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Supernotes: Il dollaro illegale

Negli anni Settanta, periodo in cui l’odierno Iran veniva governato dallo Scià di Persia Reza Pahlavi, gli Stati Uniti donarono al governo amico delle macchine con i numeri di serie necessari per stampare dollari americani autentici, così da poter aiutare l’economia a ristabilirsi. Cosi come la storia racconta, nel 1979 durante la rivoluzione Khomeinista lo Scià venne rovesciato e fu così che questa grande fabbrica di cartamoneta passò nelle mani dei nuovi nemici degli Usa, la Repubblica iraniana. A causa della concreta possibilità che si avviasse una svalutazione del dollaro, conseguenza del fatto che la nuova repubblica iraniana avrebbe continuato a stampare banconote, esse vennero messe fuori legge dal governo americano, che con l’aiuto di funzionari del Tesoro cercò di recuperarne il più possibile. Ma le macchine non vennero mai ritrovate.

In Cambogia nel Marzo del 2008 ebbe inizio la prigionia di un ex agente segreto italiano ed ex carabiniere con contatti da infiltrato nei cartelli della droga colombiani. Egli venne incaricato da un agente della Cia di indagare sulla riapparizione dei Supernotes (così vennero soprannominate le banconote stampate dall’Iran) e delle relative macchine che li coniavano con sede, questa volta, in Corea del Nord. Incarcerato dal marzo del 2008 fino all’ aprile del 2009, venne spostato da un ospedale-lager ad un campo di concentramento nei pressi di Phnom Penh, capitale politica ed economica della Cambogia affacciata sulle rive del fiume Mekong, che conta oggi circa un milione e mezzo di abitanti. La sua colpa? Avere toccato con “mano” i cosiddetti Supernotes, dollari americani che non vengono creati dalle zecche degli Stati Uniti, ma bensì stampati da macchine autorizzate dal governo americano in Corea del Nord (legittima nemica degli Stati Uniti d’America). Si parla di banconote da 100 dollari ciascuna che vengono utilizzate per comprare merci sul mercato nero, come droga, armi ed aerei. L’agente segreto italiano venne a stretto contato con le banconote durante un incontro con un funzionario dell’ambasciata nordcoreana in Cambogia, poiché si era offerto di fare da tramite per la compravendita di aerei nuovi e moderni per l’esercito Nordcoreano. Tutto questo nascosto agli occhi del Mondo per via dell’embargo imposto alla Corea del Nord e soprattutto perché tutto sarebbe stato pagato in banconote, nonostante il valore della trattativa fosse di centinaia di milioni di dollari. Durante i negoziati tra l’ambasciata nordcoreana e l’agente segreto italiano, egli vide con i suoi occhi proprio negli edifici dell’ambasciata nordcoreana bancali pieni di miliardi di dollari che, scoprì, venivano stampati direttamente in Corea del Nord, e depositati nell’ambasciata in Cambogia, che fungeva da deposito per le Supernotes. L’agente dei servizi segreti italiani riuscì a scappare dal campo-lager e a raccontare la sua storia.

A Macao, nel 2006, Il governo degli Stati Uniti riuscì a trovare e a bloccare un conto milionario domiciliato in una banca di quella città che serví ai nordcoreani come deposito per riciclare i proventi dello spaccio dei Supernotes, come dimostrato da indagini successive. Nel 2015 in Italia, più precisamente all’aeroporto di Linate, vennero ritrovati nelle tasche di un antiquario italiano 200 dollari in Supernotes che l’uomo aveva tentato di cambiare a uno sportello dell’aeroporto. Probabilmente l’uomo non era conscio di avere dollari falsi con sé. Ma mentre sorgono nuove prove a carico di questo traffico di banconote uno dei principali protagonisti di questa storia, l’agente segreto italiano, viene accusato da molte persone di essere un mitomane, così come ce ne sono molte altre che invece credono alla sua storia.

Le domande sono molte: come sono finite nelle mani dei Nordcoreani le macchine della Zecca di stato americana? A cosa servono veramente le Supernotes? Quanti dollari veri ma allo stesso tempo considerati falsi esistono nel mondo? Il mistero si infittisce sempre di più e probabilmente i Supernotes sono già nelle casse dei nostri supermercati, negozi e banche poiché soltanto l’occhio di esperti di alto livello è capace di comprendere l’autenticità di questi soldi e non di noi singoli consumatori di tutti i giorni.


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    Federica Pagliarini

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Attualità


Tag

Corea del Nord Dollaro USA Supernotes

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