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La scuola italiana e gli effetti del Covid-19

RAISE

“E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

- Art. 3.2, Costituzione della Repubblica italiana

L’istruzione è una delle più efficienti garanzie di mobilità sociale: rimuove gli “ostacoli di ordine economico e sociale” che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. È essenziale per la collettività, in quanto è in grado di uniformare la diffusione di educazione e conoscenze di base ed è determinante per il singolo, dal momento che lo pone nella condizione di poter cogliere quante più opportunità di formazione e crescita personale ritenga.

Ciò premesso, è ormai noto come l’emergenza sanitaria abbia messo sotto scacco il mondo e abbia prodotto i propri effetti indiretti anche in ambito scolastico: la maggioranza degli Stati, infatti, ha deciso di chiudere le scuole per mesi e molti studenti, tutt’oggi, non sono ancora ritornati tra i banchi.

L’obiettivo è quello di tutelare la salute dei cittadini, ma, dopo tutto questo tempo, è quantomeno lecito chiedersi se i benefici della chiusura siano così evidenti da compensare il prezzo che gli studenti pagheranno: il motore dell’ascensione sociale è guasto.

Covid-19: i contagi e la chiusura delle scuole

Numerosi studiosi si sono prodigati nel tentativo di fornire una risposta al summenzionato quesito, ma i risultati delle analisi empiriche successive alla riapertura delle scuole in Europa sono contrastanti.

Per esempio, in Germania tre ricercatori dell’Institute of labor economics di Bonn sono giunti alla conclusione che, tre settimane dopo la riapertura delle scuole nei Lander, i casi di Covid confermati nei luoghi interessati dalla riapertura sono leggermente ma uniformemente diminuiti. Tuttavia, un’analisi analoga sulle regioni italiane, svolta da Salvatore Lattanzio dell’università di Cambridge, ha portato a conclusioni opposte: in Italia, le regioni che hanno riaperto prima le scuole sono successivamente risultate più avanti nella curva dei contagi. Gli interrogativi sulle possibili variabili, tra le quali potrebbe figurare la capacità d’organizzazione e coordinamento nazionale, alimentano i dubbi sull’effettiva necessità del ricorso esclusivo alla “DAD” (Didattica a distanza).

Covid-19 e gli studenti

E’ scientificamente provato che, in genere, ogni riduzione dell’orario scolastico produca effetti negativi sulle abilità cognitive, sulla probabilità d’abbandono scolastico, d’iscrizione all’università, di trovare lavoro, sul livello del salario in età adulta e sulle mansioni svolte sul lavoro, nonché sui risultati scolastici degli eventuali figli degli attuali studenti. I ricercatori delle Università di Francoforte e della Pennsylvania hanno stimato che la chiusura delle scuole dovuta al Covid-19 porterà a un significativo ridimensionamento del benessere degli studenti, con un’incidenza maggiore persino a quella dovuta dalla riduzione del reddito dei genitori per la crisi, e riguarderà soprattutto i figli dei genitori meno abbienti.

Covid-19 e giovani

Numerosi studi asseriscono che la fascia d’età maggiormente destabilizzata dagli effetti indiretti della pandemia da Covid-19 sia quella che oscilla tra i 15 e i 25 anni. Si tratta della fascia d’età in cui il bisogno di socializzazione è massimo e, proprio in ragione di ciò, gli individui d’età compresa entro detti estremi sono stati i più colpiti dalle misure di sicurezza anti-Covid. Basti pensare che gli studenti delle scuole superiori hanno utilizzato quasi esclusivamente la “DAD” negli ultimi mesi e che gli studenti universitari non rientrano in aula da quasi 11 mesi.

Covid-19 e diseguaglianze

È evidente che gli effetti indiretti della pandemia dovuta al Covid-19 rafforzino e accelerino le diseguaglianze sociali.

L’ISTAT ha certificato che durante il confinamento 1 studente su 8 non possedeva un laptop per la didattica a distanza e più di 2 minori su 5 vivono in case prive di spazi adeguati per studiare. Inoltre, da una rilevazione di IPSOS è emerso che 1 genitore su 10 ritiene di non potersi permettere l’acquisto di tutti i libri scolastici per il nuovo anno e 2 genitori su 10 di bambini tra i 4 e i 14 anni, fra coloro che ne usufruivano negli anni precedenti, non possono più permettersi di pagare la retta della mensa scolastica. La povertà economica e la povertà educativa si muovono di pari passo.

Anche le disuguaglianze di genere si sono acuite: la percentuale di donne che svolge mansioni domestiche, ritirandosi dal mondo dello studio o dell’istruzione, è in significativa crescita.

Covid-19 e scuola: la posizione dell’esecutivo

“La didattica a distanza è una misura che ho voluto e in cui credo ma che non può essere portata troppo alle lunghe, rischia di creare diseguaglianze, colpisce i ragazzi più deboli perché la scuola non è solo luogo di apprendimento è vita, socialità, cura dell'affettività, anche rispetto a situazioni familiari difficili. I ragazzi hanno ragione a dire che vogliono tornare a scuola. Non credo si possa pensare di recuperare d'estate: bisogna recuperare oggi”.

-Azzolina, ministro dell’Istruzione

L’istruzione è materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni ai sensi dell’art. 117.3 della Costituzione e, infatti, le Regioni stanno prendendo decisioni a riguardo in maniera estremamente autonoma e, a tratti, poco armoniosa. Tuttavia, l’Azzolina ha ribadito che "decideranno le Regioni quando riaprire”.

Nella scuola sono stati investiti 7 miliardi e nel Recovery sulla scuola ci sono oltre 27 miliardi, considerando tutti i fondi europei.

Per quanto concerne i vaccini, i docenti sono stati considerati categoria prioritaria dopo i sanitari e gli anziani.


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  • L'Autore

    Rebecca Scaglia

    Studentessa di Giurisprudenza al terzo anno, aspirante avvocato. Interessata alla tutela e difesa dei diritti della persona umana. Pienamente convinta che ognuno di noi abbia un grande potere, ossia di saper fare la differenza.

    Third year law student, aspiring lawyer. Interesed in protection of human rights. Fully convinced that everyone has a strong power, which is to know how to make the difference.

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