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Thich Nhat Hanh

Dal buddhismo impegnato alla mindfulness

Molti pensano al buddhismo come una pratica interiore o una filosofia di vita che riguarda la dimensione prettamente spirituale. Eppure, c’è stato un monaco vietnamita, diventato poi maestro zen, di nome Thich Nhat Hanh, che ha saputo tramutare la meditazione e la consapevolezza in azione, a partire da un contesto di guerra come quello del Vietnam (1955-75). Nato nel 1926, divenne monaco buddhista a 16 anni raccogliendo l’eredità zen del maestro cinese Lin-Chi del IX secolo d.C., il quale invitava a cercare il maestro dentro di noi, uccidendo qualsiasi forma di idolatria anche nei confronti del Buddha stesso.

Durante la guerra in Vietnam, Thich Nhat Hanh non si schierò né con i Viet Cong né col governo filo-americano del sud del paese, piuttosto fondò un movimento di resistenza non violento chiamato “Piccoli Corpi di Pace”, il cui centro era la Scuola dei Giovani per il Servizio Sociale di monaci e laici. Dalla fine del 1964, soprattutto durante i bombardamenti, Thich Nhat Hanh, supportato dalla monaca Chan Khong, si occupò di portare viveri e medicinali sia in città che nelle campagne, dove si cercava di fornire aiuti anche alla ricostruzione.

Thich Nhat Hanh iniziò a riformare il buddhismo già nei primi anni ‘50 ed il suo impatto, nel corso dei decenni successivi, divenne così significativo in tutto il mondo da meritare anche il premio internazionale S. Francesco e S. Chiara d’Assisi nel 1996 - per la specifica impronta che era riuscito a dare al buddhismo impegnato e al dialogo interreligioso. Fondò l’Ordine dell’Interessere (Order of Interbeing), basato su “Le Quattro Dimore dell’Amore”, che trovò casa anche in Europa nel centro plumvillage nei pressi di Bordeaux in Francia.

“Le Quattro Dimore dell’Amore”, secondo il Canone Buddhista, sono le seguenti:

  • - Mettā sta per gentilezza amorevole e amore universale-incondizionato; significa amicizia per mezzo della quale offrire felicità all’altro (loving kindness in inglese);
  • - Upekkhā sta per equanimità-inclusività; secondo Thich Nhat Hanh non bisogna escludere nessuno; i nemici della equanimità sono l’indifferenza, la passione, la discriminazione e per questo il buddhismo non può che essere impegnato, attraverso uno stato di non agitazione, di calma, ma non di indifferenza;
  • - Karuṇā sta per compassione, intesa come pratica per alleviare la sofferenza propria e quella altrui attraverso la condivisione, l’azione e l’ascolto. Concetto diverso dalla compassione nella tradizione occidentale del con-pati (soffrire insieme); nemico “vicino” della compassione resta per l’appunto la commiserazione;
  • - Mudita sta per gioia compartecipe, perché la felicità è qualcosa da mettere in comune in quanto appartiene a tutti.

Dopo un incontro con Thich Nhat Hanh negli Stati Uniti nel 1966, Martin Luther King lo definì con queste parole: “Un Apostolo della pace e della non violenza”.

La vita di questo monaco vietnamita arricchisce il senso che oggi possiamo dare alla pratica della Mindfulness, tanto diffusa anche nei Paesi occidentali, e che si basa sui principi della consapevolezza e della concentrazione. Secondo la definizione di Jon Kabat-Zinn, scienziato e teorico del protocollo MBSRMindfulness Based Stress Reduction, Mindfulness significa “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” (1994).

Il protocollo clinico MBSR, attuato dal 1979 presso il Medical Center dell’Università del Massachusetts ed esportato in varie parti del mondo, ha la finalità di ridurre l’ansia e lo stress grazie ad uno stile di vita sano che riguardi corpo, mente e spirito, proprio attraverso “il cuore della meditazione buddhista”.

I ritmi di vita del mondo industrializzato e delle società di massa ci condannano, spesso, ad una frenetica corsa tra passato e futuro; ciò non ci consente di concentrarci sul presente, su quello che è il nostro impatto oggi, qui ed ora. Il benessere personale e l’equilibrio individuale sono importanti, ma la lezione di Thich Nhat Hanh ci dice che noi siamo parte di un tutto e che, come elementi di un ecosistema, possiamo agire per migliorare la realtà che ci circonda, anche quando tutto intorno ci sembra avverso. Il Maestro Thich Nhat Hanh poteva anche decidere di meditare a vita in un monastero isolato, invece scelse di impegnarsi perché credeva che il suo agire avrebbe contribuito a costruire quel “Grande Equilibrio” che unisce tutti gli esseri viventi.

Foto di copertina: Geoff Livingston


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  • L'Autore

    Nico Delfine

    Laurea in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali, Studi Europei, master in Risorse Umane e Mental Coaching in Programmazione Neuro-Linguistica: membro IAPSS (International Association For Political Science Students). Appassionato di storia, politica estera, geopolitica, economia sostenibile, ambiente, studi cross-culturali, sviluppo delle organizzazioni, arte e musica. Guardo all'essere umano ed alle sue molteplici attività in una prospettiva olistica sulla base della teoria della complessità, dimensione necessaria per comprendere e fare esperienza di un mondo sempre più ricco di variabili che toccano da vicino le nostre vite, i nostri progetti, i nostri sogni.

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#thichnhathanh #buddhismoimpegnato #mindfulness #vietnam #plumvillage

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