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Nei cieli di Taiwan

La Cina, più prepotente che mai, è tornata ad allungare le mani su Taiwan. I primi quattro giorni di ottobre hanno visto circa 150 caccia cinesi sorvolare i cieli di Taiwan (a poco più di 12 miglia dalle coste), 56 solo il 4 ottobre. Sono numeri che fanno preoccupare se consideriamo che le incursioni del 2020 sono state in totale 380, mentre nell’anno corrente sono già state oltrepassate le 600; la pressione si è fatta decisamente più alta e marcata. Pechino rivendica l’isola come parte del proprio territorio, e negli ultimi quarant’anni ha reso chiaro più volte di essere pronta a prendersela anche con la forza. L’insistente violazione della zona di identificazione di difesa aerea (ADIZ, Air Defence Identification Zone) ha spinto il Consiglio per gli affari continentali (MAC) ad accusare Pechino di “danneggiare gravemente lo status quo di pace e stabilità nello Stretto di Taiwan”.


L’esercito e i compagni di Taiwan

La presidente taiwanese Tsai Ing-wen ha sempre sostenuto che Taiwan debba rafforzarsi e irrobustire il potere nazionale, poiché solo in questo modo i Paesi che desiderano annettere Taiwan saranno scoraggiati. Il ministro degli esteri Joseph Wu ha affermato che la nazione si sta preparando a una possibile guerra con la Repubblica Popolare Cinese, sta cercando di dotarsi di nuovi sistemi di difesa (anche grazie agli USA). Sempre Wu ha informato come la Cina stia conducendo operazioni d’infiltrazione per creare compagni all’interno di Taiwan, per diffondere campagne di disinformazione e far scoppiare una guerra ibrida. Se a una prima analisi può sembrare che Pechino sia già sul piede di guerra, è in realtà probabile che il conflitto non sia così imminente (ma non è meno allarmante): l’oppressione della RPC su Taiwan, come su Hong Kong, è storicamente dura e logorante, e sa farsi strada in molteplici metodologie che non necessariamente prevedono imbracciare le armi.


I problemi di Pechino

In Cina è iniziata una vera e propria crisi energetica. La RPC è il maggior consumatore di energia primaria al mondo e si basa principalmente sul carbone. Sebbene abbia cercato di aumentare la propria efficienza energetica, la Cina si trova a fare i conti con un sistema energetico rigido e inadeguato allo sviluppo industriale, sistema che ha iniziato a perdere colpi a causa di numerosi fattori: dalla ripresa economica post-pandemica alla chiusura di alcuni impianti e miniere di carbone per rispettare le norme ambientali, sempre in un contesto di forte discontinuità dello sviluppo industriale e sociale in cui si punta alla carbon neutrality. Tutto questo si traduce in interruzioni forzate a un sistema elettrico esausto per l’eccessivo stress, per altro non pianificate. Il mancato preavviso della sospensione elettrica comporta gravi problemi ai sistemi produttivi, impattando l’economia globale.

Elemento caratterizzante dei regimi autoritari è spesso quello di cercare di distogliere l’attenzione da problemi interni scatenando una crisi esterna, e Taiwan in questo senso sembra diventare un obiettivo allarmante.


La geoeconomia dei semiconduttori

In qualsiasi modo evolverà il binomio Taiwan-Cina non vi è dubbio che Taiwan sarà una bilancia fondamentale degli equilibri di forza strategici nel Pacifico (e quindi a livello globale). Oltre a un possibile scontro futuro che definirà l’unificazione o l’indipendenza di Taiwan (che Taiwan ritiene possedere già de facto), ci sono fattori commerciali molto più immediati. TSMC è il maggior produttore taiwanese e mondiale di fabbricazione e assemblaggio di semiconduttori (possiede circa il 50% di share mondiale), e vi facciamo riferimento per la carenza di microchip che in questi mesi ha preoccupato le industrie di tutto il mondo. Si tratta di una catena di approvvigionamento trasversale a tantissimi settori industriali e che rende fondamentale mantenere la pace sullo Stretto di Taiwan.


Giorni d’ottobre

Domenica 10 ottobre si celebra quella che Taiwan reputa la propria festa nazionale, e proprio per questo motivo i primi giorni del mese si definiscono ogni anno per un’elevata tensione nei rapporti tra Pechino e Taiwan. L’anno scorso, in occasione di questa ricorrenza, l’esercito cinese fece una simulazione di un’invasione terrestre di un’isola. Che Pechino voglia nascondere agli occhi internazionali i propri problemi interni o meno, è chiaro che anche quest’anno, in occasione della festa taiwanese, cercherà di mandare un messaggio a tre diversi destinatari: ai propri cittadini, per assicurare loro che la riunificazione avverrà presto, ai taiwanesi, per scatenare panico e insicurezza, e infine al mondo, per ricordare che non ha intenzione di fermare la crescita della propria potenza.


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  • L'Autore

    Chiara Calabria

    Chiara Calabria vive a Palazzolo sull'Oglio, in provincia di Brescia. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Linguistiche e Letterature Straniere, curriculum Esperto linguistico per le Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia.

    I suoi studi le hanno permesso di sviluppare un ampio interesse per le relazioni internazionali, la geopolitica e culture politiche. Al contempo ha potuto approfondire le competenze di lingue straniere, potenziate tramite il programma Erasmus a Tilburg, in Olanda.

    In Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autrice per l'area tematica Legge e Società.


    Chiara Calabria lives in Palazzolo sull'Oglio, a city in the province of Brescia. She obtained a Bachelor Degree in Linguistic Sciences and Foreign Literatures, curriculum International Relations Language Specialist at Catholic University of the Sacred Heart in Brescia.

    During her studies, she developed a strong interest for international relations, geopolitics and political cultures. She also had the chance to deepen her expertise in foreign languages, consolidated during an Exchange program in Tilburg, Netherlands.

    Within Mondo Internazionale, she is an Author for the thematic area of "Legge e Società".

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Dal Mondo Asia Orientale Temi Società


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