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Macron, la Nato e il futuro dell'Europa

È stato un fulmine a ciel sereno. L’intervista rilasciata dal Presidente francese al settimanale Economist ha colto tutti di sorpresa. Macron, infatti, ha utilizzato parole molto forti, che non lasciano alcun dubbio sulla sua visione di Europa e sul ruolo che l’Unione dovrà ricoprire nel nuovo scacchiere internazionale. L’analisi parte dalla stretta relazione che è sempre esistita fra Stati Uniti e Vecchio Continente, in particolar modo dopo il secondo conflitto mondiale. Il Piano Marshall e l’Alleanza Atlantica hanno permesso la realizzazione del progetto di integrazione europea sotto l’ombrello protettivo statunitense e, durante i decenni successivi, questo rapporto si è rafforzato sempre di più. Secondo Macron, questa relazione si è incrinata negli ultimi tempi. Colpa di Trump? Non solo. Già Obama aveva rivolto il proprio sguardo “altrove”, affermando di essere un “Pacific president” e facendo capire che sarebbe stata quella la parte di mondo dove gli Stati Uniti avrebbero concentrato la propria attenzione. Tutto questo ha portato ad un progressivo disimpegno in Medio Oriente ma, il mancato intervento durante la crisi siriana in risposta all’utilizzo di armi chimiche ha lanciato, secondo il Presidente francese, un messaggio molto chiaro: l’Occidente è debole. Tutto ciò è stato complicato dall’avvento di Trump. Washington non condivide più l’idea del progetto europeo e ha dimostrato più volte di prendere iniziative unilaterali senza consultarsi con i suoi alleati. Anzi, ha fatto molto di peggio. Spesso ha messo sullo stesso piano alleati e resto del mondo. Non dobbiamo poi dimenticare di citare la Russia e la Turchia; i due Paesi si stanno spostando verso un autoritarismo in netto contrasto con i valori liberali. La grande differenza fra i due è che la Turchia si trova all’interno della Nato e, a livello teorico, nel Trattato si parla anche di una condivisione di principi, anche se nel corso della storia non sono mancate le eccezioni. Come ultimo fattore di crisi, Macron cita la politica europea. Risulta che Paesi come Germania, Italia, Spagna e Belgio fanno fatica a dotarsi di un governo stabile che possa amministrare il paese con continuità. Dal canto suo, la Francia è stata scossa da forti proteste sociali per tutto l’anno passato, mentre l’Inghilterra è alle prese con una Brexit che si è rivelata molto più difficile del previsto.

Esiste una soluzione? Forse. Macron è sempre stato un grande europeista ed ha più volte ribadito l’importanza di una maggiore integrazione fra i Paesi. Senza questo sforzo, egli ritiene che il Vecchio Continente sia condannato all’irrilevanza geopolitica e a finire schiacciato da quello che viene definito un probabile G2, ovvero un mondo dove avranno un ruolo centrale la Cina e gli Stati Uniti. Nella sua analisi, Macron si rivela essenzialmente un realista: non parla di maggior democraticità o di rafforzare il senso di appartenenza europeo. Se l’Unione Europea (leggi tutti gli Stati che ne fanno parte) non vuole essere costretta all’irrilevanza internazionale, deve riconquistare la sovranità militare. L’inquilino dell’Eliseo è sempre stato attivo su questo fronte: l’Iniziativa europea di intervento (IEI) può essere considerata una sua grande vittoria. Annunciata in un discorso alla Sorbona nel 2017, essa è divenuta realtà un anno dopo. Ad oggi conta 12 Stati partecipanti, mentre l’Italia è in attesa di approvazione, dopo che il governo Conte bis ha comunicato la volontà di partecipare. Ciò che colpisce è che anche il Regno Unito, nonostante abbia deciso di uscire dall’Unione Europea, ha aderito all’iniziativa, sottolineando l’importanza della tematica militare per evitare l’inconsistenza politica. Nell’idea di Macron, si tratta di un modo per implementare una cultura strategica comune che garantisca un intervento più rapido ed efficace, sempre sotto l’egida della Nato, dell’Unione Europea o dell’Onu. Ed è proprio alla Nato che il Presidente francese rivolge le parole più dure. Nell’intervista, parla di una morte cerebrale in corso per l’Organizzazione, innescata da varie cause. Una di queste è sicuramente la questione siriana: un membro dell’Alleanza ha portato avanti un comportamento aggressivo in un’area dove altri membri hanno in gioco degli interessi e non si è arrivati ad alcuna decisione sul da farsi. Questo è simbolo di una completa mancanza di coordinamento strategico. C’è poi una causa più strutturale, che ha a che fare con la storia e la natura della Nato. Nel 1991, con il crollo dell’Unione Sovietica, si doveva ripensare al senso geopolitico dell’Alleanza e prepararla a nuove sfide, cosa che, per Macron, non è stata fatta. Il Presidente francese sostiene che sarebbe importante porsi la domanda sulla ragione di esistenza della Nato, specie adesso che Trump la vede come una “comunità commerciale” per vendere prodotti americani. Insomma, quello che Macron vuole dire è che l’Unione Europea deve svegliarsi e prendere in mano l’iniziativa. Le carte per difendersi da soli ci sono tutte. Ciò che manca è la volontà politica di collaborare. Il francese è molto schietto anche nei confronti della Russia: bisogna mettere da parte le ingenuità e riaprire un dialogo con Mosca perché è un nostro vicino di casa, anche abbastanza importante, senza il quale non è possibile affrontare le questioni che garantirebbero un buon vicinato.

Sarebbe utile indossare adesso le lenti dello storico: la polemica francese nei confronti della Nato non è niente di nuovo. Già verso la fine degli anni 50, De Gaulle aveva criticato l’organizzazione, in particolar modo non apprezzava la conduzione unilaterale statunitense e il fatto che l’utilizzo delle armi nucleari fosse riservato solo a Washington. Si arrivò addirittura a minacciare, nel 66, il ritiro della delegazione francese dalla Nato, senza però mai mettere in discussione l’Alleanza Atlantica. Insomma, la Francia ha sempre voluto contare di più. Con la crisi di Suez e la decolonizzazione, il suo status di grande potenza venne definitivamente a cadere, lasciando una ferita nell’orgoglio francese. La questione da porsi è se la polemica di Macron si inserisce in questo filone, oppure si muove davvero pensando al futuro. Un futuro non più uni-bipolare, bensì multipolare, in cui l’Europa possa giocare un ruolo da protagonista.


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  • L'Autore

    Leonardo Cherici

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