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The Islamic State - Sinai Province

Oltre le frontiere del Califfato

Alla luce delle sconfitte riportate nel teatro siriano-iracheno e il conseguente crollo del sedicente Califfato, lo Stato Islamico si è riorganizzato, definendo nuove strategie e obiettivi. In particolare, l’Isis ha aperto nuovi fronti in Asia e Africa e rafforzato le sue cellule locali stanziate in altre zone profondamente instabili. Pertanto, il gruppo jihadista ha tentato di estendere la sua sfera di influenza, istituendo nuove Wilayat (province) o consolidando quelle già esistenti. Nella riconversione del suo progetto originario, Daesh avrebbe riservato un ruolo alquanto significativo all’Afghanistan, ove opera l’IS-K (Khorasan Province), responsabile di molteplici attentati in loco. Oltre alla propaggine afghana, vi sono ulteriori ramificazioni dello Stato islamico particolarmente attive e dunque pericolose. Tra queste, occorre menzionare la cellula egiziana del Wilayat Sinai (Islamic State-Sinai Province, IS-SP), che sarà oggetto della presente analisi.

Il Wilayat Sinai è nato sulle fondamenta di una precedente organizzazione terroristica, nota come Ansar Beit Al-Maqdis (ABM). ABM è sorta nel gennaio 2011 in concomitanza con le rivolte popolari - e le conseguenti dimissioni di Mubarak - che hanno contrassegnato la Primavera araba egiziana. Dalla sua formazione il gruppo jihadista ha collocato al centro della propria agenda un mix di rivendicazioni localiste, correlate alle istanze autonomiste dei beduini del Sinai, e di ideologie estremiste concernenti il salafismo armato e il qaedismo. Malgrado una certa affinità ideologica con al-Qaeda, ABM non si è mai affiliata (ufficialmente) all’organizzazione terroristica guidata dapprima da Osama bin Laden e attualmente da al-Zawahiri. Nei piani originari del gruppo jihadista, gli israeliani (e i loro interessi) erano considerati gli obiettivi prioritari da colpire. Nel 2013, a seguito della destituzione del presidente egiziano Mohammed Morsi (esponente della Fratellanza Musulmana), ABM ha modificato il focus dei propri attacchi - concentrandosi anzitutto sulle forze di sicurezza e di polizia egiziane. Tale mutamento si configura come una vendetta nei confronti del nuovo esecutivo (guidato da Abdel Fatah al-Sisi, principale artefice dell’allontanamento di Morsi), che ha intrapreso una dura repressione nei confronti della fratellanza musulmana e degli estremisti islamici. Tra i target di ABM sono rientrati altresì politici, turisti e civili - questi ultimi colpiti indiscriminatamente.

Nel 2014, con la dichiarazione di fedeltà all’autoproclamato Stato Islamico e al suo leader Abu Bakr al-Baghdadi, ABM ha perso la sua connotazione originaria assumendo le nuove vesti di Wilayat Sinai (Islamic State-Sinai Province, IS-SP). L’affiliazione al Califfato ha comportato un tangibile miglioramento delle strategie militari e delle azioni di guerriglia dei militanti del Sinai, nonché l’utilizzo di un linguaggio e di un sistema comunicativo affine a quello della casa madre siro-irachena. Pertanto, al di là dell’alleanza strategica, fra i due gruppi si è delineata una stretta identificazione ideologica e militare. In seguito al passaggio da ABM a Wilayat Sinai, l’organizzazione ha incrementato notevolmente la frequenza di attacchi contro i civili. Difatti, tra il gennaio del 2016 e luglio 2017, WS ha ucciso circa 200 civili - pari al numero complessivo delle vittime provocate nei tre anni precedenti. Inoltre, la cellula jihadista ha sovente perpetrato attentati contro i cristiani copti egiziani. La scelta di colpire la comunità cristiana locale, che rappresenta il 10% della popolazione, non è unicamente motivata dal fattore religioso, bensì si fonda su uno disegno più ampio: accrescere le divisioni nel Paese ed erodere il supporto per il regime di al-Sisi - considerato non sufficientemente in grado di tutelare le minoranze. Tra i vari attentanti contro fedeli e luoghi di culto cristiani, occorre anzitutto citare quelli del 9 aprile 2017 (giorno della Domenica delle Palme) - quando due kamikaze hanno colpito rispettivamente le chiese copte di Alessandria e Tanta (causando più di 40 morti). Lo Stato islamico ha prontamente rivendicato la sua responsabilità, aggiungendo che l’azione terroristica è stata condotta da un suo “distaccamento” (riferendosi chiaramente al Wilayat Sinai). Un ulteriore bersaglio del gruppo jihadista sono i sufi, ossia coloro che professano il sufismo - l’espressione più mistica e spirituale dell’Islam. La loro ricerca di perfezionamento interiore, li ha resi sgraditi a quelle correnti che privilegiano l’ortodossia, ritenuta il cammino ideale verso il “vero Islam”. Di conseguenza, considerati eretici e miscredenti, i sufi rientrano nel mirino dei gruppi estremisti. Il 24 novembre 2017 un commando di terroristi ha attaccato una moschea frequentata principalmente da sufi a Bir-al-Abd, località situata nel Nord del Sinai. Tale attentato, il più cruento e mortale nella storia moderna dell’Egitto, ha comportato più di 300 vittime e innumerevoli feriti. Sebbene Wilayat Sinai non abbia formalmente rivendicato l’attacco, gli indizi e le testimonianze hanno confermato la responsabilità della cellula jihadista affiliata all’Isis (come la presenza di bandiere dello Stato islamico durante l’agguato).

Insieme alla comunità cristiana e sufi, le forze di sicurezza e di polizia rappresentano i bersagli più colpiti dai militanti dell’IS-SP. Inoltre, come accennato poc’anzi, il gruppo jihadista è stato talvolta autore di azioni terroristiche contro esponenti politici/militari di alto rango e sedi governative. Già nel 2013, ABM ha tentato (in modo fallimentare) di assassinare l’allora primo ministro egiziano Mohammed Ibrahim. Nel 2014 Wilayat Sinai ha perpetrato un attacco contro il Dipartimento di sicurezza nazionale, provocando diverse vittime. Quattro giorni dopo, due membri dell’IS-SP hanno ucciso il generale Mohmmad Said, collaboratore del ministro dell’Interno. E ancora, nel dicembre 2017, l’organizzazione ha provato ad uccidere (anche questa volta senza conseguire l’obiettivo) i ministri dell’interno e della difesa durante una loro visita all’aeroporto miliare di Arish, nella Penisola del Sinai.

Nel febbraio 2018 il Presidente al-Sisi ha lanciato una vasta campagna anti-terrorismo, che mira anzitutto a ripristinare l’autorità centrale nel Sinai settentrionale, roccaforte dei jihadisti affiliati allo Stato islamico. Secondo quanto riferito dalle forze armate, dall’inizio dell’offensiva sono stati uccisi circa 700 combattenti (mentre sarebbero più di quaranta i soldati egiziani che hanno perso la vita negli scontri). Malgrado le operazioni militari abbiano comportato una riduzione del numero di attacchi e un miglioramento (seppur parziale) della reputazione dell’Egitto come destinazione turistica e luogo di attrazione di investimenti esteri, il Sinai settentrionale è tuttora contrassegnato da una profonda instabilità interna.

Detto ciò, l’IS-SP continua a configurarsi come una concreta minaccia per la sicurezza nazionale egiziana. Inoltre, l’azione della cellula del Sinai si inserisce nella rimodulazione della strategia dello Stato Islamico, che sta tuttora puntando sul potenziamento delle sue affiliazioni locali in Asia e Africa. Infine, è bene sottolineare la centralità dell’Egitto nel panorama del jihadismo radicale: numerosi pensatori dell’Islam armato, gruppi e leader sono nati e/o hanno militato proprio in questo territorio.


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  • L'Autore

    Vincenzo Battaglia

    Mi chiamo Vincenzo Battaglia, classe 1995, nato a milano dove attualmente risiedo.

    Non mi piace pretendere o strafare, apprezzo particolarmente i piccoli gesti, le cose più semplici. Occorre sempre ricordare che “complicare è facile, semplificare è complesso”.

    Dopo aver ottenuto il diploma di maturità linguistica, ho conseguito la laurea triennale in Relazioni Internazionali e, attualmente, sono iscritto al corso magistrale di Politiche europee ed internazionali alla Cattolica del Sacro cuore. Sono un amante della Geopolitica, della Politica internazionale, e nelle mie analisi mi focalizzo principalmente sul Medio Oriente e sul Terrorismo Internazionale.

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Dal Mondo Medio Oriente


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Wilayat Sinai Isis terrorismo Sinai Egitto Sicurezza

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