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SLAPP: uno schiaffo alla democrazia

SLAPP è l’acronimo di Strategic Lawsuit Against Public Participation, causa strategica contro la pubblica partecipazione, ed è stato coniato dai professori Penelope Canan e George W. Pring dell’Università di Denver negli anni Ottanta. Si tratta di una causa civile volta a mettere a tacere le proteste pubbliche. Ma è molto più di questo: non è un semplice attacco alla libertà di espressione. Le SLAPP puntano a ostacolare le critiche intimidendo giornalisti, attivisti e chiunque cerchi di rendere pubbliche informazioni scomode. Il sopruso in questo caso passa direttamente per il tribunale, quel mezzo che dovrebbe permettere anche alle persone senza potere di non essere oppresse ingiustamente da chi è molto più influente e potente di loro. Con la prospettiva di vedere le proprie finanze prosciugate, giornalisti, attivisti e la società civile più in generale rinunciano al proprio coinvolgimento nelle questioni pubbliche. Una caratteristica centrale in questo tipo di cause è proprio la disparità di potere e di risorse tra il querelante, di solito politici, grandi multinazionali o uomini d’affari di alto profilo, e l’imputato.

Questo tipo di cause ha anche un effetto raggelante il cosiddetto chilling effect. Richieste di risarcimento sproporzionate e spese giudiziarie esagerate non solo possono ridurre al silenzio gli obiettivi primari della causa, ma possono frenare anche altre persone dall’indagare per paura di essere citate in giudizio. Ma è anche vero che spesso la causa sostiene violazioni come la diffamazione e un tale esposto è molto difficile da provare in tribunale. Tuttavia il costo del contenzioso e la sola possibilità di una multa salata sono sufficienti a spingere gli imputati a rinunciare al proprio lavoro.

Secondo il sindacato FNSI oltre il 90% delle querele per diffamazioni nei confronti di giornalisti vengono archiviate in primo grado. Anche l’ISTAT conferma i numeri, solo il 6,6% dei giornalisti andrebbe a processo. Anche se la maggior parte dei casi SLAPP non arriva in tribunale, questo non vuol dire che l’imputato non sia soggetto a rischi. I danni psicologici vanno aumentando quanto più si allunga la durata del processo e le pressioni spesso sono insostenibili. Un esempio è quello di Nello Trocchia, citato in giudizio dall’Università telematica Pegaso per danni alla reputazione per 39 milioni di euro nell’aprile 2018. La domanda è stata respinta dal tribunale civile di Napoli tre anni e mezzo dopo.

I casi di diffamazioni posso anche subire il cosiddetto forum shopping, ovvero “la possibilità accordata alle parti di una controversia giudiziaria di affidarla alla cognizione del giudice di uno Stato piuttosto che a quello di un altro”. Difendersi da una querela in un Paese straniero comporta non solo costi esorbitanti ma anche uno stress psicologico opprimente. L’obiettivo dunque è quello di vincere la causa per sfinimento, portando l’imputato al limite delle sue risorse economiche e mentali.

Alcune giurisdizioni sono diventate note come “plaintiff-friendly” ovvero favorevoli al querelante. Ne sono un esempio gli Stati Uniti, che attirano molte persone grazie ai risarcimenti più abbondanti, e l’Inghilterra, per leggi sulla diffamazione più severe e accordi di divorzio più generosi.
Il numero di cause SLAPP però varia a seconda del paese in cui ci si trova, sulla base di diversi fattori: il costo delle spese legali, l’elasticità delle leggi contro la libertà d’espressione (in Italia garantita dall’art. 21 della Costituzione) e l’esistenza di leggi che tutelino da queste cause infondate, le cosiddette leggi anti-SLAPP.

Mozioni anti-SLAPP

Alcune giurisdizioni hanno approvato le cosiddette leggi anti-SLAPP che consentirebbero l’archiviazione della causa nel caso in questo questa venisse qualificata come SLAPP.

Queste leggi sono spesso oggetto di critica perché limiterebbero il diritto di petizione per coloro che veramente hanno subito un torto. La difficoltà nell’elaborazione di una legislazione anti-SLAPP sta nel trovare un metodo che consenta di riconoscere in anticipo le azioni non valide e abusive e la loro successiva risoluzione, senza negare che valide rivendicazioni possano trovare spazio in tribunale. Se il caso è intentato per scopi abusivi gli imputati non dovrebbero essere messi a dura prova dal tempo che questo tipo di causa esige e dalle ingenti spese. 

In alcuni paesi, laddove la causa viene qualificata come SLAPP, il querelante è tenuto a pagare una penale, si parla di SLAPP-back.
Negli Stati Uniti, in Canada e in Australia le leggi anti-SLAPP sono più sviluppate perché derivano dal contesto del diritto ambientale.
The Public Participation Project (PPP) ha reso disponibile sul proprio sito una mappa interattiva che classifica ogni Stato federato degli USA in base alla presenza o meno di leggi anti-SLAPP e alla loro qualità. A oggi non esiste una legge federale anti-SLAPP e solo 31 Stati si sono dotati di protezioni legali contro le SLAPP. È però in vigore una legislazione nota come SPEAK FREE Act, introdotta nel 2015. Anche in questo caso si tratta di un acronimo, “Securing Participation, Engagement, and Knowledge Freedom by Reducing Egregious Efforts”, e indica un’azione volta a garantire la partecipazione, il coinvolgimento e la libertà di conoscenza riducendo tentativi oltraggiosi.

Il contesto europeo

In Europa, invece, le cause SLAPP rimangono in gran parte non riconosciute. L’ultimo documento pubblicato dal gruppo CASE, Coalition Against SLAPPs in Europe, ha raccolto dati su cause SLAPP tra 2020 e 2021 identificando ben 539 casi legali da tutta Europa. Il documento evidenzia quanto il fenomeno delle SLAPP sia in aumento, in particolare in Croazia, Italia e Polonia.

Il caso italiano merita particolare attenzione. Il presidente dell’ordine dei Giornalisti Carlo Verna si è riferito ai casi di SLAPP come “un’emergenza democratica”. Secondo un rapporto del Consiglio d'Europa, il numero di casi penali per diffamazione è raddoppiato tra il 2011 e il 2017 e nel 2018 l'Italia ha registrato il più forte aumento del numero di segnalazioni sulla libertà dei media.
Nella legislazione italiana esiste qualcosa di simile alle mozioni anti-SLAPP, l’art. 96 del Codice di Procedura Civile, che condanna le “cause temerarie”, in altre parole cause SLAPP. In base all’articolo 96 il giudice, se ritiene la causa infondata può condannare il querelante a un risarcimento, oltre che alle spese legali sostenute dall' imputato. Ma i giudici non sembrano fare molto uso di questo strumento.

Secondo alcuni studiosi la differenza tra Stati Uniti ed Europa in merito alle mozioni anti-SLAPP si fonda sulla diversa considerazione della libertà di espressione. Mentre negli Stati Uniti la libertà di espressione è tutelata dal Primo Emendamento come fosse un diritto quasi assoluto, in Europa, come si legge nell’articolo 10, paragrafo 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo c’è dell’altro che interagisce con il diritto di espressione, come la protezione della reputazione, della salute o della morale.

Anche un recente studio “SLAPP in the EU context”, richiesto dalla Commissione Europea ha confermato che le cause SLAPP in Europa sono in aumento. Risale a Dicembre 2020, con la presentazione del Democracy Action Plan, l'affermazione dell’impegno della Commissione contro ogni abuso giuridico che limiti l'azione di attivisti, giornalisti e sostenitori dei diritti umani. Inoltre, con una procedura di iniziativa, l’11 novembre 2021 il Parlamento Europeo ha ribadito il suo impegno sul tema, chiedendo nuove regole europee per limitare le cause SLAPP. I deputati hanno proposto una serie di misure per contrastare la minaccia di queste azioni legali strategiche e la Commissione Europea dovrebbe presentare una legge europea sulla libertà dei media nel 2022.

Il 10 gennaio di quest’anno è stata avviata una consultazione sulla futura legge per la libertà dei media articolata in tre ambiti principali: la trasparenza e l’indipendenza dei media, le condizioni per il loro corretto funzionamento e l'equa assegnazione delle risorse pubbliche. La proposta dovrebbe essere presentata dalla Commissione nel terzo trimestre del 2022. La speranza è che, sollecitata dall’opinione pubblica, l’Unione Europea proponga norme sulle mozioni anti-SLAPP in tutti i paesi dell’UE.


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  • L'Autore

    Marina Cielo

    Marina Cielo è attualmente studentessa del percorso di laurea magistrale in Antropologia culturale, etnologia, etnolinguistica curriculum orientalistico. Ha conseguito la laurea triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea, curriculum Vicino e Medio Oriente, studiando la lingua araba ed ebraica, presso il medesimo ateneo.

    Da sempre molto legata al terzo settore sta frequentando l'Università del Volontariato. Scrive per il blog dell'associazione studentesca Femminismi contemporanei coltivando ulteriormente la sua passione per la scrittura e l'interesse per i temi femministi. Si interessa inoltre di salute mentale e di psichiatria.

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