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Quaderni femministi: i movimenti sudamericani

Verso l'otto marzo, si ripercorrono le storie delle donne sudamericane

Al grido di Ni una menos le donne latinoamericane incendiano le strade delle città. Donne indigene, guerrigliere, migranti, lesbiche sono unite nella lotta al patriarcato. 

Negli ultimi anni l’America Latina si è mostrata come centro nevralgico di una nuova ondata di femminismo, simile a quella che ha investito l’Europa negli anni ‘70 rivendicando l’accesso all’aborto e il diritto al divorzio, ma più rabbioso.

In Argentina lo chiamano la “rivoluzione delle figlie” proprio per la prevalenza di adolescenti nel movimento, quel femminismo che secondo Jennifer Baumgardner, scrittrice ed attivista, ha origine nel 2008. Si tratta della quarta ondata di femminismo [1], iniziata nel momento in cui il movimento decide di includere la comunità LGBT+ e le persone di colore al suo interno.

Il femminismo di quarta ondata combatte inoltre con un nuovo strumento, ossia i social network: lo hanno compreso benissimo le donne cilene del collettivo Las Tesis, che nel 2019 erano sugli schermi di tutto il mondo con la loro performance “El violador eres tu!”.

In America Latina ogni Paese vive nel movimento femminista locale, ogni collettivo ha le proprie rivendicazioni che vengono poi messe in rete da assemblee extra-territoriali. Ad oggi le donne latinoamericane non si considerano un movimento unitario, e nella loro agenda gli obiettivi sono diversi: vanno oltre le rivendicazioni del femminismo occidentale che si concentra sui diritti civili e sull’uguaglianza formale. La prospettiva si basa invece sulla decolonizzazione, sul contrasto alla concezione del corpo delle donne come territorio di lotta. La fine della violenza machista e l’accesso ai diritti riproduttivi sono tra le richieste più urgenti nella realtà latinoamericana, visto l’alto tasso di femminicidi (ben 4.640 nel 2019), l’alto tasso di gravidanze tra adolescenti (1,5 milioni all’anno) e le leggi ultra-restrittive che ancora vietano l’aborto completamente in molti paesi, come El Salvador, Repubblica Dominicana e Honduras. Ma in generale la lotta femminista ampia il proprio orizzonte ponendo al centro le disuguaglianze reali che le donne di ogni età, etnia, religione ed orientamento sessuale vivono sui loro corpi.

Ad esempio, in Argentina nel 2015 nasce il movimento “Ni una menos”, che arriverà anche in Italia con il nome di “Non una di meno”, che fa da catalizzatore per la lotta alla violenza sulle donne, ai femminicidi e al sessismo. Allo stesso modo sorge nel Paese il movimento “para el aborto libero, seguro y gratuito”, che nel 2020 arriva a far approvare dal Senato una legge sulla depenalizzazione dell’aborto [2].

Marta Dillón di Ni Una Menos Argentina, nel suo intervento tenuto nel corso dell’Assemblea Transnazionale di Non Una Di Meno a Verona nel 2019 dice:
“In Argentina siamo scese in strada per la prima volta nel 2015 con il movimento #NiUnaMenos, e fu un salto molto importante, [poiché] ha trasformato il movimento in un movimento di massa. Per questo, Ni Una Menos entra con forza nella sfera dei movimenti per i diritti umani: è un femminismo di strada, un femminismo che entra nei territori, nei quartieri difficili (infatti in Argentina quasi il 30% della popolazione vive sotto la soglia della povertà, e la maggior parte di questa povertà è vissuta da donne, lesbiche e travesti)”.

In queste parole c’è tutta la spiegazione del perché un movimento orizzontale, inclusivo e intersezionale come il nuovo femminismo sia necessario in un Paese socialmente complesso come l’Argentina.

Un altro esempio forte viene offerto dai collettivi cileni, che hanno raccolto una serie di conquiste negli ultimi anni: nel 2017 viene depenalizzato l’aborto nel Paese, e nel 2019 con il flash-mob del collettivo Las Tesis la lotta femminista è tornata alla ribalta. Da tre anni a questa parte in Cile le cose sono cambiate molto, e l’apporto delle donne è sempre più importante. Questo si può vedere sia nella composizione del gabinetto del neo-presidente cileno Boric, composto perlopiù da donne; ma soprattutto dai risultati delle elezioni per la nuova assemblea costituente che si occuperà di redigere la nuova Carta del Paese: i seggi saranno distribuiti equamente tra uomini e donne, ed entreranno a farne parte anche rappresentanti delle comunità indigene.

Per quanto le lotte possano sembrare lontane tra loro, l’intersezionalità del movimento femminista contemporaneo risiede proprio in questa caratteristica: la liberazione delle donne non può essere tale se non si accompagna con la liberazione di tutte le categorie oppresse, dei migranti, dei popoli indigeni, ma si intreccia anche con la lotta ambientalista e con quella anti-capitalista che lega la donna ad un ruolo economicamente subordinato all’uomo.

Insieme agli studenti, in Cile il movimento delle donne è il gruppo organizzato più attivo delle proteste iniziate ufficialmente il 18 ottobre 2019, proprio per il fine comune tra i due gruppi di cambiarlo todo.

In molti altri Paesi del Sud America le donne continuano a lottare: in Perù ad esempio l’aborto è ancora illegale, salvo che in caso di minaccia alla vita della persona gestante. Inoltre, l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) indica il Perù come il secondo paese dell’America Latina per numero di violenze sessuali sulle donne.

Anche in Honduras la condizione femminile è complessa: la legge contro l’aborto nel Paese era già una delle più restrittive al mondo, fino al 2021. Nel gennaio dello scorso anno, infatti, il Congresso ha approvato la legge “scudo contro l’aborto”: l'articolo 67 della Costituzione stabilisce ora che qualsiasi interruzione di gravidanza "da parte della madre o di terzi" è "proibita ed illegale" (anche in caso di stupro, incesto, malformazione del feto o pericolo di vita per la persona gestante), ma soprattutto che questa clausola "può essere riformata solo dalla maggioranza dei tre quarti dei membri del parlamento ".

L’America Latina ha una storia lunga e complessa, fatta di colonizzazione, dittature, tentativi democratici, violazioni di diritti umani e populismi, ma è proprio questa storia che ha reso vive le rivendicazioni degli oppressi. E sebbene il passato è drammatico, nel futuro i diritti sociali vedono una speranza, poiché in ognuno di questi Paesi vive e resiste il movimento femminista, che si oppone con forza a questo sistema e rompe con i lasciti del vecchio movimento liberale, perché “il femminismo liberale si preoccupa del crystal roof, noi vogliamo dare l’assalto al cielo”.


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  • L'Autore

    Ludovica Costantini

    Ludovica Costantini, 25 anni, è laureata nel corso magistrale in Relazioni internazionali e Diplomazia all'Università di Padova, con una tesi sul ruolo delle global value chains nelle economie sudamericane. Dal 2021, scrive per la sezione Framing The World di Mondo Internazionale, con un particolare focus sull'area geografica latinoamericana.

    Ludovica Costantini, 25 years old, holds a Master's degree in International relations and diplomacy from the University of Padua, with a thesis about global value chains in latinamerican economies. From 2021, writes for the section "Framing the World" in Mondo Internazionale, with a focus on the latinamerican area.

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Dal Mondo America del Sud Temi Diritti Umani Framing the World


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Cile Argentina Brasile Femminismo Femminismo Intersezionale feminism Donne donnesudamerica lastesis niunamenos America Latina

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