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Ricetta segreta per l’innovazione di successo

Innovare non è mai stato semplice. Tuttavia, oggi quella difficoltà di fondo sembra moltiplicata, in quanto la rapidità con cui progrediscono tecnologie e modelli di business cresce in modo esponenziale. Le aziende sono costrette a dedicare molto più tempo e risorse all’innovazione rispetto a quanto facevano prima, e sono continuamente alla ricerca di strategie e metodi che possano accelerare ed efficientare i processi innovativi.

Ma esiste una ricetta segreta per l’innovazione di successo?

Non ci sono risposte semplici a questa domanda. È stato però studiato che una serie di elementi possono favorire lo sviluppo di idee nuove e vincenti.

Indispensabile è promuovere lo scambio di idee con l’esterno. Ci sono diversi esempi nella storia del management di aziende che hanno inventato un prodotto rivoluzionario, ma non sono state capaci di portarlo al successo e sono state soppiantate da concorrenti che avevano semplicemente “copiato” l’idea, gestendola meglio. Questo spiega quanto è importante essere vigili rispetto a tutto quello che avviene all’esterno della propria organizzazione e rispetto a come cambia il mercato e il mondo intorno, pronti a cogliere ogni stimolo che possa tradursi in un successo commerciale. Oggi questa tendenza è a tal punto condivisa che ha portato alla creazione di piattaforme di innovazione, grazie alle quali si creano reti di scienziati e tecnici, anche di aziende diverse, che scambiano idee e soluzioni.

Un altro aspetto importante è creare un ambiente che incoraggi le persone a collaborare. Oggi, infatti, la complessità della conoscenza umana e la crescente difficoltà delle problematiche che ci troviamo ad affrontare richiedono la presenza di tante persone che lavorano insieme. Cento anni fa i fratelli Wright furono in grado di costruire un aeroplano da soli; oggi invece per costruire un velivolo ci vogliono centinaia di ingegneri. Uno studio realizzato alla Northwestern University ha riscontrato, analizzando più di 20 milioni di articoli scientifici e più di due milioni di brevetti, che, mentre per gli ultimi 50 anni del Novecento quelli di maggior successo erano frutto di un genio solitario, oggi accade il contrario: le pubblicazioni autonome con più di 100 citazioni pubblicate da team di scienziati sono 6 volte rispetto a quelle realizzate da singoli autori[1].

Le aziende più innovatrici sono quelle in cui vi è diversità, ma non troppa. Uno studio della Kellog Business School ha messo in relazione la composizione dei team di artisti che portavano in scena musical a Broadway con il successo dei loro spettacoli: il maggiore successo si otteneva quando il gruppo era formato da un mix di persone che avevano già lavorato insieme e sconosciuti[2]. Il dissenso, il conflitto o semplicemente un punto di vista diverso dal solito, se opportunamente gestiti e incanalati, aiutano a migliorare il proprio lavoro.

Anche la vicinanza fisica con i colleghi può favorire l’innovazione. Uno studio dell’Harvard Medical School ha dimostrato che, su un campione di articoli scientifici analizzato, quelli di maggior successo erano quelli i cui autori sedevano più vicini gli uni agli altri[3]. L’organizzazione degli spazi in un ufficio deve quindi incoraggiare delle interazioni frequenti e spontanee tra colleghi.

Fondamentale è porre le basi per un ambiente che stimoli e faccia rinascere la creatività. La creatività oggi è irrinunciabile in azienda, perché è rara ed è indispensabile per trovare risposte nuove ai problemi che si affrontano. In un mondo dove le tecnologie sono tanto potenti, quello che fa la differenza non è la capacità di fare calcoli rapidamente – cosa che un qualsiasi calcolatore può fare – quanto la caratteristica peculiare ed esclusiva dell’essere umano: la creatività. Alcuni studi hanno dimostrato che circa il 98% dei bambini tra i 3 e i 5 anni pensa in modo “divergente”; questa percentuale scende al 32% nella fascia di età 8-10, per ridursi ancora al 10% tra i 13 e i 15 anni. Solo il 2% delle persone con più di 25 anni usa il “pensiero laterale” per districarsi nelle situazioni complesse. Questo significa che la creatività è una dote che tutti gli uomini posseggono, ma che poco a poco con la crescita si perde, in quanto per sopravvivere si tende a conformarsi ai comportamenti di chi si ha intorno. Dando ai dipendenti la possibilità di coltivare i propri interessi e le proprie passioni si riattiva questa capacità così potente e la si tiene in allenamento.

Infine, l’innovazione può arrivare solo laddove le persone abbiano il tempo per riflettere: se il personale è continuamente impegnato a risolvere questioni contingenti, non riuscirà mai a trovare delle risposte alternative e dunque innovatrici. Un’azienda che innova deve dunque essere capace di consentire ai propri dipendenti di prendersi il proprio tempo.

[1] Jones, Benjamin F., and Mohammad Ahmadpoor. 2019. Decoding Teams: Team Output and Individual Productivity in Science and Invention. Proceedings of the National Academy of Sciences. 116(28): 13885-13890.

[2] Uzzi B. and Spiro J., 2013. Collaboration and Creativity: The Small World Problem1, https://www.kellogg.northwestern.edu/faculty/uzzi/ftp/uzzi%27s_research_papers/0900904.pdf

[3] [3] Harvard Medical School, Close Proximity Leads to Better Science, 15/12/2010, https://hms.harvard.edu/news/c...


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  • L'Autore

    Chiara Natalicchio

    Laureata con Lode in Ingegneria Meccanica Magistrale con indirizzo Smart Factory al Politecnico di Bari.
    Durante gli studi, ha partecipato a un tirocinio presso il Centro Nazionale di Ricerca a Bari, e a due esperienze internazionali: il programma Erasmus a Bilbao, in Spagna, e il programma Double Degree a Parigi, in Francia. Qui si è occupata principalmente di energia, collaborando, durante uno stage di sei mesi, al progetto di commercializzazione di una strada solare, che è diventato poi oggetto di tesi.
    Attualmente svolge uno stage in una società di gestione immobiliare, dove si occupa di gestire progetti di manutenzione, rinnovazione ed efficientamento energetico degli immobili gestiti dal Gruppo.
    La sua passione è lo sport, in tutte le sue forme: al chiuso, all’aperto, individuale, di gruppo. Dopo una lunga carriera da ginnasta, durante gli anni universitari si dedica all’allenamento delle giovani leve; da sei anni nuota in una squadra master, partecipando a competizioni regionali.
    Ama la lettura, il cinema, i viaggi e le lingue straniere.
    Da sempre sensibile a temi sociali, politici ed ecologici, nel Novembre 2020 entra nel team di Mondo Internazionale per occuparsi della redazione di articoli per l’area “Ambiente e Sviluppo” e come Policy Analyst nel gruppo MIIP.Graduated with honors in Mechanical Engineering at the Polytechnic of Bari.

    During her studies, she carried out an internship at the National Research Center in Bari, and two international experiences: the Erasmus program in Bilbao, Spain, and the Double Degree program in Paris, France. Here, she mainly dealt with energy, collaborating, during a six-month internship, on the marketing project of a solar road, which later became the subject of her thesis.
    She currently takes part in an internship at a property management company, where she manages maintenance, renovation and energy efficiency projects of the properties managed by the Group.
    Her passion is sport, in all its forms: indoors, outdoors, individually or in groups. After a long career as a gymnast, during her university years she started to train young talents; she has been swimming in a master team for six years, participating in regional competitions.
    She loves reading, travelling and studying foreign languages.
    Always sensitive to social, political and ecological issues, in November 2020 she joins the Mondo Internazionale team to write articles for the "Environment and Development" area and as a Policy Analyst in the MIIP group.

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