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Maschilismo tossico: una cosa da donne?

Why can't an heterosexual guy tell a heterosexual guy

That he thinks his booty is fly?

Not all the time, obviously

Just when he's got a problem with his self esteem.


- Flight of the conchords - Bret, you've got it going on

Quando si parla di maschilismo tossico si pensa quasi immediatamente all’effetto che questo ha sulle donne. In effetti, esse sono le vittime designate di un sistema che permette la diffusione di elementi odiosi nella nostra società, come il gap dei salari ad esempio, o il diverso trattamento sul luogo di lavoro, le frasi sessiste, l’utilizzo di due pesi e due misure nel giudicare la sessualità... e si potrebbe continuare ancora a lungo. Diventa quasi automatico pensare, quindi, che combattere il maschilismo, inteso come “l’adesione a quei comportamenti e atteggiamenti (personali, sociali, culturali) con cui i maschi in genere, o alcuni di essi, esprimerebbero la convinzione di una propria superiorità nei confronti delle donne sul piano intellettuale, psicologico, biologico, ecc. e intenderebbero così giustificare la posizione di privilegio da loro occupata nella società e nella storia”[1] sia una cosa da donne, e in particolare sia una cosa da femministe. Spesso, anzi, esse stesse credono che non sia diritto degli uomini parlare di simili argomenti; perché un uomo, proprio in quanto uomo, si trova naturalmente a non essere in grado di - né tanto meno voler - combattere il sistema che lo rende privilegiato per diritto di nascita. E un uomo, proprio perché è un uomo (e non un semplice uomo, ma Maschio, Bianco, Etero: o MBEB, dove l'ultima lettera sta per Basic) e quindi fa parte di quella categoria baciata dalla buona sorte a cui tutto è dovuto, non dovrebbe avere voce su argomenti che riguardano le donne e la loro lotta.

Ma del resto, il pensare che un uomo, proprio perché uomo, non possa avere il desiderio di mettersi in discussione, non è esso stesso sessista? Perché se ogni donna è unica, e se ognuna merita riconoscimento in quanto persona prima ancora che in quanto donna (non è forse così?), allora per quale motivo “gli uomini” dovrebbero essere tutti uguali, monolitico gruppo di indistinguibili cloni da colpevolizzare per principio, da trattare come privilegiati stolti? Un errore in cui cadono alcune persone che si definiscono femministe, infatti, è quello di proiettare gli stereotipi di cui le donne sono vittima sull’altro sesso. Se le donne devono essere tutte madri e angeli del focolare, allora tutti gli uomini devono essere superficiali, emotivamente limitati, incapaci di uscire dalla gabbia dei ruoli di genere.

La causa di ciò è purtroppo molto semplice: spesso, infatti, chi è uomo preferisce non prendere posizione su simili tematiche, limitandosi a pensare tra sé e sé di essere a posto con la coscienza, di essere diverso da chi commette violenze contro le donne, da chi utilizza il sessismo come arma di difesa delle proprie fragili sicurezze. Spesso, di fatto, succede che il maschilismo tossico - e la paura di affrontarlo, enorme Golia che sembra sovrastare ogni iniziativa personale - porti chi è uomo a cadere nel paradosso del good man. I good men[2] sono tutti coloro che non commetterebbero mai uno stupro. Non si sognerebbero mai di picchiare una ragazza, e lungi da loro mandare foto intime della loro fidanzata ad uno di quei gruppi telegram[3] di cui tanto si è parlato qualche tempo fa. Quelle sono cose molto, molto brutte davvero, e nessun bravo ragazzo[4] le farebbe mai. E chiunque potrebbe metterci la mano sul fuoco, perché non si capisce come ci si potrebbe non fidare di qualcuno così bravo, onesto, attento.

Il fatto è che non basta saper resistere stoicamente al desiderio di commettere una violenza nei confronti di una donna per poter pensare a se stessi come un good man: non commettere un simile reato è appena sufficiente per potersi considerare una persona decente. Nessuno dovrebbe aspettarsi di ricevere un premio, una pacca sulla spalla e una stretta di mano per essere letteralmente solo una persona capace di portare rispetto al prossimo, o addirittura di mostrare un po' di empatia.

Anche perché tracciare linee divisorie è piuttosto rischioso, ed è qui che si crea il paradosso: essendo queste immaginarie, chi ha bisogno di sentirsi un good man[5] a tutti i costi le può spostare a proprio piacimento, per considerarsi sempre diverso rispetto a quelle che lui chiama bestie. Eppure non serve arrivare a commettere reati per fare il gioco della cultura maschilista e rendere le donne un oggetto disumanizzato: è sufficiente fischiare ad una ragazza per strada, o fare una battuta sessista contro di lei per far ridere gli amici, o anche solo essere quello che ride. La cultura maschilista è pervasiva a tal punto che ogni volta che non la si contrasta si fa il suo gioco, e nessuna linea immaginaria ci può mettere al riparo dalle nostre responsabilità.

In fondo, si tratta pur sempre di responsabilità personale, di coraggio di distinguersi dal branco (che è un po' la versione gender-friendly della folla di Le Bon[6]), di opporsi a chi sostiene che per essere un vero uomo si debba essere machisti, "avere in testa solo una cosa", "non piangere come una femminuccia", essere superficiali e disattenti. Serve fare autocritica, per scoprirsi marionette di un sistema che indica esattamente come comportarsi per rimanere all'interno della propria categoria sociale. E serve poi fare autoanalisi, per capire invece come si è davvero, come ci si vorrebbe comportare, e che tipo di rapporto si desidera instaurare con le altre persone[7].

Occorre prendere posizione, quindi, e farlo con forza, perché l’indifferenza è essa stessa una posizione: chi pensa che sia sufficiente non schierarsi in realtà sta prendendo le parti dei più forti, e di una cultura tossica che appiattisce le differenze individuali per renderci tutti stereotipi, uomini e donne prigionieri di ruoli che poco o nulla hanno a che fare con la libertà di autodeterminarsi.

E voi, uomini, da che parte state?





[1]https://www.treccani.it/vocabolario/maschilismo/

[2]https://www.youtube.com/watch?v=OEPsqFLhHBc&ab_channel=TheHollywoodReporter

[3]https://www.wired.it/internet/web/2020/04/03/revenge-porn-network-telegram/

[4] @awardsforgoodboys è illuminante riguardo a questo tema

[5] si utilizza qui l'espressione in inglese perché si ritiene che l'italiano "brav'uomo" abbia tutta un'altra accezione

[6] https://www.giornalistaletterario.it/recensioni/gustave-le-bon-psicologia-delle-folle-limpeccabile-analisi-psicologica/

[7] per ulteriori spunti di riflessione si consiglia il profilo @gabrielecfo

https://instagram.com/gabriele...


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  • L'Autore

    Simona Sora

    Laurea triennale in Lettere Moderne ad indirizzo storico, laurea magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia. Nel 2014 ha fatto volontariato in un pueblo delle Ande peruviane perché voleva sapere cosa si prova ad essere straniera; nel 2018 ha fatto ritorno sulla stessa catena montuosa, seppur in diversi confini nazionali, per scrivere una tesi sul rapporto tra volontari italiani e campesinos, o forse solo per fare di nuovo ricerca su sé stessa.

    Nella vita ha fatto la receptionist di un ostello in Portogallo, la cameriera a Brescia, la promoter sul lago di Garda, la commessa a Milano, tenendo sempre le orecchie e gli occhi ben aperti su tutto quello che le capitava intorno.

    Da grande vorrebbe continuare ad ascoltare le storie delle persone, per fare esperienza del mondo attraverso i loro occhi; vorrebbe prendere un’altra laurea cambiando completamente ambito o forse discostandosi solo di un po’, perché studiare le piace tanto e le piace anche spaziare tra le conoscenze, e vorrebbe anche scrivere.

    Si sente sempre un essere umano in costruzione.

    In Mondo Internazionale è autrice di pezzi per il progetto TrattaMI Bene e revisore di bozze.

    Bachelor’s Degree in Modern Literature with a major in history, Master Degree in Cultural Anthropology and Ethnology. In 2014 she volunteered in a pueblo in the Peruvian Andes, because she wanted to understand what it is like to be a stranger; in 2018 she returned to the same mountain chain, although in different national borders, in order to write her thesis about the relationship between Italian volunteers and Campesinos, or maybe just to research herself again.

    She worked as a receptionist in a hostel in Portugal, as a waitress in Brescia, as a promoter on Garda lake and as a shopping assistant in Milan, and she have always kept her hears and eyes opened to see all the things around her.

    When she will grow up, she would like to keep listening about people’s stories, to experience the world through their eyes; she would like to pursuit a new degree in something completely new, or maybe in something just a little different from her degrees. She loves studying and learning different subjects too. She would also like writing.

    She always feels herself like a constantly evolving human being. In “Mondo Internazionale” she writes articles about DirittiUmani and she proofreads articles.

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Maschilismo Maschilismotossico Maschilismo interiorizzato DirittiUmani Femminismo

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