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L'Unione Europea e la promozione dei diritti umani

Europa e diritti umani appaiono come un binomio scontato ma, spesso, esso viene percepito tale in una dimensione prettamente interna.

In effetti, la democrazia, il rispetto dei diritti fondamentali e lo stato di diritto sono garantiti da tutte le costituzioni dei Paesi che fanno parte dell’Unione Europea e sono un requisito imprescindibile per accedervi. Inoltre, con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, approvata nel 2000 ed entrata ufficialmente in vigore nel 2009 (con una forza di legge pari a quella dei trattati), l’organizzazione internazionale ha riaffermato l'importanza di tali diritti, integrandoli organicamente in un unico documento. Si tratta di una serie di diritti, tutele ed obblighi, che derivavano già dalle costituzioni nazionali, da diverse convenzioni internazionali ratificate dai singoli Stati, dalla giurisprudenza delle corti internazionali e da carte e trattati adottati in precedenza in ambito comunitario.

Tuttavia, l’UE non è “solo” fermamente impegnata nella difesa dei diritti individuali dei suoi cittadini, bensì è anche attiva nella promozione dei diritti umani al di fuori dei propri confini.

Tra le misure che l’Unione mette in campo in loro difesa, è particolarmente rappresentativo lo European Instrument for Democracy and Human Rights (EIDHR). Infatti, con il regolamento 235/2014 l’Unione ha stabilito per il periodo 2014-2020 un budget di 1.333 milioni di euro dedicato all’assistenza nello sviluppo e nel consolidamento della democrazia e del rispetto dei diritti fondamentali in Paesi terzi, indipendentemente dal consenso dei loro governi. Quest’ultimo è un principio di particolare importanza: di fatto, esso implica che le relazioni esterne dell’UE non si limitano alla collaborazione a livello governativo con altri Paesi, ad esempio per motivi commerciali o umanitari. In realtà, l'UE è impegnata nella difesa dei diritti dei singoli cittadini e instaura relazioni con essi, anche se ciò significa agire in maniera sgradita nei confronti delle autorità dello Stato coinvolto. Così facendo, l’Unione Europea proietta all’esterno quella che è una delle caratteristiche distintive della sua identità.

Lo strumento non è stato una novità ed è stato preceduto da misure analoghe adottate nei periodi 2000-2006 e 2007-2013, che rappresentano un’ulteriore conferma dell’impegno europeo in questo ambito.

Ecco quali sono, più nel dettaglio, i suoi obiettivi:

- supportare la democrazia e i processi democratici a livello mondiale;

- promuovere e proteggere diritti e libertà fondamentali;

- rafforzare il quadro internazionale in materia difesa dei diritti umani;

- rafforzare la trasparenza delle procedure elettorali.

Come spiegato dalla Commissione Europea, il budget dedicato supporta finanziariamente, tramite bandi pubblici, iniziative di organizzazioni della società civile e di difensori dei diritti umani. Inoltre, questi ultimi possono ricevere sostegno economico in situazioni di emergenza. Infine, il meccanismo consente di assegnare finanziamenti ad azioni specifiche identificate con i Programmi di Azione annuali.

Tra le ultime iniziative supportate dai programmi troviamo diversi progetti di diversa natura, tra cui il contrasto ai matrimoni infantili in Lesotho, il rafforzamento dei diritti politici e della leadership delle donne paraguayane, la lotta contro la violenza di genere, il supporto alla sicurezza alimentare e ad una crescita agricola inclusiva, la protezione dei civili palestinesi della West Bank dagli ingressi forzati in casa loro da parte delle autorità israeliane.

Affianco a questo strumento esistono, poi, altre misure messe in campo dall’Unione, tra cui: missioni di osservazione elettorale, strumenti per la lotta ai crimini di guerra e i genocidi, strumenti per la protezione dei diritti dei bambini e il divieto di commerciare prodotti che possano essere utilizzati per la tortura. In più, vi sono diversi tipologie di linee guida: per il dialogo sui diritti umani con i Paesi terzi, per la difesa dei diritti delle donne, per la promozione del rispetto del diritto umanitario internazionale, per il contrasto alla tortura e alla pena di morte. Allargando il campo, anche gli interventi umanitari e di cooperazione allo sviluppo rientrano nella strategia di promozione dei diritti umani all’estero, così come tutte quelle prese di posizione ed atti simbolici delle istituzioni europee in loro difesa (come, a titolo di esempio, il Premio Sacharov assegnato dal Parlamento).

Tutte queste misure, sebbene non possano imporre alcun obbligo sugli Stati terzi - e, di conseguenza, non hanno la stessa efficacia che hanno i trattati europei nei confronti degli Stati membri – possono tuttavia contribuire, almeno a livello teorico, ad esercitare pressioni e a diffondere la “cultura” dei diritti umani a livello globale, nella speranza che il loro rispetto da parte dei governi del mondo sia sempre più ampio e concreto.


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  • L'Autore

    Chiara Vona

    Si è laureata in Relazioni Internazionali, con una tesi sulle trasmissioni radiofoniche americane verso i Paesi del blocco orientale durante la Guerra fredda e, attualmente, lavora nell'ambito della comunicazione.
    In Mondo Internazionale è Segretario di Mondo Internazionale Academy e redattrice per "AccadeOggi" ed "EuropEasy".

    She graduated in International Relations with a dissertation about American International broadcasting towards the communist bloc during the Cold War and, currently, she works in communications.
    Within Mondo Internazionale, she is Secretary of the Mondo Internazionale Academy and she writes for "It Happens Today" and "EuropEasy".



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Dal Mondo Europa


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europe EuropEasy European Union ForeignPolicy human rights democracy

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