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Ripensare la cura dopo la pandemia: il mutualismo cileno

Prima della pandemia causata dal Covid-19, l’America Latina stava già vivendo un momento di crescita economica molto lenta, registrando spesso anche alti tassi di povertà, disuguaglianza e vulnerabilità sociale. Questi elementi strutturali hanno reso ancora più complesso il contesto latinoamericano di fronte allo scoppio della crisi Covid.

Le quarantene e il distanziamento sociale, misure necessarie per fermare la diffusione del virus, hanno portato ad un aumento dei tassi di disoccupazione, o a una riduzione del reddito pro capite. Gli strati della popolazione maggiormente colpiti da queste perdite sono quelli che già vivevano sotto la soglia della povertà o poco al di sopra, e le persone che lavorano nei settori più esposti a licenziamenti e tagli dei salari.

Nel Covid-19 special report n.2 pubblicato dall’ECLAC (Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi) nel 2020, i dati mostrano una realtà allarmante: la povertà nella regione potrebbe aumentare di 4,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente, danneggiando quindi più di 28 milioni di persone, portando il numero totale di persone che vivono in povertà al 34,7% della popolazione. Tra queste, 15 milioni di persone sono destinate a cadere nell’estrema povertà.

Per quanto riguarda invece l’impatto psicologico, la maggior parte degli studi riportano numerosi effetti negativi dovuti alla pandemia, tra cui sintomi di stress post-traumatico, depressione, ansia, stress, insonnia, esaurimento emotivo, rabbia e confusione. I fattori di stress inoltre sono aumentati durante la quarantena, causando una crescita nella noia, nella frustrazione e nell’ansia per le perdite finanziarie.

In ogni caso, la pandemia non ha colpito allo stesso modo tutta la popolazione, e la capacità di risposta al virus non è la stessa: c’è chi non può lavorare da casa, chi lavora in condizioni di sovraffollamento o chi non ha accesso ai servizi igienico-sanitari. Questi fattori, oltre ad aumentare il rischio di infezione, riflettono perfettamente la matrice della disuguaglianza sociale che affligge la regione, che ruota intorno alla classe sociale, al genere, all’etnia e tanti altri fattori.

Tra le categorie più vulnerabili ci sono le donne, che, stando alle statistiche, sono occupate in modo più precario e più esposte alla disoccupazione rispetto agli uomini, e poche hanno accesso alla sicurezza sociale. A questo si aggiunge il lavoro domestico non retribuito, che, con la quarantena, la chiusura delle scuole e l’aumento della necessità di cure, è aumentato notevolmente.

Un’altra categoria duramente colpita è quella di bambini e adolescenti: con la chiusura delle scuole, l’UNESCO attesta che oltre 115 milioni di studenti nella regione latinoamericana siano stati confinati a casa. Con questo, c’è il rischio di un aumento del divario nei livelli di apprendimento tra coloro che hanno accesso ai dispositivi di comunicazione o internet e coloro che invece vivono in condizioni meno agiate o in case sovraffollate. In caso di prolungamento della sospensione delle lezioni, aumenterà il rischio di abbandono scolastico, in particolare in quelle famiglie il cui reddito è fortemente diminuito. Ciò aumenterebbe anche il rischio per la salute mentale di bambini e adolescenti, a causa della reclusione in casa e dello stress familiare.

Tra le categorie a rischio vi sono anche le persone di età superiore ai 60 anni e le popolazioni indigene, che spesso percepiscono salari inferiori, insieme ai migranti e, soprattutto, alle persone senza fissa dimora.

Le disuguaglianze nell'accesso all'acqua, ai servizi igienici, ai sistemi sanitari e agli alloggi (e il conseguente sovraffollamento) possono tradursi in tassi più elevati di infezione e mortalità da Covid-19 tra le popolazioni rurali, le popolazioni urbane marginali, le popolazioni indigene e le persone di origine africana.

Per fare fronte a questa crisi dilagante, tra il 13 marzo e il 24 aprile 2020, 29 paesi della regione hanno adottato 126 diverse misure di protezione sociale per aiutare le famiglie che affrontano povertà, vulnerabilità e insicurezza a superare la pandemia. Tra questi paesi c’è il Cile, che con la crisi del Covid-19 ha dimostrato una forte capacità di risposta, con un elevato numero di tamponi in proporzione alla popolazione e un ottimo programma di vaccinazione. D'altro canto, però, la pandemia ha fatto venire a galla anche l’ineguaglianza che si nota analizzando i pattern della malattia e delle morti, la vulnerabilità sociale e le disuguaglianze insite nel sistema sanitario pubblico e nello stato sociale cileno.

Secondo uno studio della Regione Metropolitana di Santiago, durante il picco invernale dei casi, le infezioni nei comuni ad alto reddito sono aumentate da circa 10 casi ogni 100.000 abitanti a 32 casi ogni 100.000 persone. Nei comuni poveri, invece, i casi sono cresciuti da circa 10 ogni 100.000 persone a un picco di 68 ogni 100.000.

I governi dei primi anni 2000 di Lagos e Bachelet sono riusciti a migliorare l’accesso ai servizi pubblici, ma non sono stati in grado di fare lo stesso con la qualità dei servizi e, soprattutto, di colmare le disuguaglianze tra i vari strati della società.

Con la pandemia causata dal virus si è mostrato chiaramente che lo Stato ha un ruolo essenziale nella tutela dei cittadini, tramite una rete di sostegno al reddito e servizi pubblici. In particolare, nel caso cileno, si sono anche evidenziati i progressi che devono ancora essere compiuti.

Nella risposta comunitaria e popolare alle difficoltà create dalla pandemia, si può prendere ad esempio il quartiere di Valparaíso: proprio per far fronte alle mancanze da parte dello Stato è nato un progetto che mira a sviluppare una serie di connessioni tra le molteplici assemblee territoriali già presenti nella città, per mantenere vivi i legami sul territorio. Nascono così discussioni, confronti sui metodi da applicare, ci si organizza per le consegne della spesa porta a porta, fornendo ai cittadini ciò di cui hanno bisogno e permettendo allo stesso tempo la sopravvivenza delle attività economiche. Ma è stato anche adottato il progetto “Transalud Comunitaria”. Nella città i sistemi di assistenza sanitaria pubblica sono scarsi e spesso ci si trova a dover ricorrere alle strutture private. Questo nuovo progetto nasce proprio per sensibilizzare la cittadinanza, con lo scopo di diffondere nei cerros informazioni e pratiche sulla salute, ripensando le logiche classiche sulla cura delle persone e facendone una questione sociale.

Negli ultimi anni il Cile è diventato un punto di riferimento quando si tratta di ripensare l’auto-organizzazione e attuare politiche di cura reciproca. Proprio per il radicamento così profondo nel Paese di tali pratiche, si apre la possibilità che il processo costituzionale cileno affronti in maniera determinante la questione dei diritti sociali, andando forse a colpire le disuguaglianze intrinseche nella struttura sociale del Paese.


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  • L'Autore

    Ludovica Costantini

    Ludovica Costantini, 25 anni, è laureata nel corso magistrale in Relazioni internazionali e Diplomazia all'Università di Padova, con una tesi sul ruolo delle global value chains nelle economie sudamericane. Dal 2021, scrive per la sezione Framing The World di Mondo Internazionale, con un particolare focus sull'area geografica latinoamericana.

    Ludovica Costantini, 25 years old, holds a Master's degree in International relations and diplomacy from the University of Padua, with a thesis about global value chains in latinamerican economies. From 2021, writes for the section "Framing the World" in Mondo Internazionale, with a focus on the latinamerican area.

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Cile America Latina mutualismo pandemia Covid19 salute disuguaglianze valparaiso Sud America Diritti umani indigeni

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