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DSA e BES: cosa sono? Facciamo chiarezza!

RAISE

Da alcuni anni alunni, insegnanti, genitori e chi si trova a frequentare gli ambienti scolastici sono entrati in contatto con nuove sigle come DSA, BES, PEI, PDP, ADHD. Se questi acronimi sono chiari per gli addetti ai lavori, non sempre lo sono per le famiglie e, ancora meno, per i bambini.

Quindi… proviamo a fare chiarezza.

Cosa significa BES?

Con la sigla BES si riferisce ai Bisogni Educativi Speciali ossia difficoltà stabili o transitorie che richiedono interventi individualizzati.

La Direttiva del 27 Dicembre 2012 che li definisce ne individua 3 categorie:

  1. alunni con disabilità (motoria e/o cognitiva) certificata secondo la legge 104/92;
  2. alunni con disturbi evolutivi: Disturbi Specifici dell'Apprendimento, Disturbi del Linguaggio, ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e/o Iperattività), disturbi comportamentali,…
  3. alunni con svantaggio legato a fattori socio-economici, linguistici, culturali (come la non conoscenza della lingua e della cultura italiana), difficoltà di tipo comportamentale e relazionale.

Attenzione: non esiste la diagnosi di Bisogno Educativo Speciale: quella di BES è una definizione pedagogica e non clinica molto utile alla scuola per attuare tutte le strategie didattiche ed educative necessarie per garantire l’individualità dell’offerta didattica per ciascun alunno.

Cosa significa DSA?

La sigla DSA si riferisce ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento. I DSA si manifestano nel corso dei primi anni della scuola primaria, in particolare con l’apprendimento della lettura, della scrittura e delle competenze matematiche.

Vediamo nel dettaglio il significato dell’acronimo:

  • Disturbo
    Il termine “Disturbo” distingue il DSA dalla semplice “Difficoltà di Apprendimento” e cioè l’insieme di tutte quelle problematicità che gli alunni possono incontrare durante il loro percorso scolastico. Vengono definiti “disturbi” perché non dipendono da scarso studio ma piuttosto dall’impossibilità nel consolidamento e automatizzazione di alcune abilità.
    I DSA non sono una patologia! Le patologie infatti hanno un loro cursus specifico: vengono attivate e hanno momenti di acutizzazione e riduzione. I DSA invece sono l’esito della combinazione tra una particolare architettura neuropsicologica (che determina alcune anomalie nel processamento degli stimoli) e un numero variabile di fattori (genetici, prenatali, perinatali, ecc). Trattandosi di un disturbo di natura neurobiologica, essa può essere considerata una caratteristica individuale del soggetto, come spiegato dal dott. Giacomo Stella, psicologo e direttore di SOS Dislessia:
    E’ importante iniziare a riferirci ai DSA come ad una neurodiversità, ovvero come ad uno sviluppo neurologico atipico, che rappresenta però una manifestazione delle normali variazioni nello sviluppo umano. Una neurodiversità non determina una disabilità di per sé, ma lo diventa solo ed esclusivamente a seconda della società in cui si manifesta. Se ci pensiamo, la dislessia in una cultura orale resterebbe una neurodiversità, ma non rappresenterebbe una difficoltà, né un disturbo, né una disabilità, poiché non si manifesterebbe neanche”.

  • Specifico dell’apprendimento
    I DSA vengono definiti “specifici” perché non compromettono il funzionamento generale del bambino (la cui intelligenza risulta essere pari o addirittura superiore alla norma), ma uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura o calcolo). Inoltre, il termine “Specifico” differenzia i DSA dai “Disturbi Aspecifici”, quindi dai ritardi nell’apprendimento causati da deficit sensoriali (visivi o uditivi) o da variabili affettivo-relazionali ed emotive. Infatti, le difficoltà del bambino con DSA non dipendono dal mancato utilizzo di occhiali o di apparecchi acustici, né da problemi nella sfera affettiva e familiare e neppure da scarso impegno o interesse verso la scuola.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono quattro e possono essere presenti o singolarmente o associati tra di loro.

  • Dislessia: è un disturbo della lettura che comporta una difficoltà nell’accuratezza della lettura delle parole, incide sulla velocità e sulla fluenza della lettura e compromette anche la comprensione del testo.
  • Disturbo dell’espressione scritta suddivisibile in Disortografia (disturbo della scrittura che comporta uno scarso controllo ortografico) e Disgrafia (disturbo che riguarda specificatamente il tratto grafico in assenza di disturbi della coordinazione motoria);
  • Discalculia: disturbo che riguarda l’area matematica e che implica difficoltà sul piano numerico e aritmetico.

Per valutare la presenza di DSA è necessario effettuare un percorso diagnostico approfondito, che delinei il profilo cognitivo del minore ed escluda la presenza di problemi generalizzati o di altra natura. La diagnosi può essere fatta da psicologi e neuropsichiatri infantili e può essere svolta sia presso le sedi del Sistema Sanitario Nazionale sia presso i professionisti accreditati che operano privatamente.

Nel 2010 è stata emanata la legge 170/2010 che, oltre a riconoscere l’esistenza dei disturbi, ne regolamenta le modalità diagnostiche e tutela il diritto allo studio dei ragazzi con DSA. La legge prevede che, sulla base di quanto riportato nella relazione diagnostica, si predisponga per l’alunno con tale disturbo un Piano Didattico Personalizzato (PDP) che preveda l’indicazione degli strumenti compensativi (utilizzo di calcolatrice, programmi di videoscrittura, sintesi vocale…) e di misure dispensative (ad es.: interrogazioni programmate, tempo supplementare per svolgere le verifiche). Il PDP non ha il fine, come si sente spesso dire, di “facilitare” il bambino avvantaggiandolo rispetto ai pari, al contrario, ha la funzione di mettere il bambino nelle condizioni di apprendere e di non essere penalizzato nella valutazione.


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  • L'Autore

    Sara Bergamini

    Sara Bergamini è psicologa, iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia.

    È membro di Mondo Internazionale dal gennaio 2020. Attualmente collabora con il team del progetto TrattaMi Bene occupandosi di tematiche relative all'età evolutiva.

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