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Sport: una sfida per le donne musulmane

La figura della donna nel mondo musulmano è spesso associata alla violazione dei propri diritti o alla condizione di genere, ma raramente si considera il suo ruolo nell’ambito sportivo. Sociologicamente, lo sport è un ambiente molto maschilista che rende difficile un riconoscimento verso le donne, anche in aree del mondo dove le donne hanno pari diritti degli uomini. Non tutti hanno la possibilità di fare sport in libertà e sicurezza. Sicuramente questa possibilità è negata alle donne musulmane. L’esclusione delle ragazze dallo sport praticato è principalmente dovuto a costumi e tradizioni riguardanti il sistema patriarcale, che ha caratterizzato e continua a caratterizzare numerose regioni del mondo musulmano. In generale, lo sport è considerato un elemento fondamentale per l’emancipazione femminile; infatti lo sviluppo sociale e morale di un paese è dovuto non solo al al genere maschile ma anche al contributo della donna nella vita sociale, politica e culturale.

Nella cultura musulmana alcuni comportamenti legati allo sport, quali mostrare il corpo in maniera eccessiva, essere fotografate o riprese dai social media, non sono accettati e fanno sì che si creino dei conflitti specialmente durante eventi sportivi internazionali.

Nel corso degli anni si è verificato un grande cambiamento e, allo stesso tempo, adattamento soprattutto nelle gare internazionali.

Le Olimpiadi del 2012 a Londra hanno rappresentato una grande svolta poiché hanno partecipato ai giochi due atlete saudite, Sarah Attar e Wojdan Shaherkani.

Sarah Attar è la prima donna dell’Arabia Saudita a calcare una pista olimpica. Sarah è una maratoneta e mezzofondista saudita. Durante la gara è scesa in pista per la gara degli 800 metri completamente coperta dalla testa ai piedi: hijab bianco a coprirle il capo eccetto il viso, maglia a maniche lunghe e calzamaglia nera. L’atleta ha concluso la sua batteria con più di mezzo minuto di ritardo rispetto alla penultima concorrente, ma per lei scendere in pista durante i giochi olimpici è stata una grande vittoria e soddisfazione. Sarah Attar ha voluto lanciare un messaggio a tutte le donne dell’Arabia Saudita: impegnarsi di più nello sport e sognare anche loro di diventare atlete come lei. Ha dimostrato di poter essere atlete ad alti livelli conciliando lo sport con la tradizione islamica vigente nella monarchia saudita, dove le donne non possono viaggiare all’estero o lavorare senza il permesso di un uomo della famiglia.

Wojdan Shakerkani è una judoka ed anche lei ha preso parte per la prima volta alle Olimpiadi 2012. La judoka è stata sconfitta sul tatami, ma la sua partecipazione alla gara è stato un grande trionfo per lei stessa e per la società saudita. La sua partecipazione a Londra 2012 era stata messa più volte in discussione, poiché la Federazione Internazionale di Judo non voleva che gareggiasse con il hijab. Tuttavia, alla fine si è raggiunto un compromesso ed è stato disegnato appositamente per la gara delle judoka uno speciale velo islamico con chiusura in velcro che permetta di parteciparvi ed evitare rischi di soffocamento.

Un altro evento significativo è stata la competizione internazionale delle Olimpiadi 2016 di Rio de Janiero. Un’icona delle donne islamiche di queste Olimpiadi è stata l’atleta emiratina Amna Al Haddad, qualificatasi nel sollevamento pesi femminile. Durante le Olimpiadi si sono affermate altre atlete come: la diciottenne Kimia Alizadeh, che nel taekwondo a Rio è stata la prima iraniana a vincere una medaglia olimpica, la coppia egiziana del beach volley, che sulle spiagge di Copacabana ha sfidato col caratteristico velo i bikini mozzafiato delle avversarie, e la saudita Kariman Abuljadayel, che si è presentata ai Giochi brasiliani nonostante il suo governo storcesse il naso e ha coronato il sogno di correre i 100 metri. 



La partecipazione ad eventi sportivi internazionali ha permesso alle atlete musulmane di abbattere i preconcetti e i pregiudizi della società islamica dimostrando coraggio, determinazione, talento e dedizione, non solo nel conquistare una medaglia ma soprattutto nel rappresentare un’intera categoria e lottare con essa per nuove future opportunità.

Nel 2018 in Arabia Saudita sono state legalizzate le palestre femminili. Le donne sentono l’esigenza di curare il proprio corpo ed imparare a difendersi rispettando i valori islamici. Nel contempo sono vietate le palestre frequentate sia da uomini sia da donne poiché l’Islam proibisce ogni frequentazione tra uomini e donne non imparentati.

Negli ultimi anni stiamo vivendo tutti questi cambiamenti che hanno costituito una vera e propria rivoluzione per le donne islamiche, nonostante il regime conservatrice della religione musulmana. La sfida per queste ultime è difendere la propria libertà sportiva e avere sempre più coraggio nell'affermare i propri diritti.


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  • L'Autore

    Valeriana Savino

Categorie

Dal Mondo Medio Oriente


Tag

#women #donne #power sport

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