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Perché il Ghana invoca il “Fix the country”

Agli inizi di agosto il Ghana è stato scosso da una mobilitazione in opposizione al governo del Presidente Nana Akufo-Addo, organizzata grazie all’hashtag #FixTheCountry lanciato dagli attivisti sulle maggiori piattaforme social – Twitter in primis. Dietro allo slogan “Fix The Country” si cela un gruppo indipendente ed a-politico di cittadini ordinari di classe media che, supportati da alcune celebrità locali e mossi da sentimenti patriottici, chiedono riforme sociali ed economiche per il miglioramento del Paese.

La marcia dei protestanti nella capitale Accra ha, quindi, preso vita nel tentativo di porre l’attenzione dell’amministrazione corrente su cruciali problematiche di natura economica, governativa, sociale ed infrastrutturale, tra cui spiccano soprattutto tematiche chiave per lo sviluppo del Paese. Secondo le stime della World Bank, il Ghana registra nel 2020 un deficit di bilancio del 11.7% - più del doppio del tetto legale massimo - mentre la disoccupazione giovanile tocca il 12% e la sottoccupazione supera il 50%. A causa delle condizioni aggravate dalla pandemia, il Governo ha introdotto nuove tassazioni ed innalzato il prezzo del carburante e di beni e servizi fondamentali al sostentamento della popolazione.

Nonostante il Ghana sia stato frequentemente riconosciuto come uno dei paesi democratici più stabili in una regione del globo scossa da instabilità politica e violenze di natura jihadista, il contestato risultato delle elezioni tenutesi l’anno scorso ha causato la crescita di forti tensioni politiche, la cui prima manifestazione è avvenuta a maggio 2021. In quel periodo, infatti, la Corte Suprema aveva deliberato contro l’illegittimità della rielezione del governo di Akufo-Addo, tesi supportata dal principale partito di opposizione. In aggiunta a ciò, nessuno dei due principali partiti politici che si sono alternati alla guida del paese nel corso di 30 anni ha mai contribuito in misura significativa ad un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, facendo progressivamente emergere malcontento e sfiducia nei confronti sia del Congresso Nazional Democratico (NDC) che del Nuovo Partito Patriottico (NPP). Tuttavia, la protesta organizzata nel mese di maggio è stata impedita dalla polizia locale tramite un’ingiunzione conseguita portando a motivazione il rispetto per le misure anti-Covid.

Per rendere la marcia del 4 agosto possibile, gli attivisti di #FixTheCountry si sono quindi recati in tribunale per ottenere la revoca dell’ingiunzione. La protesta ha visto partecipare – muniti di mascherine – centinaia di individui vestiti in rosso e nero, i quali hanno intonato canzoni patriottiche e sventolato una varietà di cartelloni, opponendosi alla diffusa corruzione ed a favore di un più efficiente sistema scolastico e della crescita dell’occupazione.

Una delle richieste più forti mosse dagli attivisti è la revisione della Costituzione promulgata nel 1992, accettata come documento di compromesso tra politici tradizionali ed il regime militare del Consiglio Nazionale di Difesa dei Popoli (PNDC), radicatosi nel sistema politico ghaniano dopo il colpo di stato del 1981. Tale regime, infatti, dopo anni di difficoltà date dal collasso del sistema socioeconomico, era alla ricerca di un modo per allentare le pressioni esterne esercitate al fine di ottenere un governo democratico multipartitico, per cui la nuova Costituzione fu concessa come metodo per guidare il paese verso il multipartitismo. Tuttavia, il nuovo documento concedeva al neoeletto presidente l’esercizio di un potere quasi monarchico, costringendo le altre branche del Governo – il Parlamento ed il sistema giudiziario – ad agire come strumenti accessori, senza esercitare una vera e propria opera di controllo sull’Esecutivo.

Alla luce dell’evidente abuso di potere, della gestione poco trasparente dei fondi destinati all’emergenza Covid, della crescita del costo della vita e della disoccupazione galoppante, la richiesta della popolazione al Governo è chiara: #FixTheCountry.


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  • L'Autore

    Sara Scarano

    Sara Scarano, classe 1996, è una studentessa di Laurea Magistrale in International Cooperation on Human Rights and Intercultural Heritage all’Alma Mater Studiorum di Bologna, dove ha conseguito anche la Laurea Triennale in Sociologia con una tesi sul fenomeno del karoshi ed il ruolo della donna nel mercato del lavoro giapponese. Femminista, ambientalista, con un forte interesse per la cooperazione e la politica internazionale, la questione migratoria, e in generale i Diritti Umani. Sogna di fare dell’aiutare gli altri la propria carriera.

    Sara Scarano, class 1996, is a student of the Master Degree in International Cooperation on Human Rights and Intercultural Heritage at the Alma Mater Studiorum of Bologna, where she also graduated in Sociology with a thesis about the phenomenon of karoshi and the role of women in the Japanese job-market. Feminist, environmentalist, with a strong interest for international policy and cooperation, migration, and Human Rights in general. She dreams of making supporting others her career.

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