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Perché è sbagliato usare Realtà Virtuale e Aumentata come sinonimi?

Negli scorsi articoli abbiamo sempre utilizzato le espressioni: Realtà Virtuale o Virtual Reality, in riferimento alla tecnologia di cui abbiamo assiduamente parlato. Molti di noi hanno però visto utilizzare anche altri termini per indicare la VR, tra cui alcuni errati che in realtà indicano concetti differenti. Uno di questi è sicuramente la Realtà Aumentata, che in inglese viene abbreviata in AR (Augmented Reality), per distinguerla dalla VR. Sono termini di cui si parla sempre più di frequente, anche al di fuori dei siti specializzati e che stanno quindi entrando nell'immaginario comune e nella cultura pop. I prodotti dedicati a queste due tecnologie si stanno moltiplicando e praticamente tutte le maggiori aziende si stanno cimentando nel realizzare un visore per una delle due o entrambe; da Microsoft a Google, passando persino per Facebook. 

Purtroppo, però, se la diffusione dei termini sta aumentando, non allo stesso modo cresce la conoscenza e la consapevolezza di cosa siano davvero questi due modi di "alterare" la realtà fisica così come la percepiamo, tendendo ad accomunarle entrambe sotto un unico termine. Non è infrequente, infatti, che realtà virtuale e aumentata siano utilizzate come sinonimi per indicare genericamente un visore "con cui vedere cose che non ci sono davvero". Per i meno esperti abbiamo dunque pensato di realizzare una breve guida, come articolo conclusivo della serie, nell'intento di fare chiarezza su scopi, funzionamento e contesti d'uso delle due tecnologie, che sembrano vicine ma che costituiscono in realtà mondi ben distinti.

Della Realtà Virtuale abbiamo parlato molto nelle scorse settimane, perciò, cerchiamo di fare un veloce riassunto. La caratteristica principale di questa tecnologia consiste nella creazione di una realtà immersiva completamente alternativa a quella che ci circonda nel quotidiano. Questo avviene tramite l'uso di un visore che ci isola completamente dall'ambiente circostante, immergendoci in un mondo immaginario realizzato graficamente (come nel caso dei videogiochi). Tra i due, questo è anche il settore più esplorato, almeno a livello consumer, e può infatti già vantare tantissimi prodotti, dall'economicissimo Google Cardboard ai costosissimi HTC Vive e Oculus Rift.


Completamente diversa per fini e funzionamento, è invece la realtà aumentata, sebbene la sua origine sia comune a quella della realtà virtuale: i primi occhiali AR infatti furono messi a punto sempre nel 1968, ancora una volta ad opera di Ivan Sutherland. Bisognerà attendere però l'inizio degli anni '90 affinché si affermi una visione organizzata di come dispositivi portatili, Internet e GPS possano confluire assieme per dar vita a dispositivi in grado di "aumentare" o arricchire - soprattutto a livello di informazioni - il mondo che ci sta davanti. Ed è proprio questa la differenza fondamentale, in quanto i visori AR non prevedono l'isolamento totale dall'ambiente e, al contrario, necessitano  che l'utente mantenga il contatto visivo con esso, mentre il visore si occupa di sovrapporre tutte le informazioni ritenute utili.

Come si può facilmente comprendere, dunque, scopo e contesto d'uso sono totalmente differenti da quelli della realtà virtuale. Inizialmente, infatti, la realtà aumentata è stata impiegata per realizzare i cosiddetti HUD (Head Up Display, è il termine usato nel mondo dei videogiochi per indicare le informazioni costantemente visibili durante il gioco), soprattutto per i caschi dei piloti di aerei militari e carri armati, al fine di fornire tutte le informazioni rilevanti al pilota senza che abbia necessità di spostare la propria attenzione dall'ambiente circostante. Recentemente, si parla di HUD altresì nelle auto e nei caschi dei motociclisti. Questo, tuttavia, non è l'unico campo d'applicazione della realtà aumentata. ‎Applicazioni AR, infatti, possono aiutarci in generale a saperne di più sull'ambiente circostante, che sia una stazione, un aeroporto, un museo o una piazza, tramite la visualizzazione di informazioni integrate nei luoghi o negli oggetti, e sensibili al contesto.‎ Un esempio, anche se piuttosto inquietante, l'ha fornito recentemente un regista, immaginando una città dell'immediato futuro, completamente invasa da informazioni in realtà aumentata. Anche l'implementazione della realtà aumentata è molto flessibile. Gli HUD o i visori, infatti, non sono l'unico modo per usufruirne. Per molto tempo diversi smartphone ne hanno integrato le funzioni nella fotocamera ad esempio, consentendoci di visualizzare i posti di una certa rilevanza attorno a noi, inquadrando semplicemente strade e palazzi. Di recente, inoltre, Google ha sviluppato l'ancor più sofisticata tecnologia Tango, capace anche di mappare tridimensionalmente lo spazio inquadrato e di sovrapporre ad esso oggetti virtuali.

Ciò ci conduce a una terza tecnologia. Il piccolo schermo di uno smartphone rappresenta chiaramente un limite per la Realtà Aumentata, mentre con i visori per la Realtà Virtuale l'interazione spaziale è assai limitata, sia perché l'utente non vede nulla di ciò che lo circonda sia perché legato fisicamente tramite cavi al computer. Entrambe le esperienze hanno quindi aspetti negativi di non poco conto. Con Hololens, però, Microsoft ha cercato di sviluppare un visore AR le cui possibilità vanno molto al di là di entrambe le tecnologie precedenti: parliamo in questo caso di Mixed Reality, che, come suggerisce il termine, cerca di unire tutte le caratteristiche positive delle due tecnologie. Con HoloLens, infatti, l’utente può visualizzare le informazioni all'interno del proprio campo visivo, come fosse un HUD. Ma utilizzando il controllo tramite il movimento degli arti, è anche possibile interagire con gli ologrammi. Essi, a loro volta, sono integrati spazialmente con l'ambiente circostante e possono reagire alle variazioni, o interagire con gli altri oggetti. I campi di applicazione di questa tecnologia sono vastissimi, dall'intrattenimento alla comunicazione, fino allo sviluppo di prodotti e alla visualizzazione dei dati.


Concludendo, il nostro è un mondo in costante mutamento tecnologico e lo sviluppo di queste tecnologie potrebbe sicuramente migliorare incredibilmente le nostre vite. Se da un lato, però, lo sviluppo di AR e VR semplificherebbe enormemente la vita quotidiana di ciascuno di noi, dall’altro, molte persone pensano che renderci ancora più dipendenti dalla tecnologia sarebbe un errore. Una cosa comunque è sicura: solo il futuro possiede delle risposte.


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  • L'Autore

    Stefano Cavallari

    Studente di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Milano, da sempre interessato al mondo della politica, società e diplomazia con un focus particolare su Sud America, Nord Africa e Medio Oriente. Se c'è qualcosa in cui credo fortemente è la necessità di puntare sui giovani in quanto futura classe dirigente; il cambiamento, sperando in senso positivo, può infatti partire proprio da noi.

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Salute e Benessere


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