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Siria nel baratro - Parte 2

Le risposte della comunità internazionale

L’incertezza e la mancanza di coesione della comunità internazionale (Nazioni Unite in primis) di fronte alla crisi siriana, mostrano le debolezze di tale sistema multilaterale e i suoi limiti. Inoltre, le strategie assistenziali di donazioni alle organizzazioni umanitarie che operano nella regione, hanno dato pochi risultati. È necessario rivedere la pianificazione degli aiuti per risollevare il tenore di vita della popolazione siriana e intraprendere la strada verso la riconciliazione.

A fine marzo si è svolta la quinta Conferenza internazionale sulla SiriaSupporting the Future of Syria and the Region”, organizzata dalle Nazioni Unite e dall'Unione europea, con l’obiettivo di raccogliere oltre 10 miliardi di dollari in risposta alla crisi umanitaria siriana [1]. L’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell ha dichiarato che l’Unione Europea donerà 560 milioni di euro nel 2022, detraendoli dal proprio bilancio comunitario come l’anno precedente [2]. Anche altri Stati impegneranno cifre rilevanti, tra cui ad esempio il Qatar con 100 milioni di dollari e gli Stati Uniti con circa 600 milioni.

Il Regno Unito invece ha impegnato 205 milioni di sterline, una cifra inferiore di un terzo rispetto a quella dell’anno precedente; a tale decisione sono seguiti degli appelli da parte delle istituzioni finanziarie e delle agenzie specializzate dell’ONU partecipanti alla conferenza, tra cui l’UNHCR, l’OCHA e l’UNDP [3]. Esse hanno affermato che, nonostante il cessare delle ostilità su larga scala, la condizione dei siriani è più critica che mai e richiede sforzi congiunti e strutturati. Infatti la pandemia da Covid-19 e il collasso economico-finanziario del Paese si riversano non solo all’interno dei confini siriani, ma anche nei confronti degli Stati vicini che ospitano i profughi (Turchia, Libano, Giordania, Iraq), i quali riceveranno dei finanziamenti ad hoc come stabilito dalla Conferenza internazionale.

Il summit si è occupato di questioni di più ampio respiro, a partire dalla crisi dei rifugiati e dalla promozione del dialogo con la società civile e le ONG attive in Siria e nel Medio Oriente. Proprio queste ultime sono le più colpite dalla condizione di “no war, no peace” nella quale si trova la Siria oggi, come definito dal Segretario Generale ONU Antonio Guterres [4]. È urgente l’accesso alle frontiere siriane affinché gli aiuti umanitari possano arrivare in larga misura anche alle comunità più vulnerabili. Come riaffermato dall’ambasciatore tedesco presso le Nazioni Unite, è necessaria la cooperazione reciproca tra le parti in conflitto per sostenere il popolo siriano e per evitare che i confini siano di nuovo blindati, come spesso è accaduto per il veto di Cina e Russia e per la non collaborazione del regime di Bashar al-Assad [5].

Una soluzione politica

L’invio di aiuti umanitari è finalizzato alla realizzazione di una soluzione politica globale e credibile al conflitto siriano, in linea con la Risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza. In base a tale atto, per costituire uno Stato siriano unito, indipendente e sovrano, si deve ricorrere a un processo politico guidato dal popolo siriano, ma promosso e coordinato dalle Nazioni Unite, che porti alla formazione di un governo di transizione con il mutuo consenso di tutte le forze politiche [6].

Le prospettive di una soluzione politica al conflitto purtroppo sono ancora lontane, come riaffermato proprio durante la riunione del 29 marzo del Consiglio di Sicurezza. Il Segretario di Stato americano Blinken ha messo in luce la scarsa effettività dell’attuale strategia di assistenza umanitaria e ha evidenziato come gli aiuti in termini monetari o di beni di prima necessità debbano essere ripensati in termini più comprensivi, altrimenti rischiano di essere sprecati senza cambiare le condizioni socio-economiche del popolo siriano [7].

A tali prese di posizione formali però, non sono seguite azioni concrete, anche a causa dell’aperta ostilità del regime siriano a scendere a compromessi su qualsiasi punto. Il processo negoziale in seno al Comitato Costituzionale siriano (organo con sede a Ginevra costituito dall’ONU per ideare una nuova Costituzione e, in seguito, delle elezioni libere e democratiche per la Siria) è in stallo, in quanto i rappresentanti del regime non vogliono venire a patti con l’opposizione e con la comunità internazionale.

Sono sorti numerosi dubbi da parte di giuristi e politologi sui possibili riscontri pratici di una riforma dell’attuale Costituzione siriana, entrata in vigore per decreto presidenziale nel 2012 per volontà di Bashar al-Assad. Il testo costituzionale del 2012 infatti prevede al suo interno delle disposizioni che si potrebbero definire liberali; di fatti, con l’articolo 8, la Repubblica Araba Siriana garantisce il pluralismo politico, per cui permette l’esistenza di altri partiti oltre a quello di Ba’ath attualmente al potere [8]. Appare evidente però che vi sia uno scarto tra Costituzione formale e Costituzione materiale, con arresti e torture di oppositori politici o semplicemente critici del regime all’ordine del giorno, ed è proprio sulla base di queste argomentazioni che alcuni accademici e politici si dichiarano scettici nell’intraprendere la via costituzionale per stabilire una soluzione politica.

D’altro canto, i sostenitori vedono tale via come una grande possibilità per mettere al tavolo tutti gli attori in gioco in un’ottica di lungo periodo. Contrariamente al processo di Astana (iniziativa esclusiva ideata tra il 2016 e il 2017 da Turchia, Iran e Russia per una tregua locale con zone di de-escalation) il processo negoziale in seno al Comitato di Ginevra è di stampo multilaterale, pertanto più inclusivo e viene rappresentato come uno degli strumenti di pressione che la comunità internazionale ha nei confronti del regime di Assad [9].

I membri del Comitato ammontano a 150 individui, di cui 50 rappresentanti del regime siriano, 50 rappresentanti dell’opposizione e i restanti 50 sono stati scelti da Geir Otto Pedersen, Inviato Speciale delle Nazioni Unite per la Siria. Le dichiarazioni di Pedersen, a seguito del quinto round di incontri all’interno del Comitato tenutosi a fine gennaio, sono però assai scoraggiantithis week has shown that such an approach is not working and we cannot continue to meet if we do not change this” [10].

Fonti consultate:

[1] ANSA.it, A Bruxelles quinta Conferenza donatori per la Siria, con Onu e Ue, 30/03/2021, https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2021/03/30/a-bruxelles-quinta-conferenza-donatori-per-la-siria-con-onu-e-ue_9796a5dd-8824-4abb-9dae-16ea5ebd3b0c.html

[2] Middle East Monitor, EU pledges $657m for Syrian refugees, 30/03/2021, https://www.middleeastmonitor.com/20210330-eu-pledges-657m-for-syrian-refugees/

[3] The Guardian, UK slashes aid to Syria despite direct appeals from UN, 30/03/2021, https://www.theguardian.com/politics/2021/mar/30/uk-slashes-aid-to-syria-despite-direct-appeals-from-un

[4] Middle East Monitor, UN chief says border access to Syria 'essential', 30/03/2021, https://www.middleeastmonitor.com/20210330-un-chief-says-border-access-to-syria-essential/

[5] Ibidem

[6] Consiglio di Sicurezza ONU, Risoluzione 2254, 18/12/2015

[7] VaticanNews, Siria, a Bruxelles la Conferenza dei donatori, 30/03/2021, https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2021-03/siria-conferenza-donatori.html

[8] Constitution of the Syrian Arab Republic, Damasco, 26/o2/2012, p. 3, https://www.ilo.org/dyn/natlex/docs/ELECTRONIC/91436/106031/F-931434246/constitution2.pdf

[9] ISPI MED Dialogues, Round Tables, The Syrian Quagmire, Ten Years On, 17/03/2021

[10] Segretario Generale ONU, Note to Correspondents: Transcript of remarks by Mr. Geir O. Pedersen, UN Special Envoy for Syria, following the conclusion of the Fifth Session of the Small Body of the Syrian Constitutional Committee, 29/01/2021, https://www.un.org/sg/en/content/sg/note-correspondents/2021-01-29/note-correspondents-transcript-of-remarks-mr-geir-o-pedersen-un-special-envoy-for-syria-following-the-conclusion-of-the-fifth-session-of-the-small-body-of-the


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  • L'Autore

    Sara Oldani

    Sara Oldani si è recentemente laureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore in Scienze politiche e relazioni internazionali.

    I suoi interessi principali sono la geopolitica e la politica internazionale, in particolare dell’area MENA dove ha potuto svolgere uno stage in Israele e Palestina durante il periodo di studi. La passione per questa zona geografica l’ha spinta a cimentarsi nello studio della lingua araba.

    Per quanto riguarda il futuro, vorrebbe proseguire con la laurea specialistica con un focus sulla giustizia e la sicurezza internazionale.

    Attualmente, oltre a svolgere un tirocinio presso una ONG a tutela dei diritti umani, collabora con Mondo Internazionale nel progetto Framing the World, sezione MENA.

    Sara Oldani graduated in Political Sciences and International Relations at the Catholic University of the Sacred Heart.

    Her main interests are geopolitics and international politics, especially of the MENA area where she completed an internship in Israel and Palestine. The passion for the Middle East has pushed her to start learning Arabic.

    Regarding the future, she would pursue her studies with a Master’s Degree in international justice and security.

    Other than being involved in an internship at an NGO that promotes human rights, she is collaborating with Mondo Internazionale. Specifically she is part of the Framing the World project in the MENA section.

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Dal Mondo Medio Oriente & Nord Africa Sezioni Società Economia Politica Sconfiggere la povertà Framing the World


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Middle East Conflict aid negotiations political solution reconstruction

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