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Il rientro a scuola post lockdown

RAISE

Oggi milioni di ragazzi in tutta Italia rientrano a scuola dopo sei mesi di autogestione, durante i quali la quotidianità è cambiata. Tutti noi abbiamo assistito ad una destrutturazione delle nostre abitudini, lo stesso è successo per i bambini e gli adolescenti che oggi ritornano sui banchi con modalità, regole e procedure differenti. Il rientro rappresenta pertanto una nuova alterazione dell’equilibrio per gli studenti, che potrebbero provare ansia e paura nei confronti di un luogo considerato familiare prima del lockdown.

L’innalzamento dei livelli d’ansia e di stress, frequentemente sperimentato dai giovani anche in condizioni “normali”, è una conseguenza fisiologica della pandemia. Quando però l’ansia non viene riconosciuta e gestita correttamente, può essere interiorizzata (causando disturbi del sonno, irritabilità, difficoltà di concentrazione, alterazione dell’appetito) oppure agita (attraverso comportamenti sociali sregolati come abuso di sostanze e/o abuso di tecnologia) provocando nella persona disagio emotivo e/o sociale e un peggioramento del rendimento scolastico.

Questo aspetto è essenziale in quanto le ricerche concordano nel considerare il benessere/disagio psicologico responsabile dello sviluppo complessivo dell’individuo, soprattutto in età di sviluppo poiché impatta sui comportamenti, sulla modalità di creare e coltivare relazioni e in generale sul modo in cui si affrontano le sfide che la vita presenta.

Infatti nell’adolescenza e ancora di più nell’infanzia è in corso lo sviluppo cerebrale, emotivo e relazionale e ciò conferisce alla persona una maggiore plasticità agli eventi. Tale condizione da un lato consente di sfruttare risorse e capacità adattive e dall’altro espone ad una maggiore permeabilità agli eventi e ai contesti di vita. Ciò significa che il minore risente maggiormente – in modo talvolta poco evidente ma profondo – del clima e delle caratteristiche specifiche della situazione che sta vivendo in ogni ambito di vita (familiare, scolastico, relazionale, sociale…).

Da quanto detto consegue che i più giovani risultano maggiormente esposti ai risvolti negativi della situazione attuale. È necessario pertanto attuare strategie efficaci che rendano possibile un rientro a scuola sereno, soprattutto alla luce dei dati più recenti che evidenziano anche tra i più giovani un sensibile aumento dei disturbi ansiosi e depressivi, come conseguenza della pandemia (Huang, Y., & Zhao, N.,2020; Rossi, R. et al., 2020; Zhou et al. 2020).

In questo panorama prende vita la decisione di inserire il supporto psicologico tra le misure previste dal Protocollo di sicurezza per la ripresa di settembre, sottoscritto il 6 agosto dal Ministro Azzolina insieme alle organizzazioni sindacali. Sulla base della convenzione tra Ministero dell’Istruzione e Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) saranno promosse attività di sostegno psicologico per fronteggiare situazioni di stress, insicurezza, timore di contagio, difficoltà di concentrazione e ripercussioni relative ai mesi di isolamento. L’obiettivo non è quello di patologizzare la condizione nella quale ci troviamo, ma piuttosto quello di fornire strumenti e strategie per affrontare e gestire la situazione in maniera adeguata.

Il dott. Davide Lazzari, Presidente del CNOP, in una lettera aperta a Skuola.net descrive il provvedimento in questi termini:

“La Psicologia non è solo clinica o cura, è soprattutto lavoro di promozione e sviluppo di risorse e capacità di affrontare le sfide adattive, è prevenzione perché fornisce strumenti concreti. È la dimensione psichica che orienta il nostro modo di leggere la realtà e le nostre reazioni, nel bene e nel male, che ci aiuta ad essere resilienti ed efficaci.
E allora, come si può pensare che il mondo della Scuola sia “disarmato” e impotente dal punto di vista psicologico? È evidente, soprattutto di fronte alla crisi sanitaria e sociale della pandemia che è diventata crisi psicologica, che mantenere la Scuola priva di competenze psicologiche è pura follia. ”

Il Dott. Lazzari sottolinea anche il positivo impatto economico di questo provvedimento: si stima che per ogni euro speso nel sostegno psicologico, si potranno risparmiare da 3 ai 10 euro in termini di spesa pubblica per la sanità (Khan et al. 2015).

È chiaro che l’introduzione dello psicologo nella scuola non è sufficiente per garantire un rientro sereno e fluido: è necessario che tutte le figure educative (genitori, insegnanti, professori, educatori, tecnici sportivi,…) collaborino in sinergia per costruire una rete di supporto e sostegno. Sarà importante favorire la ricostruzione dei legami tra pari, incoraggiare l’inclusione dei bambini con difficoltà, creare occasioni di confronto e dialogo, il tutto nel pieno rispetto delle norme e delle procedure di prevenzione del contagio, che andranno spiegate ai minori con un linguaggio adatto al loro livello di sviluppo.

È importante inoltre rassicurare i bambini e comunicare le misure da adottare senza spaventarli e senza mentire, per evitare di creare ulteriore confusione e paura. Parole semplici, immagini, video e giochi possono aiutare i più piccoli a comprendere meglio e ricordare come ci si deve comportare. Ad esempio si potrebbe creare un’agenda visiva con le immagini delle diverse azioni (indossare la mascherina, lavare spesso le mani…) e appenderla in un luogo accessibile, in modo che possa essere facilmente consultata.


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  • L'Autore

    Sara Bergamini

    Sara Bergamini è psicologa, iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia.

    È membro di Mondo Internazionale dal gennaio 2020. Attualmente collabora con il team del progetto TrattaMi Bene occupandosi di tematiche relative all'età evolutiva.

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