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Quale sarà la politica estera di Biden verso l'Europa?

Joe Biden diverrà a gennaio il 46esimo Presidente in carica degli Stati Uniti d’America. L’attuale inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, ha già annunciato che presenterà ricorsi contro i risultati elettorali in alcuni Stati dove il testa a testa è stato serrato fino all’ultimo e dove il voto postale ha ampiamente favorito il candidato democratico. Ciononostante, sarà Joe Biden a guidare gli USA per i prossimi anni, accompagnato dalla sua Vice, Kamala Harris.

In Italia, l’opinione pubblica ha commentato la campagna elettorale americana secondo la contrapposizione destra-sinistra. Questa logica, però, non permette di comprendere al meglio una Nazione complessa come gli Stati Uniti d’America e, soprattutto, non ci aiuta a prevedere quale potrà essere la politica estera di Joe Biden. Durante la presidenza Trump il rapporto fra le due sponde dell’Atlantico non è stato dei migliori e numerosi interrogativi sono sorti anche in merito all’utilità della NATO. Memorabile fu la famosa frase di Macron nella quale parlava di “morte cerebrale” dell’Alleanza e, più recentemente, sono sorti dei contrasti fra Francia e Turchia. Diventa quindi più stringente la domanda su quale politica estera nei confronti dell’Europa e degli alleati storici porterà avanti Biden.

I nodi da risolvere sono molti e richiederebbero un’analisi approfondita, ma possiamo almeno cercare di evidenziare quelli principali. Innanzitutto, è bene fare una promessa: America First rimarrà un principio guida anche dell’amministrazione Biden, ma con toni diversi. Sicuramente il nuovo predecessore non sventolerà apertamente ad alleati e rivali questo concetto, ma alla base perseguirà sempre il proprio interesse nazionale. “Uncle Joe” porrà un accento più marcato sul multilateralismo ed eviterà quell’approccio unilaterale che ha caratterizzato l’amministrazione Trump.

Uno degli aspetti principali nel rapporto con l’Europa sarà sicuramente la crisi climatica. Biden ha già dichiarato di essere pronto a rientrare negli Accordi di Parigi, da cui il suo predecessore era uscito. Questo è sicuramente un passo in avanti nella cooperazione ambientale e la Presidente von der Leyen auspica una che “nuova agenda transatlantica” possa rafforzare i partenariati storici ed affrontare insieme le sfide del futuro. C’è la possibilità di parlare di un Green Deal congiunto, ma Joe Biden dovrà comunque fare attenzione a come porrà la questione sul suolo nazionale. È possibile che a gennaio il Senato resti in mano ai repubblicani e questo potrebbe complicare l’agenda ambientalista del Presidente eletto.

Un’altra questione rilevante da affrontare sarà la Brexit. In questo caso la posizione del governo britannico è complicata. Boris Johnson aveva in Trump un alleato e lo stesso Presidente uscente non ha mai nascosto il proprio supporto all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Con Trump alla Casa Bianca, il Regno Unito sperava di raggiungere un accordo commerciale molto vantaggioso, anche in caso di un no deal con Bruxelles. Biden complica un po’ la partita. Il nuovo Presidente ha dichiarato durante la campagna elettorale di essere contrario alla proposta di legge presentata da Boris Johnson che permetterebbe a Londra di venire meno ad alcuni punti dell’accordo con Bruxelles. Uno degli aspetti che più starà a cuore all’amministrazione Biden è il confine irlandese. Anche la speaker della Camera Nancy Pelosi (democratica) ha ribadito la propria contrarietà al ritorno di un confine fisico fra Belfast e Dublino. Washington spingerà quindi per un accordo fra Londra e Bruxelles, situazione che andrà a vantaggio di quest’ultima, da sempre avversa ad un no deal. È possibile che l’elezione di Biden dia una spinta ai negoziati sulla Brexit per porre fine ad un processo iniziato nel 2016.

Oltre al rapporto con Londra, è importante citare quello con Berlino. Fra Angela Merkel e Donald Trump non c’è mai stata simpatia e i rapporti fra i due Paesi sono sensibilmente peggiorati nel corso di questi quattro anni. La fondazione Kӧrber Stiftung pubblica ogni anno un rapporto [1] sulle percezioni dei cittadini tedeschi in fatto di politica estera. Nel 2019, il 19% sosteneva che gli Stati Uniti fossero il partner più importante per Berlino nelle relazioni internazionali. Nel 2020, questa percentuale è scesa al 10%, mentre è aumentato nel frattempo il numero di tedeschi che vorrebbe avere relazioni più strette con Pechino. Come riporta un'analisi di Limes[2], l’opinione che il cittadino comune ha degli USA è fortemente influenzata dal Presidente in carica e ne emerge un’opinione negativa di Donald Trump. Joe Biden dovrà essere perciò in grado di “riportare” gli Stati Uniti in Germania e di rilanciare le relazioni bilaterali fra i due Paesi. Ne va della coesione all’interno dell’Alleanza Atlantica.

Al centro dell’agenda del nuovo Presidente americano ci sarà sicuramente il commercio internazionale. Fra Stati Uniti e Unione Europea gli scambi sono progressivamente aumentati. Più volte Donald Trump ha lamentato l’eccessivo surplus commerciale da parte di Bruxelles (nel 2019, 153 miliardi di euro) e difficilmente questi dati verranno ignorati dall’amministrazione Biden. Ancora una volta, l’approccio sarà cambiato. La minaccia di dazi appartiene ormai al passato. È più probabile che venga rilanciata la discussione di un nuovo accordo commerciale fra Washington e Bruxelles. Biden, infatti, era il numero due di Obama quando sono iniziati i negoziati per il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) nel 2013. La bilancia commerciale sarà quindi uno dei temi centrali nel futuro rapporto fra Washington e Bruxelles.

I nodi che Joe Biden dovrà sciogliere sono molti e delicati. A questi dovrà aggiungere anche il rilancio di una NATO che deve ancora trovare la propria strada. Magari favorirà lo sviluppo di una vera e propria difesa comune europea che stenta a decollare e che rafforzerebbe l’Alleanza Atlantica, dando un peso geopolitico a Bruxelles. Lo stesso Biden, infatti, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2009, si era già espresso a favore di una maggior autonomia europea nel campo della difesa. Prima di tutto ciò, però, dovrà superare i ricorsi di Trump e aspettare gennaio per vedere se i democratici avranno la maggioranza anche al Senato.

[1] https://www.koerber-stiftung.de/fileadmin/user_upload/koerber-stiftung/redaktion/the-berlin-pulse/pdf/2020/Koerber_TheBerlinPulse_Sonderausgabe_Grafikteilenglisch.pdf

[2] Von Marschall C. (2020), “La Germania ama meno l’America, ma ne ha bisogno”, in “Limes: Occidenti contro”, vol.9, pp.201-206


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  • L'Autore

    Leonardo Cherici

    Leonardo Cherici si è laureato in Filosofia Politica all’Università di Padova con una tesi sul processo di integrazione europeo e sulle teorie politiche che lo hanno ispirato. Si è poi iscritto ad una Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, discutendo una tesi di economia politica nella quale si analizza il recente fenomeno di aumento della diseguaglianza economica e la sua relazione con l’innovazione tecnologica e la globalizzazione.

    All’interno di Mondo Internazionale ricopre la carica di Vicedirettore di Redazione, coordinando il lavoro dei nostri autori. Fin dal 2019 scrive per l’Area Tematica Europa e per Framing the World

    Leonardo Cherici graduated in Political Philosophy from the University of Padua with a thesis on the European integration process and the political theories that inspired it. He then enrolled for a Master's Degree in International Relations at the Catholic University of Milan, discussing a thesis on political economy in which he analysed the recent phenomenon of increasing economic inequality and its relationship with technological innovation and globalisation.

    Within Mondo Internazionale he holds the position of Deputy Editor-in-Chief, coordinating the work of our authors. Since 2019 he has been writing for the Europe Thematic Area and Framing the World


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