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Trapianto da maiale a uomo: implicazioni mediche ed etiche di un evento rivoluzionario

Negli ultimi due anni, il mondo ha comprensibilmente concentrato la sua attenzione quasi esclusivamente sul Covid, e la ricerca e l’innovazione nel campo scientifico e medico non fanno eccezione: il comportamento del virus e delle sue varianti, i vaccini e la loro efficacia, e i dubbi di molti su tutto ciò hanno monopolizzato le nostre discussioni per mesi e mesi. Ma la verità è che l’innovazione è continuata e ha raggiunto traguardi importanti anche in questo periodo di apparente stasi collettiva. Una prova di ciò è stata il 7 gennaio 2022 a Baltimora, negli USA, quando un cuore di suino geneticamente modificato è stato con successo trapiantato su un paziente umano. Questo evento è stato il culmine di una ricerca durata anni, che potrebbe avere implicazioni enormi e radicali nel campo della chirurgia dei trapianti ma anche in quello etico.

La procedura

David Bennet, 57enne americano con una malattia cardiaca terminale, è stato il primo uomo al mondo a ricevere un trapianto di cuore proveniente da un maiale. L’evento è stato possibile anche senza il completamento dei trial clinici normalmente necessari perché era considerata la sua ultima possibilità di sopravvivere. Bennet, infatti, non era stato ritenuto idoneo per un trapianto da donatore umano, perché le sue condizioni di salute erano così gravi da rischiare di compromettere l’intero procedimento e quindi anche l’organo.

I dottori del Centro Medico dell’Università del Maryland hanno quindi ricevuto una speciale deroga per procedere con una procedura altamente sperimentale, che prevedeva l’utilizzo di un organo proveniente da un maiale il cui genoma era stato alterato per sopprimere i geni responsabili del rigetto dell’organo da parte del paziente. Infatti, se già con organi provenienti da altri esseri umani c’è una percentuale di rischio che il soggetto ospitante non riconosca il nuovo organo e lo consideri un corpo estraneo, questa probabilità chiaramente diventa molto più alta quando si parla di specie diverse. Per questo, la procedura era molto rischiosa e Bennet, che pure ha dovuto sottoporsi ad una terapia farmacologica di immunosoppressione, è morto per complicazioni il 9 marzo 2022.

Tuttavia, la procedura non può essere considerata fallimentare, perché il fatto che il cuore di suino abbia superato le prime ore (le più critiche) e abbia fatto sopravvivere il paziente per due mesi dall’intervento è già un grande passo avanti per la fattibilità di un processo rivoluzionario.

La possibilità di utilizzare i cosiddetti xenotrapianti (trapianti fra specie diverse) è stata a lungo considerata e ha precedenti importanti nell’uso di valvole cardiache di origine suina che sono ormai un’alternativa comune alle valvole meccaniche. Per questo la procedura effettuata a inizio 2022, che ha permesso almeno temporaneamente un miglioramento delle condizioni di vita di Bennet, è davvero epocale per la ricerca medica: è il primo passo nella direzione di poter utilizzare questo genere di trattamenti su larga scala, diminuendo la necessità di donatori umani e quindi portando il mondo un po’ più vicino a risolvere la crisi della scarsità di organi.

Le implicazioni mediche

Infatti, oggi viviamo in un mondo in cui c’è costante necessità e penuria di organi trapiantabili, perché bisogna aspettare che qualcuno che ha messo ha disposizione i propri venga a mancare. Questo rende molto complesso trovare disponibilità di un organo che sia compatibile in un arco di tempo congruo per le possibilità di sopravvivenza di chi ne ha bisogno, creando lunghissime liste d’attesa e obbligando spesso a fare ragionamenti di tipo utilitaristico: in un sistema continuamente in crisi, con liste d’attesa che superano i 100.000 individui e 17 persone che muoiono ogni giorno nell’attesa di un trapianto, è necessario fare un’analisi costi-benefici che tenga anche conto del costo-opportunità che offrire un organo a qualcuno può significare per tutti gli altri che non lo ricevono.

È quindi chiara l’importanza delle nuove possibilità date dall’ingegneria genetica, che fanno sperare in un futuro non troppo lontano di aumentare la disponibilità di organi animali personalizzati per il paziente e subito disponibili. Si aumenterebbero sostanzialmente le possibilità di sopravvivenza di centinaia di migliaia di persone, che potrebbero ricevere un trapianto al bisogno senza dover aspettare sperando che qualcuno muoia per salvare loro.

Il processo è ancora lungi dall’essere perfetto, perché gli organi suini non sono identici a quelli umani, e nonostante la soppressione dei geni per ora la soluzione non è ideale se comparata ad un organo umano. Tuttavia, la speranza di una soluzione alla scarsità cronica di organi è oggi più vicina alla realtà, anche se non tutti ne sono entusiasti.

Le implicazioni etiche

Molti, infatti, stanno ponendo dubbi etici di fronte all’ottimismo positivista della comunità scientifica.

Innanzitutto, c’è il rischio per il paziente: la procedura è ancora altamente sperimentale, e i risultati degli xenotrapianti sono stati misti per decenni. L’operazione di Bennet, infatti, era stata autorizzata solamente perché non c’erano altri trattamenti possibili. Questo porta alcuni a dubitare dell’eticità di questi esperimenti su soggetti umani, anche se molti scienziati sostengono invece che il paziente abbia il diritto di scegliere anche questi trattamenti più radicali, premesso che sia stato opportunamente informato di tutte le possibilità a sua disposizione e che quindi possa fare una scelta realmente consapevole.

Un altro dubbio importante che molti sollevano è quello religioso, legato a quei credi che potrebbero non vedere di buon occhio un trapianto di organo animale. In particolare, ebrei e musulmani hanno regole molto stringenti per quanto riguarda gli animali, specialmente per il loro consumo ma non solo. Alcune autorità religiose di entrambi i credi hanno sostenuto che l’utilizzo di materiale animale sia permesso nel caso in cui la vita del paziente sia a rischio, ma la loro posizione non è l’unica nel panorama religioso e molti credenti potrebbero comunque scegliere di rifiutare la procedura.

In ultimo, la resistenza forse più agguerrita è quella delle associazioni animaliste come la PETA, che denunciano la procedura come “immorale, pericolosa, e un tremendo spreco di risorse”, sostenendo che gli animali siano “esseri complessi e intelligenti” e “abbiano diritto alla vita, senza essere manipolati geneticamente […] solo per essere poi uccisi e i loro organi prelevati”. Alcuni arrivano anche a denunciare qualunque tipo di xenotrapianto, parlando di eugenetica e dei possibili effetti a lungo termine della modificazione genetica sulla salute degli animali. E se molti sostengono che allevare animali per salvare vite sia comunque più nobile che allevarli per la carne, e alcuni scienziati si siano spinti ad affermare che si dovrebbero usare animali solo con la garanzia che non soffrano in alcun modo, questo non basta a placare il dibattito sull’ingegneria genetica e i diritti degli animali.

E come sostiene Julian Savulescu, professore di Etica Pratica all’Università di Oxford, “queste sono posizioni che dovremo riconciliare” se vogliamo dare una possibilità a questo evento rivoluzionario di salvare milioni di vite in futuro.


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  • L'Autore

    Davide Bertot

    IT

    Davide Bertot, torinese classe 2000, è un ragazzo fortemente interessato alle relazioni internazionali, alla politica e all'attualità. Attualmente studente di laurea triennale in International Relations and Diplomatic Affairs presso l'Università di Bologna, collabora con Mondo Internazionale come Caporedattore per l'area tematica Tecnologia e Innovazione, in particolare in ambito economico, contribuisce come autore e revisore per altre associazioni ed è volontario presso Volt Torino. Ragazzo intraprendente, pragmatico, curioso e sempre pronto ad imparare, spera un giorno di poter lavorare nelle istituzioni europee e dare il suo contributo per il miglioramento della società. Studia e lavora con la politica e l'attualità perché crede nella capacità delle persone di avere un impatto e nella necessità di parlare dei problemi e lavorare insieme per risolverli.

    EN

    Davide Bertot, born in Turin in 2000, is a boy strongly interested in the field of international relations, politics and current affairs. Currently an undergraduate student of International Relations and Diplomatic Affairs at the University of Bologna, he works with Mondo Internazionale as Chief Editor for the section Technology and Innovation, in particular of economic matters, gives his contribution as writer and editor for other associations, and volunteers at Volt Torino. Resourceful, pragmatic, curious, and a fast-learner, he hopes one day to work in the European institutions and do his part to improve our society. He studies and works with politics and current affairs because he believes in the people's capacity to have an impact and in the need to acknowledge problems and work together to fix them.

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