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Saman Abbas

I DATI

L’Italia ha abrogato il matrimonio riparatore e il delitto d’onore soltanto 40 anni fa: è oggettivamente un Paese retrogrado. Save the children attesta che ogni anno nel mondo 12 milioni di donne-bambine vengono forzate al matrimonio, per una media di circa 33 mila al giorno. In Italia il matrimonio forzato è disciplinato dall’art. 558 bis, introdotto nel codice penale dalla legge n. 69/2019 e punisce chiunque, con violenza o minaccia, costringa una persona a contrarre matrimonio o unione civile con una reclusione da uno a cinque anni; si applica una gravante nel momento in cui la vittima è minorenne. Nel nostro Paese non si raccolgono dati sulle vittime di matrimonio forzato (contiamo però un femminicidio ogni tre giorni), mentre nel Regno Unito e in Germania le statistiche contano circa 1500 casi l’anno.


LA RIBELLIONE


Saman era una ragazza di 18 anni che si è opposta a un matrimonio forzato imposto dalla sua famiglia. Terrorizzata da quello che sarebbe potuto capitarle, lo scorso aprile Saman aveva avvertito il fidanzato di dare l’allarme in caso non si fosse fatta più sentire. Dopo pochi giorni sono iniziate le ricerche della ragazza, le quali hanno portato alla luce le pesanti pressioni fondamentaliste della famiglia. Il matrimonio forzato è comune in numerose società arcaiche, per cui la morte è, talvolta, una risposta alla disobbedienza. In questo contesto, soprattutto per le ragazze, ribellarsi significa disonore e solitudine.


IL TABÙ DELLA LIBERTÀ


Usama Sikandar, vicepresidente dell’associazione Giovani pachistani in Italia, ha affermato: “Saman è morta perché ci sono diversi alibi che attraverso la religione, la tradizione e le usanze hanno armato la mano di suo zio; bisogna disarmare i misogini e i sessisti, che trovano nell’ambiguità delle interpretazioni la libertà di discriminare”. Usama riporta il sentimento di una generazione che si sente lontana dai principi tradizionalisti della propria comunità, la quale si regge su un meticoloso controllo dei suoi membri e in cui i figli devono seguire le regole dettate dei genitori al fine di mantenere una buona reputazione della famiglia.


MANCATA INTEGRAZIONE

La vicenda di Saman – come quella di molte altre ragazze – non è determinata solo da fattori che riguardano strettamente la propria comunità, ma anche da una mancata integrazione. Se da un lato i giovani pakistani (e non solo) non si riconoscono nei principi fondamentalisti delle vecchie generazioni, dall’altro non vengono adeguatamente accolti e riconosciuti dalla società italiana, che quotidianamente riporta fatti di cronaca xenofoba e razzista. Le conseguenze a cui vanno incontro per questa mancata integrazione possono rivelarsi agghiaccianti, come nel caso di Saman.


EDUCAZIONE

Gli strumenti per creare un dialogo e favorire l’integrazione sono due. Anzitutto, serve ascoltare e saper comprendere che all’interno di una comunità esistono più persone, ciascuna con la propria storia. Saman è stata figlia di una generazione che guarda al passato, ma in Italia ha potuto confrontarsi coi suoi coetanei e desiderare un futuro libero dalle costrizioni misogine e patriarcali. Non bisogna però tralasciare la sua famiglia, che si è sentita giustifica a compiere un crimine in nome del proprio onore di fronte al resto della comunità. Un secondo strumento è l’educazione, che è determinante nei figli tanto quanto nei genitori. Deve essere tutelato chiunque voglia vivere secondo la propria cultura di appartenenza, ma senza mettere in discussione i diritti umani e il rispetto della legge. Un passo importante potrebbe essere rappresentato anche dalla creazione di un’associazione di donne pakistane per denunciare e per non permettere che altre ragazze, come Saman, siano lasciate sole.


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  • L'Autore

    Chiara Calabria

    Chiara Calabria vive a Palazzolo sull'Oglio, in provincia di Brescia. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Linguistiche e Letterature Straniere, curriculum Esperto linguistico per le Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia.

    I suoi studi le hanno permesso di sviluppare un ampio interesse per le relazioni internazionali, la geopolitica e culture politiche. Al contempo ha potuto approfondire le competenze di lingue straniere, potenziate tramite il programma Erasmus a Tilburg, in Olanda.

    In Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autrice per l'area tematica Legge e Società.


    Chiara Calabria lives in Palazzolo sull'Oglio, a city in the province of Brescia. She obtained a Bachelor Degree in Linguistic Sciences and Foreign Literatures, curriculum International Relations Language Specialist at Catholic University of the Sacred Heart in Brescia.

    During her studies, she developed a strong interest for international relations, geopolitics and political cultures. She also had the chance to deepen her expertise in foreign languages, consolidated during an Exchange program in Tilburg, Netherlands.

    Within Mondo Internazionale, she is an Author for the thematic area of "Legge e Società".

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Italia Pakistan Società

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