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Ritiri alimentari: quando l’inquinamento arriva nel piatto

A cura di Valeria Fraquelli e Federico Quagliarini


Vi siete mai chiesti perché certi prodotti vengono lanciati sul mercato e poi dopo un po’ non li vediamo più? A volte sono prodotti che le aziende pensavano sarebbero stati ben accolti dai consumatori e invece non riescono a sfondare, le vendite non sono abbastanza e alla fine non è più conveniente produrli. In altri casi invece significa che qualcosa è andato storto, qualche inquinante ha contaminato la filiera produttiva e il consumo di quel prodotto specifico diventa pericoloso per l’ambiente e per il nostro organismo. 

Non sembra perché non se ne parla mai abbastanza ma i prodotti ritirati dal mercato sono davvero tanti, e non ce ne accorgiamo neanche, sono prodotti che da un giorno all’altro spariscono dal commercio. Non ci viene mai in mente di chiedere il perché, come mai un prodotto è stato costretto a uscire dal mercato e non bastano quelle poche righe degli annunci alle casse dei supermercati. 

Spesso sono i mancati controlli che provocano il ritiro di un prodotto dal mercato, basta poco per contaminare tutto il cibo e renderlo tossico e molto pericoloso. A volte anche la disattenzione e l’usura dei macchinari, gli ambienti non consoni e sporchi fanno si che si infiltrino nel nostro cibo agenti contaminanti, virus, batteri e anche agenti inquinanti. 

Sì, l’inquinamento ambientale finisce nei nostri piatti: portiamo a casa micropolveri, plastiche, ogni genere di inquinante e molto spesso non ce ne accorgiamo neanche. Basta pensare al cibo imballato nella plastica che diventa un ricettacolo di inquinanti perché le materie plastiche possono attaccarsi agli alimenti e trasmettere sostanze potenzialmente pericolose. 

Tutti gli inquinanti entrano in contatto con il nostro cibo, provocano danni al nostro organismo e alla natura e l’unica cosa che possiamo fare per difenderci è rendere il nostro pianeta più sano, più attento ai ritmi della natura, dobbiamo essere più consapevoli di quello che mangiamo e di come viene prodotto. Quando entriamo al supermercato dobbiamo dare maggiore importanza alla qualità di quello che mangiamo; proviamo a pensare se ci fa più piacere un cibo economico ma pieno di inquinanti o un cibo che costa di più ma che è più sano. Gli inquinanti non guardano il prezzo, si infiltrano subdolamente in tutto quello che mangiamo ma la qualità garantisce perlomeno il rispetto di certi standard di sicurezza che sono fondamentali.


L’ultimo caso di inquinante entrato nel nostro cibo è quello dell’ossido di etilene, noto anche come ossirano. Si tratta di un composto pericoloso per l’essere umano se inalato.

È stata registrata una “minaccia di manomissione dei nostri prodotti presso i punti vendita della distribuzione, spiega l’azienda in una nota, il noto marchio di marmellate ha immediatamente sporto denuncia alle autorità competenti, avendo come priorità la massima tutela dei consumatori. La stessa minaccia di manomissione è stata inviata alla catena di distribuzione gruppo Dao. Pertanto abbiamo chiesto di effettuare, in via precauzionale, il ritiro temporaneo dei nostri prodotti da tutti i punti vendita della catena”. Ma come avrà fatto quello specifico inquinante ad entrare nella filiera produttiva che dovrebbe essere sicura? Forse il nostro pianeta ci sta dicendo che gli inquinanti sono troppi, che è ora di pensare a uno stile di vita più sano, che non possiamo più continuare così.

In questo campo è intervenuto il legislatore europeo con un importante provvedimento: il regolamento 178/2002, il quale oltre a prevedere una serie di procedure per la sicurezza alimentare, ha istituito l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) con sede a Parma. L’EFSA ha il compito di individuare gli OSA (Operatori del Settore Alimentare), cioè quelle entità giuridiche che hanno la potestà di procedere con il richiamo dei prodotti che sono considerati rischiosi. I criteri per stabilire quando un prodotto risulta pericoloso per la salute dei cittadini sono stabiliti sempre nel regolamento, così come la procedura di Allerta Rapido europeo per Alimenti e Mangimi (RASFF) all’art. 50. Quest’ultimo stabilisce per l’OSA di informare i suoi clienti sulla non conformità riscontrata e a ritirare il prodotto dal mercato.

Successivamente spetterà alle autorità sanitarie stabilire la non conformità del prodotto e, in caso di esito positivo, l’OSA procederà al ritiro dal mercato. In aggiunta a questo, qualora il prodotto fosse già stato venduto al consumatore, l’OSA deve inoltre provvedere al richiamo, cioè ad informare i consumatori sui prodotti a rischio, spesso appendendo cartelloni informativi nei supermercati o in altri punti vendita. 

L’unico modo per evitare di ritrovarci con sostanze potenzialmente pericolose è cambiare il nostro stile di vita, abbracciare uno stile di vita più sano e genuino che fa bene sia all’ambiente e alla nostra salute.


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