche per le difficoltà di gestione delle politiche migratorie a livello Europeo, come testimoniano le difficoltà accorse alla riforma degli Accordi di Dublino[4].

Di fronte a questo quadro, un elemento rilevante riguarda proprio la valutazione del suddetto Accordo fra UE e Turchia in ottica futura. In particolare, se l’impegno sia ancora sostenibile alla luce dei risultati e delle conseguenze che ha generato, ma soprattutto dei rapporti che incorrono a livello internazionale[5].

Leggere le Relazioni internazionali attraverso la gestione del fenomeno migratorio diventa, in questo modo, un ottimo esercizio per studiare la concretezza delle politiche attuate. Nel caso preso in esame vengono messe in luce carenze strutturali e fragilità a livello europeo, che necessitano di interventi correttivi rapidi, soprattutto se l’obiettivo è una proiezione forte in politica estera da parte dell’UE in un periodo di grande frammentazione. In tal caso, le politiche da attuare dovranno mirare ad affrontare in maniera diretta il fenomeno, evitando che nei rapporti internazionali vengano a crearsi posizione di svantaggio o dannose.

[2] https://www.unhcr.org/it/notizie-storie/storie/2015-lanno-della-crisi-dei-rifugiati-in-europa/

[3] https://euractiv.it/section/mondo/news/europa-e-turchia-storia-di-un-rapporto-sempre-piu-difficile/

[4] https://www.ilpost.it/2020/09/17/regolamento-dublino-abolizione/

[5] https://www.avvenire.it/attualita/pagine/cinque-anni-accordo-migranti-ue-turchia-fallimento


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  • L'Autore

    Tiziano Sini

    Tiziano Sini dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze politiche presso la facoltà "Cesare Alfieri" di Firenze, si specializza presso la Luiss "Guido Carli" di Roma in Relazioni Internazionale con una tesi in Economia Europea sull'analisi dell'European Green Deal e la relazione con le politiche promosse dal Next Generation Eu.

    Da sempre appassionato di politica nazionale ed internazionale, con uno sguardo sempre rivolto alla dimensione economica.

    All'interno di Mondo Internazionale ricopre la carica di autore occupandosi di tematiche europee.

    Tiziano Sini after having obtained the Bachelor's Degree in Political Science at faculty "Cesare Alfieri" of Florence, majored at Luiss "Guido Carli" of Rome in International Relations with dissertation in European Economy on the analysis of the European Green Deal and the relationship with policies promoted by the Next Generation Eu.

    He was always been passionate about national and international politics, always looking at the economic dimension.

    In the context of Mondo Internazionale he holds the position of author dealing with European affairs.


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Sezioni Organizzazioni Internazionali Unione Europea


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EuropeanUnion EuropeanCommission EuropeanCouncil Turkey Immigration ForeignPolicy

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