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Settimana del Cervello: Funzioni esecutive e difficoltà scolastiche

RAISE

A qualche giorno dall’inizio della Settimana del Cervello, cogliamo l’occasione per trattare un tema molto approfondito a livello scientifico ma ancora poco enfatizzato a livello divulgativo: quello delle funzioni esecutive e del loro ruolo in ambito scolastico.

Ma andiamo con ordine: cos'è la Settimana del Cervello?

La Settimana del Cervello (Brain Awareness Week) è un evento che mira a diffondere le conoscenze e le scoperte sul cervello al pubblico. Solitamente si è tenuto nel mese di marzo ma quest’anno, causa Covid-19, è stata posticipato e avrà inizio lunedì 18 maggio.

La manifestazione consiste nella promozione di eventi gratuiti, come prestazioni sanitarie, seminari e laboratori, orientati a informare sulle più recenti scoperte riguardanti il cervello, aumentare la consapevolezza sulle tematiche trattate e favorire un atteggiamento preventivo che porti all’assunzione di uno stile di vita sano.

La Brain Awareness Week è giunta in Italia grazie ad una partnership nata nel 2016 tra Donatella Ruggeri (fondatrice del portale di divulgazione scientifica Hafricah.net) e l’organizzazione newyorkese Dana Foundation, ideatrice della campagna nel 1995. In sole quattro edizioni, l’evento ha raccolto moltissime adesioni da parte di professionisti del settore, permettendo all’Italia di classificarsi prima al mondo per numero di eventi proposti, superando addirittura gli Stati Uniti.

Perciò, ispirandoci a questo evento, abbiamo deciso di parlare dell’importanza delle funzioni esecutive (FE) e del loro ruolo nel contesto scolastico.

Cosa sono le FE?
Senza voler scendere troppo nel tecnico, si tratta di un insieme di funzioni che permettono alla persona di attuare comportamenti e strategie efficaci in situazioni in cui i vecchi schemi acquisiti non sono funzionali o non permettono la risoluzione del problema. Sono sostanzialmente l’opposto della capacità di automatizzazione, cioè di quell’abilità che ci permette di agire quasi “senza pensare”, in automatico appunto. Le FE entrano in gioco quando la nostra “cassetta degli attrezzi”, formata dalla routine di strategie e comportamenti appresi nel corso del tempo, si rivela insufficiente alla luce delle nuove circostanze di vita.

Il modello attualmente più accreditato a livello scientifico riconduce le funzioni esecutive a tre sottoinsiemi principali (Miyake e coll., 2000):

- Inibizione: la capacità di inibire o frenare un impulso o un’informazione che in quel momento non è rilevante. Se mentre state studiando, sentite il telefono vibrare e resistete alla voglia di controllare le notifiche per rimanere concentrati, ecco che state utilizzando l’inibizione!

- Memoria di lavoro: permette di tenere a mente informazioni ed elaborarle per un breve periodo di tempo. Per scoprire come funziona provate a leggere la riga seguente una sola volta e ripetete prima i numeri, in ordine crescente, e poi le lettere, in ordine alfabetico:

M – 4 – A – 6 – R – 3

- Flessibilità di risposta: la facoltà di poter cambiare il proprio comportamento in base a una modifica delle regole o al tipo di richiesta. Questa capacità è strettamente legata all’empatia e ha pertanto una grossa rilevanza a livello relazionale e sociale. Ad esempio, ci aiuta a cambiare prospettiva e a metterci nei panni di qualcun altro.

A cosa servono?
Le FE entrano in azione quando è necessario imparare nuove competenze e capacità. Sono essenziali soprattutto in età scolare (6 -18 anni) ed è noto ormai da tempo che la compromissione di queste funzioni comporti spesso difficoltà nell’apprendimento. Non è raro poi che in questi casi siano presenti disturbi del neurosviluppo, come ad esempio i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (comunemente noto come ADHD) e i Disturbi Specifici del Linguaggio.

Si possono potenziare?
La buona notizia è che sì, le FE possono essere potenziate, indipendentemente da quanto siano compromesse (anzi, pare proprio che i risultati migliori si raggiungano quando il quadro di partenza è particolarmente pregiudicato).
Gli studi scientifici hanno evidenziato due possibilità a tale riguardo:

  1. Training specifici: vari protocolli di intervento, computerizzati e non, hanno dimostrato la loro efficacia in ambito scolastico, migliorando ad esempio la tenuta attentiva, le capacità di ragionamento e calcolo, la comprensione di testi scritti. Per attuarli è necessario l’intervento di uno specialista (solitamente uno psicologo) che, dopo aver valutato con test standardizzati le difficoltà e le risorse del caso, predispone un piano personalizzato e calibrato sull’individuo. Esistono anche training che possono essere attuati in età prescolare, come il Tools of the Mind (Diamonds, 2007);
  2. Yoga e arti marziali: diversi studi hanno rilevato miglioramenti nelle FE grazie alla pratica di discipline come lo yoga, la meditazione e alcune arti marziali (ad es. tae-kwon-do). Difatti, si ritiene che queste attività, che notoriamente richiedono un buon livello di concentrazione, favoriscano il potenziamento dell'autocontrollo e della pianificazione.

Per scoprire gli eventi della Settimana del Cervello previsti sul territorio italiano, basta cliccare sul link qui riportato: https://www.sdi chettimanadelcervello.it/eventi/


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  • L'Autore

    Sara Bergamini

    Sara Bergamini è psicologa, iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia.

    È membro di Mondo Internazionale dal gennaio 2020. Attualmente collabora con il team del progetto TrattaMi Bene occupandosi di tematiche relative all'età evolutiva.

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