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Pandora Papers. America Latina: Piñera e il progetto Dominga

Subito al dunque. 3 ottobre: L’Icij, il consorzio di giornalismo investigativo internazionale, ha palesato i Pandora Papers, una colossale inchiesta giornalistica svolta su 11,9 milioni di documenti, immagini, email e fogli calcolo; 2,9 terabyte di dati su beni registrati offshore di alcune delle persone più influenti, ricche e potenti del mondo. Lo stesso Icij ha presentato i Pandora Papers come “la più grande inchiesta nella storia del giornalismo”: sono coinvolti 35 leader mondiali, centinaia di personalità, imprenditori, politici e funzionari statali di almeno 90 Paesi nel mondo. L’inchiesta è stata sviluppata nell’arco temporale di 25 anni (1996-2020).


Torniamo a parlare di paradisi fiscali 

Di fatto i dati sono stati fatti trapelare da 14 aziende di servizi finanziari che operano nei paradisi fiscali, ovvero, lo saprete, quei luoghi con imposte sulle aziende basse o inesistenti, che rendono facile aprire ditte di comodo, create con finalità di evasione o elusione fiscale. Qualche esempio di questi luoghi: le Isole Vergini britanniche, Monaco, Panama, Singapore e Svizzera. Tutte le informazioni palesate da questa ciclopica inchiesta fanno chiarezza sul funzionamento dell’economia offshore globale, che in termini spiccioli, permette a miliardari, politici e criminali di riciclare denaro, nascondere l’entità della propria ricchezza e pagare poco o nulla di tasse. Non tarderei a rimarcare che per il Fondo Monetario Internazionale, ricorrere ai paradisi fiscali equivale a una perdita di almeno 600 miliardi di dollari di tasse all’anno. Che sia elusione o evasione fiscale, resta comunque una verità seccante: solo in America Latina, tre presidenti e 11 ex-presidenti dei vari Stati figurano nell’inchiesta Pandora Papers. Tra i vari notiamo Sebastián Piñera, presidente del Cile; Guillermo Lasso, presidente dell'Ecuador; e Luis Abinader, presidente della Repubblica Dominicana. Inoltre, sono presenti 11 ex presidenti della regione. Tra i più noti: i colombiani César Gaviria e Andrés Pastrana, e il peruviano Pedro Pablo Kuczynski.


Un caso interessante: Piñera

Ancor prima di divenire presidente del Cile, Piñera era già un uomo influente e ricco: una fortuna costruita specialmente negli anni 80 quando creò una società di carte di credito, quando investì nella compagnia aerea LAN, nella squadra di calcio del Colo Colo, o in un canale televisivo. Fatta la premessa, la cosa importante è che nell’inchiesta dell’Icij viene citata un’impresa di proprietà della famiglia Piñera, che pronostica la vendita e l’acquista del progetto minerario di Dominga. Questo progetto è stato valutato 2,5 miliardi di dollari e ha un obiettivo di estrazione di concentrati di ferro e rame: una miniera a cielo aperto nella regione di Coquimbo (nord del Cile, a 16 chilometri dal comune di La Higuera) all’interno di un piano che prevede anche la costruzione di un proprio porto per esportare la sua produzione, e di un impianto di desalinizzazione per evitare di utilizzare la scarsa acqua dolce della zona. La realizzazione del progetto darebbe lavoro a 10.000 persone e, una volta operativo, il complesso creerebbe 1.450 posti di lavoro diretti. Ora: alcune comunità della zona sostengono questa iniziativa dato il numero elevato dei posti di lavoro che saranno disponibili, ma è un progetto che però non può nascondersi dietro delle controversie ambientali. A soli 30 chilometri dal porto e dall’impianto di desalinizzazione c’è la Riserva nazionale del pinguino di Humboldt, una zona ecologica in cui abita l'80% della popolazione mondiale del pinguino Humboldt, una specie in via di estinzione, e dove abitano anche balene e chungungos (una specie di lontra). Si fa chiara la ragione per cui diverse organizzazioni ambientaliste si sono dichiarate assolutamente contrarie al progetto, come fecero già peraltro nel 2017: il progetto venne già bocciato dalla Commissione di Valutazione Ambientale di Coquimbo e dal Comitato dei Ministri del Servizio di Valutazione Ambientale, giustificando tale deliberazione considerando tutta quella serie di rischi che avrebbero potuto compromettere la biodiversità e l’ecosistema dell’area. Andes Iron fece appello e perseguì il caso. Esito: due mesi fa la Commissione ambientale di Coquimbo ha approvato il progetto scatenando, nuovamente, un’ondata di proteste. Perché individuare specificatamente Piñera? Secondo laBot (altro media investigativo tra quelli di Pandora Papers), la famiglia Piñera, almeno fino al 2010 (quando il presidente era al potere da 9 mesi durante la sua prima presidenza), era la maggior azionista di questo progetto minerario. Proprio quell’anno, l’amico d’infanzia di Piñera, Carlos Alberto Délano, acquistò la partecipazione di tutti gli altri soci per 152 milioni di dollari e parte di questa operazione ha avuto luogo nelle Isole Vergini britanniche. Secondo l’Icij, la vendita della società mineraria prevedeva il pagamento in tre rate; l’ultima di queste (pari a US $ 9,9 milioni) era subordinata alla mancata istituzione di una zona di protezione ambientale che avrebbe ostacolato l'installazione e l'esercizio della miniera. La delimitazione di quella zona ambientale dipese dal governo Piñera, il quale, nonostante le insistenze dei gruppi ambientalisti, comunque non attuò le protezioni in questione. Quello che non è chiaro è se la riserva naturale ha affondato il progetto minerario o se il pagamento è stato effettuato; comunque il progetto è ancora in attesa di approvazione. Se volessimo dividere la faccenda in almeno due fasi, c’è n’è una prima di questa appena descritta. Quatto mesi prima della conclusione dell’accordo per il progetto minerario, Piñera aveva sospeso un altro progetto di costruzione nonostante fosse in possesso dei permessi per funzionare: quello della centrale termoelettrica di Barrancones della Suez franco-belga (che voleva essere realizzato anche questo nel comune di La Higuera, vicino Dominga). Sull’ubicazione della centrale termoelettrica, il presidente affermò di aver concordato con Suez di averla modificata in maniera tale da allontanarla dai settori di Punta Choros, dell’isola di Damas e dell’isola di Gaviota nell’intenzione di proteggere “quel santuario della natura”. Interessante sapere che a quel tempo era assolutamente sconosciuto il legame di Piñera con lo sviluppo del progetto Dominga. Quando vennero scoperti gli interessi economici di Piñera nella zona, fu immediatamente aperta una commissione d’inchiesta presso la Camera dei Deputati che, sempre secondo laBot, concluse deliberando che le informazioni consentivano almeno di presumere che il presidente “cercasse di avvantaggiare la società mineraria di Dominga nell'agosto 2010, quando arbitrariamente e aggirando le istituzioni ambientali, ha annullato la costruzione della centrale termoelettrica di Barrancones nel comune di La Higuera".

Il presidente cileno ha dichiarato in conferenza stampa che i fatti rivelati dall’Icij "non sono nuovi" e "sono contenuti nel processo giudiziario" chiuso nel 2017, compresa la controversa clausola per effettuare il terzo pagamento. Il presidente ha voluto riferirsi all’inchiesta del Pubblico Ministero e della Corte di giustizia nel 2017, quando la Procura raccomandò di chiudere il caso per assenza di reato e per mancanza di partecipazione del presidente, il quale ha negato ogni conflitto di interessi: "Penso che sia assolutamente inaccettabile utilizzare informazioni che sono già note (...) e su cui i tribunali si sono già pronunciati (a mio favore)". Il presidente ha voluto assicurare che per la vendita della società mineraria non è stato né consultato né informato “proprio per evitare qualsiasi accenno di conflitti di interessi”.


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  • L'Autore

    Elisa Maggiore

    Elisa Maggiore si è laureata a febbraio 2018 in Scienze per l'investigazione e la sicurezza presso l'Università di Narni (PG) con una tesi intitolata "La divina violenza. Una lettura sociologica del capolavoro dantesco", attraverso la quale ha tentato di sviluppare un'analisi compartivo-sociologica rispetto il tema della violenza e delle sue mutanti declinazioni temporali. Ha conseguito un tirocinio nella Casa Circondariale di Terni, all'interno del quale ha partecipato a laboratori con i detenuti, colloqui e riunioni di equipe. Al momento si sta specializzando in Investigazione, criminalità e sicurezza internazionale all'Università degli Studi Internazionali di Roma, UNINT. In Mondo Internazionale è autrice dell'area America Latina in Framing the World.

    Elisa Maggiore graduated in February 2018 in Science for Investigation and Security at the University of Narni (PG) with a thesis entitled "La divina violenza. A sociological reading of Dante's masterpiece", through which she attempted to develop a comparative-sociological analysis of the theme of violence and its changing temporal declinations. She completed an internship at the Terni prison, where she participated in workshops with inmates, interviews and team meetings. She is currently specialising in Investigation, Crime and International Security at the University of International Studies in Rome, UNINT. In Mondo Internazionale, she is the author of the Latin America section in Framing the World.

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Dal Mondo America del Sud Sezioni Società Economia Politica Framing the World


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