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Studi Clinici Virtuali - Un nuovo modo di fare ricerca

Come anticipato la scorsa settimana, ritorna la rubrica “Tra Scienza e Conoscenza” che, dopo la pausa estiva, riapre con un argomento nuovo: gli studi clinici virtuali.

Restiamo ancora nell’ambito medico ed ovviamente sempre con lo sguardo verso l’innovazione: questi studi clinici virtuali non sono altro che sperimentazioni cliniche a distanza, che permettono di limitare (se non addirittura di azzerare) la necessità dei pazienti reclutati di recarsi fisicamente negli appositi centri di ricerca, utilizzando tutta la tecnologia a disposizione, dagli smartphone ai più diversi device.

Vediamo brevemente come è stato lo sviluppo di questa realtà negli ultimi anni, andando ad analizzare i passaggi principali:

Nel 2001 viene svolto il primo studio parzialmente virtuale da parte dell’azienda farmaceutica Eli Lilly su un farmaco per la disfunzione erettile. I pazienti sono stati invitati a recarsi presso i centri di riferimento e a compilare un test online.

Un decennio più tardi, nel 2011, un’altra azienda farmaceutica statunitense, la Pfizer, lancia il primo modello di sperimentazione clinica totalmente virtuale con uno studio sulla vescica iperattiva. Uno degli obiettivi principali di questo studio era quello di confrontare l’approccio virtuale con uno studio clinico convenzionale, così da poter determinare se il progetto di sperimentazione virtuale potesse essere un modello utile per studi futuri. Lo studio ha però affrontato una serie di sfide, a partire dal reclutamento dei pazienti stessi, che ha creato non pochi problemi. Infatti, il target di riferimento della ricerca in questione era formato principalmente da persone anziane e, di conseguenza, con una limitata possibilità o capacità di ricorre a strumenti tecnologici per poter dare il loro contributo effettivo.

Arriviamo infine ai giorni nostri, quando dal 2018 Novartis, azienda farmaceutica, punta sui virtual trial duplicando il suo impegno in questo ambito e stringendo un accordo con Science 37, società di ricerca clinica americana dedicata a questo argomento. Tale società ha sviluppato N.O.R.A - Network Oriented Research Assistant, una piattaforma software che utilizza tecnologie mobili e di telemedicina, permettendo ad ogni paziente di offrire il proprio contributo, indipendentemente dal luogo in cui risiede.

Science 37 ha poi concesso all’azienda farmaceutica Boehringer Ingelheim la licenza per l’utilizzo di questa piattaforma per condurre studi clinici da remoto.

Tutto ciò permette ai pazienti di partecipare agli studi clinici nella maniera per loro più agevole; inoltre, i ricercatori potranno interagire direttamente con i partecipanti allo studio in ogni sua fase: dallo screening e reclutamento, fino alla raccolta dati. Si delinea dunque una duplice possibilità, che favorisce sia la ricerca che la cura, in quanto gli studiosi avranno sempre accesso immediato alle informazioni necessarie e, dall’altra parte, verrà monitorata costantemente l’aderenza terapeutica dei pazienti.

Si tratta quindi, senza ombra di dubbio, di un approccio estremamente innovativo che potrebbe rivoluzionare completamente il mondo della ricerca clinica. E se per ora l’utilizzo di software come NORA è disponibile solamente negli Stati Uniti, l’obiettivo è sicuramente quello di arrivare a coinvolgere anche tutti gli altri paesi del mondo.


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  • L'Autore

    Matteo Bergamini

Categorie

Salute e Benessere Ricerca Medica


Tag

#TraScienzaeConoscenza #clinicaltrials #clinicalresearch

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