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Quando la distanza non conta

La sincera voglia di scoprirsi tra italiani e giapponesi

Non sono molti i paesi al mondo a poter vantare un perfetto mix di tradizione autentica e caratteristiche innovative. Avere una cultura antichissima studiata e apprezzata da secoli di cui ancora sono tangibili i resti, non è da tutti; ancor di più se si parla di paesi che hanno attraversato diverse epoche turbolente e allo stesso tempo di grande fermento culturale[1]. E, nonostante ciò, non è detto che queste culture riescano ad esercitare una certa presa sul grande pubblico. Non bastano un passato glorioso o un presente futuristico, bisogna anche saper trasmettere il proprio DNA culturale nel mondo, affinché questo lo apprezzi e lo tenga in vita[2].

L’attuale progresso tecnologico ha portato ad una possibilità di spostamento mai raggiunta prima. In appena mezza giornata si possono attraversare oceani e continenti, raggiungendo mete un tempo solo immaginate: molte di queste attraggono i viaggiatori per la loro affascinante modernità. Dagli skyline mozzafiato delle metropoli statunitensi ai quartieri extralusso degli sceiccati arabi. Stimoli sempre nuovi, intere città da scoprire, mille avventure all’orizzonte. Sapori, colori, profumi nuovi: questo cerca l’esploratore del terzo millennio.

Ma nuovo è anche il “vecchio”, cioè la tradizione, le radici storiche. Sono questi fattori a distinguere un paese dall’altro nell’anima, mentre dal di fuori grattacieli e progetti di fantasiosi architetti rendono omogenei scenari lontani migliaia di chilometri. Non è facile riuscire a preservare il proprio patrimonio storico-culturale. Più la storia di un popolo è antica, più sono gli eventi che ha inevitabilmente subito. Pertanto, nel terzo millennio avere ancora qualcosa di “vecchio” da raccontare è un valore aggiunto. Un qualcosa che anche il turista moderno apprezza, perché sa di non trovarlo altrove. Italia e Giappone, anche in questo caso, corrono su binari paralleli.

Due culture profondamente differenti, due storie completamente diverse, due universi che si sono sfiorati solo quando gli europei già esploravano il Nuovo mondo. Come si spiega allora la grande curiosità reciproca che ai giorni nostri constatiamo tra italiani e giapponesi? Sono sempre di più gli italiani che decidono non solo di visitare il Giappone, ma anche di andarci a studiare e lavorare. L’influenza culturale reciproca è tra le più diffuse e profonde che si possano trovare. Se nella terra del Sol Levante sono apprezzati il nostro Made in Italy[3], il Rinascimento, Venezia e il Colosseo, gli italiani sono affezionati sempre più al cibo giapponese, ai manga, agli anime e alle usanze tipiche di questa affascinante cultura millenaria orientale. Lo dimostrano i successi di eventi come l’itinerante Festival dell’Oriente o quello registrato dal padiglione giapponese nell’Expo di Milano nel 2015[4]. Senza contare i vari Lucca Comics, il Comicon di Napoli o il Romics di Roma, dove i riferimenti alla cultura pop giapponese sono infiniti.

Tutti questi fattori spingono ogni anno migliaia di turisti dall’Italia al Giappone e viceversa, senza contare i milioni di visitatori in entrambi i paesi provenienti dal resto del mondo. Secondo il report statistico UNWTO[5] 2018, tra i dieci Stati più visitati c’è anche l’Italia, che si piazza quinta[6] registrando oltre 58 milioni di arrivi[7]. Nella suddetta top ten non figura il Giappone, che tuttavia vede la capitale Tokyo tra le dieci città più visitate (al nono posto) e, appena fuori dalla classifica, Osaka (al dodicesimo)[8]. Nonostante questi dati statistici, nel 2020 si registrerà sicuramente un aumento del flusso turistico in Giappone dovuto allo svolgimento dei giochi olimpici.

Tra le principali attrazioni turistiche giapponesi spicca il celebre periodo della fioritura dei ciliegi, conosciuto come Hanami (花見). Nel periodo primaverile è possibile godere della bellezza degli splendidi fiori di ciliegio, chiamati “sakura” (桜). Altra meraviglia naturalistica è l’iconico Monte Fuji (富士山), visibile in condizioni meteo favorevoli persino da Tokyo, che dista circa cento chilometri[9]. Oltre ad essere diventato un simbolo del Giappone nel mondo, nel 2013 il Fuji è stato riconosciuto come patrimonio culturale dall’UNESCO. La sua bellezza fu protagonista anche delle famose Trentasei vedute del Monte Fuji, serie di stampe del maestro Katsushika Hokusai[10].

Le cose da fare, vedere e vivere in Giappone sono praticamente infinite. Le differenze culturali e linguistiche, oltre alle difficoltà logistiche, potrebbero scoraggiare i turisti europei (e italiani) meno esperti. Per fortuna, è lo stesso Ente Nazionale Turistico Giapponese (JNTO)[11] a mettere a disposizione degli interessati un sito web molto dettagliato, dov’è possibile reperire tutte le informazioni basilari per un viaggio. Altre guide e notizie utili prima di partire sono disponibili sul sito del Consolato generale del Giappone a Milano e in quello dell’Ambasciata del Giappone in Italia (con sede a Roma). I visitatori italiani che si recano in Giappone per motivi turistici non necessitano del visto se il periodo di permanenza è inferiore ai 90 giorni; infatti, in virtù di un accordo di esenzione del visto tra i due paesi, basta avere un passaporto in corso di validità.

I numeri del turismo in Giappone sono in aumento. Nel 2017 si sono registrati oltre 28 milioni di turisti[12]. Tra questi, sono stati oltre 125.000 gli italiani[13]. Un successo che ha portato il Giappone ad aggiudicarsi il premio come destinazione preferita dagli italiani agli Italian travel awards 2018[14]. Un risultato che fu commentato positivamente da Miyuki Iyoda, direttrice della sezione italiana del dell’Ente Nazionale Turistico Giapponese[15].

Il 2017 è stato anche l’anno della ripresa per il turismo giapponese in Italia. Dopo un trend negativo che durava da diversi anni, la percentuale di turisti provenienti dal Giappone è leggermente aumentata rispetto all’anno precedente[16]. In Italia, l’ente pubblico che promuove l’immagine dell’offerta turistica nazionale è l’ENIT (Agenzia nazionale del turismo) che è sottoposto alla vigilanza del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo. Quello che è emerso da alcune interviste a cittadini giapponesi realizzate proprio dall’ENIT è che ad attrarre maggiormente sono la cucina e l’enogastronomia italiana, oltre al patrimonio storico[17].

[1] Basti pensare che durante il solo periodo Edo giapponese (1603-1868), l’Italia subiva prima la dominazione spagnola, poi quella austriaca degli Asburgo e infine quella francese di Napoleone. Mentre in Giappone si avviava l’ultima fase dei Tokugawa, in Italia si vivevano gli anni del Risorgimento.

[2]La raffinatezza giapponese è la più persuasiva che esista al mondo, poiché i mezzi attraverso cui si esprime sono i più puri, umili, naturali”. Citazione di Fosco Maraini (1912-2004), grande etnologo, scrittore e orientalista.

[3] Dato confermato da infomercatiesteri, consultabile su http://www.infomercatiesteri.it/turismo_out.php?id_paesi=126

[4] GALLUCCI B., Italia-Giappone: un’amicizia lunga 150 anni. Su touringclub.it, 24 febbraio 2016.

[5] United Nations World Tourism Organization. Agenzia specializzata dell’ONU (dal 2003) con sede a Madrid e fondata nel 1970.

[6] Preceduta da Francia (1°), Spagna (2°), Stati Uniti (3°) e Cina (4°).

[7] Report UNWTO Tourism Highlights 2018 edition, consultabile su https://www.travel365.it/file/untwo-tourism-highlights-2018.pdf

[8] Global Destination Cities Index 2019, consultabile su https://newsroom.mastercard.com/wp-content/uploads/2019/09/GDCI-Global-Report-FINAL-1.pdf

[9]Bello è anche il giorno bigio in cui la pioggia cela il Fuji”. Haiku (componimento poetico) del poeta Matsuo Bashō (1644-1694).

[10] Hokusai (1760-1849) fu uno dei più grandi pittori giapponesi, famoso per lo stile artistico noto come ukiyo-e. Altri maestri di questa fortunata corrente furono Kitagawa Utamaro (1753-1806) e Utagawa Hiroshige (1797-1858).

[11] JNTO (Japan National Tourism Organization) è un'istituzione amministrativa indipendente del governo del Giappone.

[12] Vanno tutti in Giappone. Su ilpost.it, 16 giugno 2016.

[13] Il Giappone è la prima meta culturale al mondo. Su siviaggia.it, 31 maggio 2018.

[14] Tuttavia i dati di inizio 2018 disponibili sul sito JNTO segnano un calo del turismo italiano in Giappone (Newsletter Japan n° 36).

[15] Italia travel awards. Su turismo-giappone.it (sito JNTO).

[16] 2.5 milioni gli arrivi giapponesi in Italia nel 2017? Su turismogiapponese.blogspot.com, 22 settembre 2017.

[17] MARTINETTI P., Dal Giappone all'Italia, le motivazioni dei turisti nipponici nel nostro Paese. Su marketingdelterritorio.info, 23 marzo 2017.


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    Mario Rafaniello

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Dal Mondo Asia


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fuji turism Italy Japan travel

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