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Le dinamiche di “gruppo” che conducono all’emarginazione del diverso

RAISE

Tendenzialmente, il fenomeno del bullismo scaturisce dall’intolleranza nei confronti della diversità e spesso è radicato in discriminazioni basate sull’origine etnica, sul genere, sull’orientamento sessuale, sulle disabilità e sulle caratteristiche fisiche. Il bullismo, per definizione, è volto ad allontanare e svilire ciò che è “diverso dal gruppo”.

Le forme assunte dal bullismo sono molteplici, una delle quali consiste senz’altro nell’esclusione della vittima dal gruppo: si tratta del “bullismo relazionale”. Il bullismo relazionale è diffuso soprattutto tra bambine e ragazze ed è caratterizzato da meccanismi di emarginazione poco evidenti e, proprio in virtù di ciò, insidiosi e difficili da riconoscere. Isolare intenzionalmente qualcuno è un atto di aggressività che può provocare conseguenze psicologiche anche gravi in chi lo subisce.

Gli esseri umani, infatti, hanno un grande bisogno di appartenere e di identificarsi in un gruppo, anche qualora si trattasse di un gruppo di piccole dimensioni: il bisogno di appartenenza trova le proprie radici nell’evoluzione e nell’istinto di sopravvivenza.

Essendo un fenomeno di gruppo, il bullismo deve, quindi, essere affrontato restituendo il ruolo educativo alle famiglie e non unicamente intraprendendo percorsi educativi e psicologici con il singolo ragazzo fragile, sia esso la vittima o il bullo. Ma non solo: infatti, è, in prima battuta, nel gruppo che si deve intervenire. In particolare, qualora gli atti di bullismo abbiano luogo nell’ambito scolastico, è necessario intervenire nel gruppo-classe.

Il bullismo volto all’esclusione tende ad affermare il potere del bullo e a fargli ottenere alcuni vantaggi materiali. Se la classe condivide la cultura delle prepotenze e necessita di coesione, allora il bullo avrà maggiore seguito, riuscendo ad esercitare pressione anche su coloro che, esclusivamente per la paura di subire ritorsioni, non si espongono più di tanto. Se le prevaricazioni sono rifiutate dalla maggioranza, invece, il bullo sarà un solitario. Per questi motivi è fondamentale insistere sul gruppo e promuovere valori condivisi che tendano all’inclusione e alla tolleranza. Al fine di sconfiggere il fenomeno del bullismo, è importante tenere in considerazione il fatto che, nell’epoca dei social media, percorrere la via dell'esclusione è ancora più semplice: è sufficiente un semplice “mi piace” o un “commento” per emarginare un individuo.

Ignorare le manifestazioni del bullismo è dannoso, non solamente in quanto non argina e, anzi, alimenta il sentimento di disagio e di dolore provato dalla vittima, ma anche perché lancia un messaggio diseducativo al resto del gruppo. È importante cogliere ogni occasione per educare al diritto alla differenza.

È bene inoltre ricordare che le conseguenze dannose sul singolo possono essere anche molto pericolose. Nel 2009, l’Università della California ha condotto alcuni studi nell’ambito dei quali è stato scoperto che intercorre un legame stretto tra il rifiuto sociale e il dolore fisico: il gene OPRM1. Nonostante fosse già noto che l’esclusione attivasse le aree del cervello legate allo stress, la scoperta ha sottolineato come possa anche provocare del dolore fisico. In particolare, l’esclusione sociale figura tra le cause di malattie come la fibromialgia.

Oltre alle conseguenze negative per la salute fisica, l’esclusione sociale provoca nell’escluso una diminuzione dell’empatia. Inoltre, anche le abilità cognitive e le prestazioni intellettuali ne risentono, per non parlare delle influenze sull’emotività e sui livelli di aggressività dell’individuo.

In ragione delle traumatiche conseguenze che provoca sull’individuo – alcune delle quali summenzionate - Amnesty International considera il bullismo una violazione dei diritti umani, in quanto lesivo della dignità di chi lo subisce e contrario ai principi fondamentali dell’inclusione, della partecipazione e della non discriminazione. L’articolo 2 della “Dichiarazione universale dei diritti umani” afferma infatti che tutti devono poter usufruire di diritti e libertà “senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”.


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  • L'Autore

    Rebecca Scaglia

    Studentessa di Giurisprudenza al terzo anno, aspirante avvocato. Interessata alla tutela e difesa dei diritti della persona umana. Pienamente convinta che ognuno di noi abbia un grande potere, ossia di saper fare la differenza.

    Third year law student, aspiring lawyer. Interesed in protection of human rights. Fully convinced that everyone has a strong power, which is to know how to make the difference.

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