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Afghanistan: la guerra più letale al mondo per i bambini

RAISE

Il rapporto “Preserving Hope in Afghanistan: Protecting children in the world’s most lethal conflict” dell’UNICEF (United Nations International Children’s Emergency Fund), risalente a dicembre 2019, afferma che il conflitto in Afghanistan, che si protrae ormai da quarant’anni, sta avendo un impatto devastante sui bambini.

In Afghanistan, vengono brutalmente uccisi o feriti almeno nove bambini ogni giorno. Dal 2009 al 2018 sono stati uccisi circa 6.500 bambini e altri 15.000 sono rimasti feriti. L’UNICEF ha riscontrato che, nel corso del solo 2018, in Afghanistan hanno avuto luogo ben 162 attacchi a scuole ed ospedali.

Una delle principali cause di tante uccisioni è la frequenza spaventosa con cui si verificano i cosiddetti “attentati suicidi”, che consistono nell’uccisione di uno o più bersagli tramite la prevista morte dell’attentatore. Tali attacchi hanno spesso luogo per mezzo di ordigni esplosivi improvvisati, capaci di generare stragi.

All’interno di un video-documento intitolato “Visiting a theme park in Afghanistan” girato da “Indigo Traveler” (nel tempo divenuto un collaboratore dell’UNICEF), un cittadino afghano ha rilasciato una intervista in cui afferma che “ogni afghano, uomo, donna, bambino, giovane, quando esce di casa non ha la garanzia di poterci fare ritorno e ogni volta che c’è un attentato chiama i propri cari per fargli sapere che sta bene. Si, c’è sempre questa incertezza.”

Non è affatto una coincidenza, come è ovvio, che l’Afghanistan sia la zona di guerra più letale al mondo per i bambini. E non è tutto. Molti dei bambini che sopravvivono rimangono orfani. Esistono alcuni centri che accolgono i bambini che non hanno più una mamma e un papà, uno dei più particolari si trova a Kabul: si tratta di un circo che ospita più di quaranta bambini. Non tutti quelli che ne avrebbero bisogno, però, hanno la possibilità di prendervi parte.

Questi, tuttavia, sono solamente gli effetti diretti prodotti dalla guerra che affligge il Paese da decenni. Le vite dei bambini, però, sono state segnate anche da disastri naturali, povertà e sottosviluppo.

Il summenzionato rapporto dell’UNICEF racconta che, in Afghanistan:

  • 3,8 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria;
  • 1 ragazza su 3 si sposa prima di compiere 18 anni;
  • 3,7 milioni di bambini in età scolare sono fuori dal sistema educativo;
  • 600.000 bambini sotto i 5 anni soffrono di grave malnutrizione;
  • il 30% dei bambini è coinvolto nel lavoro minorile;
  • ogni anno 400.000 giovani afghani entrano nel mercato del lavoro, ma in gran parte privi delle competenze professionali necessarie.

Non si tratta solo di numeri, ma di intere vite private della speranza in un futuro migliore già da giovanissime.

Gli obiettivi che l’UNICEF si è prefissata per arginare e, con il tempo, riparare agli effetti disastrosi della lacerante guerra che si combatte in Afghanistan da decenni concernono l’educazione, la salute, la malnutrizione e l’acqua potabile.

Per quanto riguarda l’educazione, alcuni luoghi sono stati adibiti all’insegnamento in accoglimento dell’iniziativa promossa dal governo dell’Afghanistan, la “Community-Based Education” (CBE), volta a fornire un’istruzione, quantomeno base, ai bambini che vivono nelle aree più vulnerabili del Paese. Tuttavia, un enorme numero di bambini e ragazzi afghani si è ampiamente allontanato dalla scuola: nel 2018, quasi il 50% dei bambini delle zone rurali in età scolare era fuori dal sistema educativo. Purtroppo, le bambine si riconfermano le grandi assenti: sempre nel 2018, più di due milioni di bambine e ragazze di età compresa tra i sette e i diciassette anni non frequentavano la scuola.

In riferimento alla salute, l’obiettivo principale è quello di eliminare al 100% la diffusione della poliomielite nel Paese. Nel 2018, il 96% del territorio dell’Afghanistan risultava essere libero dalla poliomielite. Tuttavia, negli ultimi anni i casi di diffusione della malattia sono aumentati e l’accesso al vaccino, in alcune aree del Paese, è ancora difficoltoso e, talvolta, subordinato alla negoziazione di accordi tra i somministratori e le autorità locali.

A proposito della malnutrizione, negli ultimi anni l’UNICEF ha supportato l’edificazione di circa 50 centri di nutrizione. In Afghanistan, infatti, nel 2018 ben due milioni di bambini sotto i cinque anni soffrivano di SAM (Severe Acute Malnutrition) e, per quanto gli sforzi di molti stiano contribuendo ad arginare il fenomeno, la strada è ancora lunga e, nell’ultimo periodo, si è assistito ad un peggioramento della situazione.

Per quanto inerisce all’acqua potabile, i dati contenuti nel report del 2019 asseriscono che, nel 2018, solamente poco meno del 65% degli afghani vi aveva accesso. Come se non bastasse, la terra dell’Afghanistan, lacerata dalla guerra e provata dal cambiamento climatico, sta diventando sempre più arida. Una delle principali cause di morte infantile in Afghanistan è rappresentata da disturbi intestinali dovuti alla impossibilità di accedere all’acqua potabile quali, ad esempio, la diarrea.

La situazione in cui versa il Paese, soprattutto per i più piccoli, è insostenibile. È assolutamente necessario sviscerare le predette problematiche in maniera analitica e mirata, al fine di individuare le possibili soluzioni o, quantomeno, alcune risposte affinché le condizioni di vita di quanti più afghani possibile possano migliorare.

A onor di cronaca, i dati qui riportati risalgono al report elaborato dall’UNICEF nel 2019. È ragionevole ritenere, tuttavia, che a fronte della pandemia e dei disagi ad essa correlati, la situazione non sia affatto migliorata.


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  • L'Autore

    Rebecca Scaglia

    Studentessa di Giurisprudenza al terzo anno, aspirante avvocato. Interessata alla tutela e difesa dei diritti della persona umana. Pienamente convinta che ognuno di noi abbia un grande potere, ossia di saper fare la differenza.

    Third year law student, aspiring lawyer. Interesed in protection of human rights. Fully convinced that everyone has a strong power, which is to know how to make the difference.

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