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Focus sul presidente della Repubblica parte 2: toto-Quirinale

I possibili candidati alla presidenza

Ci troviamo nel vivo della corsa al Quirinale. Il mandato dell’attuale presidente della Repubblica scade il 3 febbraio, e il Parlamento è stato convocato in seduta comune il 24 gennaio per dare il via alle votazioni. Da quando il presidente Mattarella ha annunciato di non essere disposto ad affrontare un secondo mandato, sono iniziate le trattative fra i partiti per arrivare a una soluzione condivisa, sebbene per ora non sembra esserci accordo. Il grande favorito alla presidenza della Repubblica è Mario Draghi, i bookmakers infatti lo darebbero come il più quotato. Vista l’ampia coalizione che sostiene il suo governo, l’attuale premier potrebbe essere eletto anche al primo scrutinio, evento che nella storia italiana ha riguardato soltanto Cossiga e Ciampi.


Una presidenza al femminile

La seconda più quotata alla presidenza è Marta Cartabia, ministra della Giustizia e costituzionalista. In molti sperano in una candidatura femminile per la successione, tanto che molte intellettuali e artiste come Fiorella Mannoia, Michela Murgia, Dacia Mariani hanno deciso di fare un appello affinché le forze politiche facciano questo scatto e non perdano una possibilità del genere. “L’elezione di una donna alla presidenza della Repubblica sarà la nostra, e la vostra, forza”.

Oltre a Marta Cartabia circolano altri nomi: Maria Elisabetta Alberti Casellati, Letizia Moratti, Emma Bonino e Rosy Bindi; c’è anche Silvana Sciarra, la candidata di Giuseppe Conte, sconosciuta alla maggioranza, ma prima donna eletta giudice costituzionale dal Parlamento.

Nella storia della Repubblica l’unica donna ad aver raggiunto un numero di voti considerevoli per giocare veramente la partita alla presidenza è stata Nilde Iotti nel 1992. Sostenuta dal Pds (Partito Democratico della Sinistra), ancora oggi detiene il record di voti ottenuti da una donna: 256 al quarto scrutinio. Da allora ancora nessuna donna è riuscita ad arrivare al Quirinale, ma i pronostici che vedono Marta Cartabia un gradino sotto Mario Draghi fanno ben sperare che il soffitto di cristallo si possa ancora rompere.


Le quote dei bookmakers

Dopo Draghi e Cartabia, il più quotato è Pier Ferdinando Casini. Con un’esperienza maturata di presidente della Camera ed eletto con il Pd in quest’ultima legislatura, si colloca al terzo posto, seguito poi da Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio tra il 2016 e il 2018 e commissario europeo per gli Affari Economici e Monetari.

Oltre quota 10 troviamo Maria Elisabetta Alberti Casellati, mentre Silvio Berlusconi è quotato a 15 (circa 4% di probabilità di elezione). Segue Gianni Letta, ex braccio destro del Cavaliere a Palazzo Chigi, Marcello Pera, eletto nel 2001 al primo scrutinio come presidente del Senato, Anna Finocchiaro, ministra per le Pari Opportunità per il governo Prodi e in seguito ministra per i Rapporti con il Parlamento del governo Gentiloni. A quota 30 (circa il 2% di probabilità di elezione) troviamo a pari merito Romano Prodi e Giuliano Amato, seguiti con uno scarto minimo da Paola Severino e Dario Franceschini. A chiudere la classifica dei bookmakers ci sono Letizia Moratti, Rosy Bindi ed Emma Bonino.


Tra divisioni e incertezze

Nonostante queste previsioni, non è possibile affermare con certezza chi raggiungerà il tanto ambìto traguardo, soprattutto perché i partiti sono ancora molto divisi.

I membri del Movimento Cinque Stelle, ad esempio, auspicano alla stabilità politica in una situazione emergenziale come quella che stiamo attraversando, che sarebbe realizzabile solo con Mario Draghi a Palazzo Chigi e Sergio Mattarella al Quirinale, il quale però ha negato più volte la disponibilità a un secondo mandato. Lega e Partito Democratico dibattono circa la possibilità di vedere Silvio Berlusconi eletto presidente della Repubblica: se da un lato Matteo Salvini mostra di sostenere il Cavaliere, dall’altro il Pd fa sapere che finché il centrodestra manterrà questa posizione attorno a Berlusconi allora la questione rimarrà congelata. La situazione dunque sembra ancora poco chiara e il toto nomi impazza.

Una certezza rimane il nome di Mario Draghi, ma la possibilità che diventi Capo dello Stato ha fatto emergere delle problematiche non indifferenti.
Durante la conferenza stampa di fine anno, il presidente del Consiglio ha risposto a varie domande circa la possibilità di venire eletto Capo dello Stato e il destino del suo mandato. Draghi ha sottolineato le circostanze di emergenza alla base della nascita del suo governo, nato da una chiamata del presidente Mattarella, ma soprattutto la responsabilità quotidiana che risiede nelle funzioni del Parlamento da cui dipende la vita del governo stesso. Il premier ci tiene dunque a specificare che non è tanto il leader a decidere delle sorti del Paese, ma fondamentale per l’azione del governo è il sostegno delle forze politiche. Alla domanda se un cambiamento di governo non comporterà un ritardo nell’attuazione del piano di ripresa Draghi risponde così: “I miei destini personali non contano assolutamente niente. Io non ho particolari aspirazioni di un tipo o dell’altro, sono un uomo, se volete un nonno, al servizio delle istituzioni”.

Il premier rimette la responsabilità della decisione nelle mani delle forze politiche, specificando che “non è nelle mani di individui. Sarebbe fare un’offesa all’Italia, la cui grandezza è determinata da un complesso di forze che permettono di andare nella direzione giusta”. Nonostante queste parole rimarchino l’importanza del Parlamento in quanto unico organo che rappresenta direttamente la volontà popolare, c’è da dire che negli ultimi trent’anni la politica italiana si è notevolmente indebolita rispetto invece al potere di cui gode chi governa. Giancarlo Giorgetti, vicesegretario della Lega e ministro considerato molto vicino a Draghi, aveva accennato alla possibilità di eleggere il premier alla presidenza della Repubblica e che di fatto, con la sua elezione, si realizzerebbe un semipresidenzialismo. Secondo la Costituzione, il Capo dello Stato non ha il compito di guidare il governo, ma se, come sostengono alcune ipotesi, Draghi passasse al Quirinale e alla guida del governo proseguisse una persona di sua fiducia, allora sì che il ruolo del Parlamento sarebbe compromesso di fronte a una concentrazione di potere calata dall’alto.

I possibili nomi in circolazione sono molti e previsioni diverse aumentano quanto più ci si avvicina alla data fatidica, il 24 gennaio. Nonostante le ipotesi sulla possibilità che il Capo dello Stato possa diventare un vero e proprio attore sociale, le parole di Draghi sull’importanza del Parlamento sono fondamentali per comprendere la difficoltà e il peso che una scelta come quella del presidente della Repubblica comporta per le sorti della politica italiana. Nella situazione di instabilità attuale, l’elezione del presidente della Repubblica è forse l’unica occasione per dare voce a quelle forze politiche che sono il vero motore della democrazia.


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  • L'Autore

    Marina Cielo

    Marina Cielo è attualmente studentessa del percorso di laurea magistrale in Antropologia culturale, etnologia, etnolinguistica curriculum orientalistico. Ha conseguito la laurea triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea, curriculum Vicino e Medio Oriente, studiando la lingua araba ed ebraica, presso il medesimo ateneo.

    Da sempre molto legata al terzo settore sta frequentando l'Università del Volontariato. Scrive per il blog dell'associazione studentesca Femminismi contemporanei coltivando ulteriormente la sua passione per la scrittura e l'interesse per i temi femministi. Si interessa inoltre di salute mentale e di psichiatria.

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