background

Stati Uniti, Canada e Agenda 2030: cenni sullo "stato dell'arte"

Questo secondo articolo, inerente lo “stato dell'arte” dell'Agenda 2030 nelle diverse macro-aree del globo, riguarda gli Stati Uniti e il Canada.

Esse sono due Nazioni facenti parte del G7, molto ricche e con un peso specifico decisamente significativo negli equilibri mondiali.

Entrambe, come il resto dei Paesi del mondo, nel 2015 si sono impegnate ad implementare i propositi inseriti in questa Agenda, fomentando così le speranze di tutte quelle persone che hanno a cuore il benessere del pianeta e di chi lo abita.

Ottawa sta cercando di “nazionalizzare” l'Agenda 2030 attraverso la creazione di una “Strategia Nazionale” ad essa dedicata (senza tralasciare il dialogo multilaterale a livello internazionale).

Il percorso per la sua definizione, secondo il sito dedicato del Governo, segue le seguenti tappe:


  • Adozione dell'Agenda 2030 (Settembre 2015)

  • Budget 2018 (Febbraio dello stesso anno) consistente in 49,4 milioni di dollari per la “SDG Unit” e 59,8 milioni per il “SDG Funding Program”

  • Canada's First Voluntary National Review (Luglio 2018)

  • SDG Unit Established (Autunno 2018)

  • SDG Funding Program (Primavera 2019)

  • Towards Canada's 2030 Agenda National Stategy (Giugno 2019)

  • National Strategy                                                                                                                                                        


Ad oggi, il ritardo è nel raggiungimento dell'ultimo punto e ciò non è un bel segnale visto che sono già passati quattro anni dall'approvazione iniziale.

Nonostante l'allungamento dei tempi, è comunque da sottolineare che il penultimo step ha definito perlomeno l'approccio canadese a questo progetto. Un approccio positivo, di forte sostegno e di deciso impegno per lo sviluppo di esso, basato sui seguenti punti:


  • leadership

  • awareness

  • partnership

  • partecipation

  • integration

  • accountability


Inoltre, alcuni passi in avanti rispetto alla situazione pre-2015 (verso una piena realizzazione degli obiettivi del 2030) si stanno notando e non sono da sottovalutare.

La strada è ancora lunga, impervia e di non facile percorrenza ma il riconoscimento dell'importanza degli obiettivi contenuti nell'Agenda 2030 da parte del Canada (anche ai massimi livelli) lasciano più di un barlume di speranza per il futuro.

Gli Stati Uniti d'America hanno sottoscritto questo progetto con convinzione.

Viste le dimensioni della loro economia, il ruolo politico che hanno nel mondo e le loro capacità di “soft power”, essi sono fondamentali per l'attuazione completa dell'Agenda 2030 entro i termini stabiliti.

Il Presidente dell'epoca, Barack Obama, ha sostenuto l'adesione del suo Paese con parole molto importanti e significative: “We commit ourselves to new Sustainable Development Goals…we recognize that our most basic bond, our common humanity, compels us to act…we reaffirm that supporting development is not charity, but is instead one of the smartest investments we can make in our own future.”

Dalle parole ai fatti, però, la strada è solitamente molto lunga e piena di ostacoli (Washington non fa eccezione).

Dal 2015 ad oggi, infatti, non si notano particolari e significativi passi in avanti del Paese rispetto agli impegni assunti nel settembre di quattro anni fa (sia sul piano nazionale che internazionale).

Se tralasciamo i vari contributi allo sviluppo già presenti prima del 2015, una delle poche cose da sottolineare è il “Memorandum of Understanding” sottoscritto tra lo UNEP (United Nations Environment Programme) e l'EPA (Environmental Protection Agency of the United States of America), dedicato alla collaborazione tra i due enti per l'attuazione degli obiettivi dell'Agenda 2030. Purtroppo, anche quest'ultimo vive una preoccupante fase di stallo.

Una delle motivazioni principali di questa situazione è certamente la diversa concezione politica che ha il nuovo Presidente, Donald J. Trump (eletto a fine 2016 ed entrato in carica a Gennaio 2017). Egli non ritiene prioritari alcuni degli obiettivi posti dall'Agenda 2030, in particolar modo quelli inerenti i cambiamenti climatici.

Il ritiro dagli “Accordi di Parigi”, il taglio dei finanziamenti all'EPA e il sostegno statale alla produzione e all'utilizzo di fonti non rinnovabili, nonché la preferenza del dialogo bilaterale rispetto al multilateralismo, mostrano chiaramente la diversa concezione della sua Amministrazione.

Un “cambio di passo” non sembra all'ordine del giorno. 

In conclusione, è possibile affermare che le Amministrazioni di questi due Paesi hanno delle idee totalmente differenti, sia sul piano metodologico che delle azioni concrete.

Il Canada sostiene il multilateralismo, il dialogo “a più voci” e i grandi accordi sottoscritti negli ultimi anni da molti (o tutti) gli Stati del mondo.

Gli USA prediligono un approccio bilaterale, con degli accordi che non riguardino tante Nazioni contemporaneamente. La loro “forza” politica, economica e militare, in sede di contrattazione, sembra permettergli tutto questo.

L'importante è che si riesca a trovare un punto d'incontro, a livello internazionale, almeno sulle questioni di fondo. Non bastano più le dichiarazioni di principio e le promesse che cadono puntualmente nel vuoto. O si trovano accordi significativi e si implementano senza “remore”, oppure siamo destinati ad assistere al peggioramento continuo delle condizioni dell'umanità e del mondo intero.






Condividi il post

  • L'Autore

    Alessandro Fanetti

Categorie

Dal Mondo America del Nord


Tag

Canada USA Trudeau Obama Trump National Strategy Epa Unep

Potrebbero interessarti

Image

La Cina e la Corea del Nord, la risoluzione 2371 del Consiglio di Sicurezza

Michele Pavan
Image

Afghanistan: la crisi non conosce tregua

Vincenzo Battaglia
Image

La fine dell’ISIS a Mosul?

Michele Pavan
Accedi al tuo account di Mondo Internazionale
Password dimenticata? Recuperala qui
Diventa Associato