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Rinnovo del Memorandum d’Intesa Italia-Libia

Il 15 luglio la Camera dei Deputati si è riunita per discutere del rinnovo e del rifinanziamento delle missioni internazionali che impegnano lo Stato italiano su più fronti. Tra queste vi è anche la missione che ha fondamento nel Memorandum d’Intesa stipulato tra Italia e Libia del 2 febbraio 2017, il quale prevede principalmente la cooperazione finanziaria e securitaria con la Guardia costiera libica per gestire e contrastare l’immigrazione irregolare.

L’approvazione del rinnovo dell’accordo, osteggiata da organizzazioni umanitarie e da alcuni politici, è passata con 361 voti a favore, 34 contrari e 22 astenuti. L’unica modifica di poca incidenza riguarda una clausola proposta dall’esecutivo in base alla quale “[il governo si impegna] a monitorare, dalla prossima programmazione, le condizioni per verificare il superamento di suddetta missione” [1]. Ciò non per preoccupazioni dovute alla non tutela dei migranti detenuti o respinti in Libia, ma per delegare la gestione del flusso migratorio a Bruxelles e alla missione Irini [2]. 

Il contenuto del Memorandum “Minniti”

Il Memorandum, detto “Minniti” il quale era Ministro degli Interni all’epoca, è un vero e proprio accordo internazionale stipulato tra l’Italia dell’allora premier Gentiloni e il Governo di Accordo Nazionale libico, capeggiato da al-Serraj. È stato concluso in forma semplificata, dunque senza l’intervento del Parlamento. Ciò è possibile solo quando il trattato non riguarda una delle materie previste dall’art.80 Cost. [3]: non è questo il caso, in quanto rientra negli oneri alle finanze [4] e ha natura politica. Nonostante il Parlamento italiano sia stato usurpato nell’esercizio delle sue funzioni, non ha sollevato nessun dubbio di costituzionalità.

L’accordo si inserisce in un quadro di cooperazione “nel settore dello sviluppo, nella lotta all’immigrazione clandestina, tratta di esseri umani, contrabbando e nel rafforzamento della sicurezza delle frontiere” [5]. Per quanto attiene allo sviluppo, all’art.1 l’Italia promuove programmi di crescita delle zone colpite dall’immigrazione clandestina, non solo dal punto di vista securitario, ma nell’ambito delle energie rinnovabili, le infrastrutture, la sanità, i trasporti, l’insegnamento, la formazione del personale e la ricerca scientifica, senza però specificare i mezzi e le modalità di implementazioni degli stessi.

Il focus principale dell’accordo rimane però la questione migratoria: l’Italia si impegna a finanziare e formare le istituzioni di sicurezza e militari libiche, rappresentati dalla guardia di frontiera e dalla guardia costiera del Ministero della Difesa libico e dagli organi competenti del Ministero dell’Interno [6]. Inoltre, le sovvenzioni riguardano il rimodernamento e la messa in sicurezza dei “centri di accoglienza” (i centri di detenzione) libici e la formazione del personale in loco.

Quali invece gli oneri in capo alla Libia? La Guardia costiera libica e gli altri organi ad essa affiliati hanno il compito di controllare i confini, specialmente marittimi del Paese, e di trattenere i migranti, “proseguendo negli sforzi mirati anche al rientro dei migranti nei propri Paesi d’origine, compreso il rientro volontario” [7].

Le implicazioni per i diritti umani

Tali “sforzi” sono costosi non solo in termini monetari, ma intaccano drammaticamente i diritti umani dei migranti detenuti nei centri libici. Sono numerose le testimonianze e i report di ONG come Amnesty International, ActionAid, Human Rights Watch, Medici senza Frontiere etc. che descrivono come le condizioni dei detenuti siano disumane, con episodi di torture e trattamenti inumani e degradanti, stupri, violenze fisiche e psicologiche, denutrizione, sparizioni forzate e detenzioni arbitrarie all’ordine del giorno [8].

Tutto ciò, oltre al fatto che la Libia sia molto lontana dall’essere stabile politicamente e militarmente dopo anni di guerra civile, rende il Paese africano un porto non sicuro in base al diritto internazionale [9], per cui il Memorandum è stato contestato anche in sede UE. Inoltre, un’altra criticità riguarda proprio la lettera del trattato: esso infatti non fa distinzione tra migranti economici, per ricongiungimento familiare o migranti in cerca di protezione, si fa riferimento solo ai migranti irregolari e all’immigrazione clandestina, per cui la Libia si impegna a bloccare tutti i migranti, anche quelli in cerca di protezione a completa violazione della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati.

Alcune ONG a promozione dei diritti umani sono state ascoltate in sede di dibattito parlamentare italiano, ma è prevalsa la Realpolitik. Dal 2017 al 2020 l’Italia ha stanziato 22 milioni di euro soltanto per le missioni di addestramento e supporto della Guardia costiera libica; nel 2021 tale cifra è aumentata di 10,5 milioni [10]. Ma il gioco vale la candela?


Gli effetti del Memorandum: quale il bilancio?

La premessa fondamentale è che lo Stato italiano aveva già iniziato a rafforzare la Guardia costiera libica già dal 2008, anno del Trattato di amicizia tra Italia e Libia, per cui tra il 2016 e il 2017, 15.000 migranti erano stati intercettati e riportati in Libia [11]. Dal 2017 c’è stato sicuramente un calo degli arrivi, ma questo è stato provocato dalla decisione delle milizie (con le quali l’Italia e l’UE hanno negoziato anche in materia migratoria) di trattenere i migranti anche in centri di detenzione informali e non ufficiali. Nel 2020 le partenze sono diminuite addirittura del 95%, anche se fondamentale è stato lo scoppio della pandemia da COVID-19 che ha cristallizzato momentaneamente le rotte migratorie [12].

Sembrerebbe quindi un accordo ben riuscito, con l’Italia e l’UE che riescono a controllare il Mediterraneo centrale e chiudono un occhio sulla situazione dei migranti, ma è veramente così anche in termini di Realpolitik?

Alcuni analisti obiettano che tale strategia e in generale l’approccio della politica estera italiana in Libia, non sia molto lungimirante. Essa si basa infatti su obiettivi di breve periodo, dando priorità alla questione migratoria ed energetica, a scapito di una più macro-comprensiva visione che permetta una stabilità politica sostenibile anche socialmente [13]. Il fatto di stipulare questo accordo negli anni di guerra civile, in cui chiaramente si rischiava di avere un boom migratorio, ha dato un ruolo preponderante alle milizie le quali non sono state circoscritte solo come attore politico, ma anche come detentore della forza, frammentando ancora di più le prospettive di riunificare la Libia una volta per tutte [14]. Esse chiaramente non vedevano come prioritari i diritti umani dei migranti, per cui negli scorsi anni questa garanzia non c’è mai stata. Anche adesso che si è insediato il premier Dbeibah, con la promessa di portare la Libia ad elezioni libere e democratiche per il prossimo dicembre 2021, la situazione non sembra mutata [15].

Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) [16] nei primi sei mesi di quest’anno sono state accertate 741 vittime nella rotta tra Italia e Libia, la più letale, con un aumento delle operazioni di “ricerca e soccorso” dei Paesi nordafricani. La Guardia costiera libica ha infatti intercettato nel corso dei mesi 6 mila persone che sono detenute nei centri ufficiali libici, per cui le stime sono molto più alte tenendo conto dei centri prima controllati dalle milizie o in “terra di nessuno”.

L’approccio italiano alla questione libica, orientato alla questione migratoria, energetica ed economica rischia di essere fallimentare, in quanto le prospettive post-conflitto dovrebbero tenere conto di molteplici aspetti e non volte a perseguire esclusivamente interessi nazionali. Aspetti contraddittori si riscontrano in generale nella strategia europea, divisiva in quanto non vi è una politica estera comune e prima ancora dalle Nazioni Unite [17]. Continuano infatti ad esserci interferenze esterne che minano la riunificazione della Libia e la restituzione del monopolio della forza legittima all’ente statuale preposto: un esempio lampante è la minaccia della Turchia che sta anch’essa addestrando da parte sua in Libia [18].

La volontà italiana di delegare la questione migratoria libica sotto la missione europea Irini è infatti ostacolata dalle resistenze da parte libica, sotto pressione proprio della Turchia. Proprio per questo motivo ci sono stati diversi incontri tra i Ministri della Difesa italiano e turco: si spera che lo stallo si possa superare con le prossime elezioni libiche le quali dovrebbero portare al ritiro di tutte le forze estere presenti nel Paese.

La mancanza di una politica migratoria comune europea è sempre la questione delle questioni: finché il regolamento di Dublino non verrà riformato, tali accordi informali in aperta violazione dei diritti umani continueranno a fiorire. L’Italia e l’UE infatti non affiancano a tali accordi navi di ricerca e di soccorso governative, per cui il Mediterraneo continuerà ad essere una fosse comune a cielo aperto.

Fonti consultate:

[1] Dossier, Autorizzazione e proroga missioni internazionali 2021, DOC. XXV n. 4 e DOC. XXVI n. 4, XXVIII Legislatura, https://documenti.camera.it/Leg18/Dossier/Pdf/DI0373.Pdf

[2] La missione Irini ha come primo scopo far rispettare l’embargo sulle armi verso la Libia e l’addestramento dei militari libici.

[3] Art.80, Costituzione della Repubblica Italiana, https://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/pdf/Costituzione_della_Repubblica_italiana.pdf

[4] Memorandum d’Intesa Italia-Libia, Art. 4, 2/02/2017, Memorandum d'intesa Italia - Libia.pdf

[5] Ivi, pp. 1-2

[6] Ivi, art. 1

[7] Ivi, art.2, punto 5

[8] Medici Senza Frontiere, Italia-Libia: NO ad accordi che calpestano i diritti umani, 8/07/2021, https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/stop-accordi-italia-libia/

[9] Uno dei tanti esempi è che la Libia non ha ratificato la Convenzione contro la tortura, vedasi https://indicators.ohchr.org/

[10] M. Villa, ISPI, Libia e migrazioni, accordo rinnovato, 15/07/2021, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ispitel-libia-e-migrazioni-accordo-rinnovato-31152

[11] Ibidem

[12] A. Varvelli, M. Villa, ECFR, L’enigma libico per l’Italia: i rischi di un pensiero a breve termine, 28/11/2019, https://ecfr.eu/rome/article/lenigma_libico_per_litalia_i_rischi_di_un_pensiero_a_breve_termine/

[13] S. Colombo, ISPI, I limiti dell'approccio italiano in Libia, 23/06/2021, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/i-limiti-dellapproccio-italiano-libia-30924

[14] A. Varvelli, M. Villa, ECFR, L’enigma libico per l’Italia: i rischi di un pensiero a breve termine, 28/11/2019, https://ecfr.eu/rome/article/lenigma_libico_per_litalia_i_rischi_di_un_pensiero_a_breve_termine/

[15] Huffington Post, Premier libico Dbeibah a Roma. Draghi: "Dovere della Libia tutelare diritti migranti", 31/05/2021, https://www.huffingtonpost.it/entry/premier-libico-dbeibah-a-roma-tra-migranti-e-business-vede-draghi-e-di-maio_it_60b4727be4b0ead2796a5230?utm_hp_ref=it-italia-libia

[16] OIM, Migrant deaths on maritime routes to Europe: Jan-Jun 2021, https://missingmigrants.iom.int/sites/mmp/files/Mediterranean-deaths-Jan-Jun_2021.pdf

[17] M. Villa, ISPI, Libia e migrazioni, accordo rinnovato, 15/07/2021, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ispitel-libia-e-migrazioni-accordo-rinnovato-31152

[18] Ibidem


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  • L'Autore

    Sara Oldani

    Sara Oldani, classe 1998, ha conseguito la laurea triennale in Scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano, con una tesi dal titolo “La protezione internazionale delle minoranze: il caso dei curdi del Rojava”.

    I suoi interessi principali sono la geopolitica e la politica internazionale, in particolare dell’area MENA dove ha potuto svolgere uno stage in Israele e Palestina durante il periodo di studi. La passione per questa zona geografica l’ha spinta a cimentarsi nello studio della lingua araba e della cultura stessa.

    Dopo la laurea ha svolto un tirocinio per una ONG a tutela dei diritti umani e si è trasferita a Roma per intraprendere la laurea magistrale in Criminalità e sicurezza internazionale.

    Attualmente ricopre il ruolo di Caporedattore per il tema Framing the World e da marzo 2021 è autrice per la sezione Medio oriente e Nord Africa.


    Sara Oldani, born in 1998, got a Bachelor's Degree in Political sciences and international relations at the Catholic University of the Sacred Heart, Milan, with a thesis entitled "The international protection of minorities: the case of the Kurds of Rojava".

    Her main interests are geopolitics and international politics, in particular the MENA area where she was able to carry out a stage in Israel and Palestine during the period of study. The passion for this area led her to learn Arabic language and culture.

    After graduating, she attended an interniship for a NGO which promotes human rights and moved to Rome to undertake a Master's Degree in Crime and international security.

    She currently holds the role of Editor-in-Chief for the Framing the World project and since March 2021 she has been author for the Middle East and North Africa section.

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