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“SOLO UNO SCHIAFFO"

Corro sotto la pioggia, la mia mente scandisce ogni singolo secondo della mia giornata: io che mangio in tutta fretta, dimentico di prendere l’ombrello e esco da casa salutando distrattamente mia mamma. Per arrivare alla fermata del pullman sono dieci minuti di camminata ma mi sembrano infiniti. So che perderò l'autobus e so anche che lui si arrabbierà. Ho il fiatone, ma non mi fermo e continuo ad arrancare sotto la pioggia. Penso che posso farcela, che questa volta gli dimostrerò che sono come lui mi vuole, non lo deluderò. Mi amerà, sono pronta a tutto pur di essere accettata da lui. Il pullman è passato. Prendendo quello dopo, mi convinco che mi scuserò per il mio comportamento, lui capirà, magari alzerà la voce, ma sono sicura che in qualche modo mi farò perdonare. Entro in camera sua, testa bassa, completamente bagnata e lui è li, sorride, ma il suo sorriso non è dolce e comprensivo, è un ghigno. Capisco che è deluso ed è arrabbiato con me. Cerco di scusarmi, ho fatto tardi, ma lui ormai non vuole sentire le mie spiegazioni, mi dice che mi punirà, così imparerò ad essere puntuale, a non farlo aspettare, a non fargli perdere tempo. Sono pronta alle conseguenze, so di avere sbagliato, so che avrei potuto correre più veloce e prendere il pullman. Mi sento una nullità, un piccolo insetto schifoso che merita solo di essere schiacciato. Prende la mazza da baseball di legno che tiene in camera e mi annuncia che mi colpirà, perché solo così potrò capire i miei errori. Cerco di scusarmi, di nuovo, ma sono pronta alle conseguenzeMi colpisce, ma sono troppo esile per subire quella bastonata e anche lui se ne accorge. Non urla, è lucido, ha solo un ghigno sulla faccia, decide allora che i pugni sono la giusta punizione. Vuoto.”

Non ricordo nulla di quello che successe dopo, so che il giorno seguente mi ritrovai con un livido lungo tutto l’avambraccio. Ad educazione fisica una mia compagna di classe mi chiese, scherzando, se mi avessero picchiata, e io risposi che ero caduta dalle scale. 
Questa ero io a 15 anni. Sono sempre stata una ragazza qualsiasi che viene da una famiglia normale, mi hanno educato al rispetto e alla gentilezza e nessuno mi aveva mai picchiata. Pensavo che tutte le persone fossero dotate di buone intenzioni, mi fidavo del prossimo. Forse è stato quello che mi ha portato a rimanere con questa persona per tanti anni o probabilmente ero solo una adolescente immatura in una situazione spiacevole. Durante gli anni della mia adolescenza sono cambiata, non mi vestivo più come prima, non uscivo più con le mie amiche e passavo tutto il mio tempo con lui. La domanda che mi sono posta per molto tempo è perché nessuno sia intervenuto. Nessuno sapeva niente o, meglio, credo che tutti ripudiassero soltanto l’idea della violenza, considerandola come qualche cosa di lontano e terribile.

Ho deciso di raccontare parte della mia storia perché questa potrebbe essere quella di una vostra amica, vicina di casa, sorella o madre. La comprensione della normalità di questo fenomeno è un passaggio importante per limitare la sua esistenza e la spettacolarizzazione portata avanti dai media non serve allo scopo. La definizione stessa di violenza è controversa e deve essere studiata in un quadro più complesso. Secondo Galtung la violenza non è solo diretta, ma anche indiretta e culturale. Essa fa parte della struttura della comunità in cui viviamo, è un agente esterno che controlla l’individuo. Intervenire sulla violenza strutturale significa impedire la socializzazione alla violenza e fermare atteggiamenti violenti compiuti inconsciamente dagli individui. La violenza è anche culturale, essa si manifesta sotto forma di simboli perpetuati attraverso stereotipi, norme e consuetudine. Il fatto che spesso la violenza non sia qualche cosa di tangibile, la rende un fenomeno subdolo e difficile da individuare.

Ho iniziato l’articolo con un evento concreto, feroce e brutale, ma la violenza non è solo quello. Il gesto di un violento non è “solo uno schiaffo", ma sono una serie di episodi sistematici i quali instaurano un meccanismo di vergogna, umiliazione, sottomissione da una parte e completa devozione dall'altra. La coppia diventa una prigione, una follia a due, dove uno dei due partner è in uno stato di sottomissione e costrizione totale.

Perché nessuno è intervenuto? Spesso per affiatare un gruppo, che questo sia una coppia, una comunità o una nazione, esiste la necessità di costruire un nemico esterno. Nel mio caso il nemico esterno erano i miei genitori i quali ci volevano dividere e che ci impedivano di realizzare il nostro amore. Il nostro era un mondo a parte, noi contro loro, e io ero decisa a essere tutto ciò che lui voleva che io fossi e se questo significava essere insultata e denigrata ero pronta a subire. Io ero quella sbagliata. È proprio il senso di vergogna e impotenza che frena molte donne e uomini a denunciare il proprio aguzzino. Essa agisce come uno stigma e il violento/a è capace di convincerti della nullità della tua esistenza. Spesso le denunce avvengono dopo anni o non avvengono proprio perché il trauma vissuto è cosi grave che il cervello si “congela” e cerca di dimenticare. Non si reagisce perché colui che ti sta facendo del male è la persona che tu ami e in cui tu hai riposto tutta la tua fiducia.

Il 25 Novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Con la mia testimonianza rinnovo il mio grido e chiedo che tutte le donne e uomini vengano educati al rispetto, all’indipendenza e all’uguaglianza di genere. L’educazione deve iniziare fin da piccoli e bisogna insegnare a riconoscere i comportamenti violenti. Togliere la libertà ad una persona di uscire, indossare quello che vuole, proseguire i suoi obiettivi personali e di sviluppare una propria personalità non significa amare qualcuno, significa imprigionarlo ad una relazione malsana. Dedico questo articolo a tutte le donne vittime di violenza, affinché noi tutte continueremo a combattere per i nostri diritti.


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    Silvia Passoni

Categorie

Diritti Umani Parità di genere


Tag

Violenza contro le donne Parità di genere 25 Novembre Libertà Diritti

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