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Proteste in Iran: dalla quinta ondata di Covid-19 alle manifestazioni in Khuzestan

L’Iran sta attraversando una delle fasi più critiche degli ultimi anni. La popolazione scende regolarmente in piazza ormai da diverso tempo. Le problematiche mai affrontate dal governo e dai vertici iraniani si moltiplicano, lasciando al neo eletto presidente della Repubblica Islamica Ebrahim Raisi una moltitudine di crisi regionali che potrebbero destabilizzare da un momento all’altro l’intero apparato di governo del Paese.

Ad aggravare la situazione, già estremamente instabile, una crisi economica che non conosce fine. Le sanzioni imposte nel 2017 dagli Stati Uniti dell’ex presidente Donald Trump hanno bloccato ogni progetto d'investimento e sviluppo del Paese. Ovviamente, non è colpa solo delle sanzioni se l’Iran si ritrova in questa situazione: i vertici del Paese hanno sempre investito grandi risorse nel progetto del nucleare e nel finanziamento di cellule sciite in tutto il Medio Oriente. La mancanza di progettualità ha causato ingenti danni anche nei settori chiave come il commercio e la reperibilità di beni di prima necessità. Queste premesse hanno favorito la nascita di un forte mercato nero al quale la popolazione si affida per reperire cibo e medicinali. Sono proprio questi ultimi che nell’ultimo anno, anche a causa della pandemia, hanno registrato un significativo aumento dei prezzi e una maggiore difficoltà nell’essere importati.

Le denunce sui social da parte della popolazione indicano una crisi sanitaria estremamente grave. La pandemia di Covid-19 continua a imperversare, facendo registrare ogni giorno migliaia di nuovi casi. Solo nella giornata di mercoledì 18 agosto sono stati riscontrati più di quaranta mila nuovi positivi e oltre seicento morti. Secondo gli ultimi dati, circa 4.2 milioni di cittadini hanno contratto il virus da inizio pandemia, per un totale di oltre 190 mila morti. La malagestione da parte del governo, però, non comincia negli ultimi mesi: fin dall’inizio della pandemia, nel febbraio 2020, il governo e le autorità religiose iraniane non hanno mai preso realmente provvedimenti per arginare l’avanzata del virus. L’Iran, infatti, per molti mesi è stato ed è tuttora uno dei principali centri di diffusione del Covid-19. La mancata organizzazione di una campagna vaccinale estesa a tutta la popolazione ha favorito anche il crearsi di un mercato nero che gestisce non solo i vaccini, ma anche il materiale medico base necessario per l’assistenza negli ospedali.

Nel frattempo, la regione del Khuzestan, nel sud del Paese vicino al confine con l’Iraq, è ormai da quasi due mesi priva di acqua. Le proteste della popolazione contro il governo di Teheran continuano, giorno dopo giorno, senza mai fermarsi oramai dal 15 luglio. Le richieste sono semplici: investire in infrastrutture e progetti per salvare una delle zone più popolate e di maggior rilevanza strategica per il Paese. Infatti, nel sottosuolo della regione, si trovano le più grandi riserve petrolifere di tutto il Paese, fondamentali per gli equilibri geopolitici nella regione. La portata delle manifestazioni si è estesa oltre i confini della provincia: anche in Lorestan i cittadini scendono per le strade per mostrare il loro dissenso verso l’operato del governo. Quest’ultimo ha reagito inviando forze militari che hanno sparato sulla popolazione, causando diversi morti, e bloccando l’accesso a Internet a tutti gli abitanti del Paese.

Inoltre, il quadro geopolitico interno ed esterno non aiuta sicuramente il governo a trovare stabilità per poter progettare a lungo termine: se all’interno movimenti separatisti si muovono proprio in Khuzestan anche a causa della crisi idrica, all’esterno la caduta di Kabul e dell’Afghanistan in mano ai talebani potrebbe essere un’arma a doppio taglio. L’Iran è il Paese medio orientale patria degli sciiti, unico nel panorama arabo di tutto il MENA. Nonostante i proclami dei taliban per garantire l’incolumità delle comunità sciite, la situazione lungo i confini potrebbe evolvere in poco tempo.

Ebrahim Raisi si trova così di fronte a uno degli scenari peggiori degli ultimi anni. Le contestazioni continuano giorno dopo giorno, la crisi economica e sanitaria accentua il malcontento della popolazione nei confronti delle autorità e il quadro geopolitico regionale in continuo cambiamento non permette al governo di trovare né stabilità interna né esterna. I prossimi mesi potrebbero essere cruciali per Teheran: se non si inverte il trend degli ultimi anni, una possibile sollevazione popolare potrebbe mettere a rischio l’intero apparato di governo e creare nuova instabilità in tutto il Medio Oriente.


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  • L'Autore

    Emanuele Volpini

    Mi chiamo Emanuele e sono uno degli autori della rubrica #FramingTheWorld. Nei miei focus per Mondo Internazionale mi occupo prevalentemente di analizzare e portare contenuti riguardanti il Medio Oriente, con particolare interesse per le dinamiche regionali di Israele e soprattutto e dell'Iran. Laureato in Storia, sto svolgendo una laurea magistrale in International Affairs in modo da poter migliorare i miei contenuti ed essere un'importante risorsa per il team di Mondo Internazionale.

    My name is Emanuele and I am one of the authors of the #FramingTheWorld column. In my focus for Mondo Internazionale I mainly analyse and bring content about the Middle East, with a particular interest in the regional dynamics of Israel and especially Iran. With a degree in History, I am currently pursuing a Master's degree in International Affairs so that I can improve my content and be an important resource for the Mondo Internazionale team.


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Iran Raisi Khuzestan Covid19 Medio Oriente

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