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L’obesità della madre può influenzare quella del nascituro? Il ruolo del microbiota

Continuiamo ad approfondire il tema dell’obesità, già trattato in due articoli precedenti, affrontando un aspetto insolito ma indubbiamente di grande interesse: qual è il ruolo che riveste il microbiota nell’obesità?

L’organismo umano è colonizzato da numerosi microrganismi che nel loro insieme costituiscono quello che è definito “microbiota umano” o in modo più popolare “flora batterica”; essi colonizzano vari distretti corporei, tra cui il tratto gastro-intestinale. Il microbiota dell’intestino di un soggetto umano adulto è composto da circa 1013-1015 microrganismi ed è un’entità molto complessa che, in condizioni fisiologiche (standard), contribuisce allo sviluppo del sistema intestinale e del sistema immunitario, gioca un ruolo importante nella degradazione della fibra alimentare, nella distribuzione del grasso corporeo e nel controllo del sistema energetico.

Come varia il microbiota?

Quando ci alimentiamo, non nutriamo solo noi stessi ma anche la nostra flora batterica, influenzandone la diversità e la composizione; quindi, mantenere un microbiota in equilibrio richiede una dieta sana. Se questo equilibrio viene disturbato, per esempio attraverso l’uso di antibiotici o di un’alimentazione scorretta, possono risultarne varie conseguenze tra cui: condizioni metaboliche alterate, disturbi infiammatori e funzionali dell’intestino e altre malattie.

Recentemente si è studiata l’associazione tra microbiota intestinale e obesità, in particolare, si è visto che la sua composizione è associata ad abitudini alimentari malsane protratte a lungo nel tempo; infatti, i soggetti obesi seguono un’alimentazione scorretta per parecchi anni della loro vita con conseguente alterazione della normale composizione microbica che pertanto risulta differente dalle persone normopeso.

Il consumo di fibre è associato ad un microbiota più “in salute” e altamente diversificato, al contrario, una bassa diversificazione microbica è associata ad una popolazione prettamente obesa con complicanze come dislipidemia (alterazione dei normali livelli di lipidi nel sangue con aumento dei fattori di rischio cardiovascolare) e insulino resistenza. 

Un’alimentazione ricca di acidi grassi saturi (burro, strutto, carni grasse, formaggi grassi) comporta uno sviluppo di batteri correlati a stati patologici (es. Bilophila), mentre un’alimentazione ricca di acidi grassi polinsaturi (frutta secca, semi di lino, olio di girasole, pesce) stimola la proliferazione di ceppi “benefici” (Lactobacillus e Akkermansia).

Altri componenti che modificano il microbiota in modo positivo sono i prebiotici e i probiotici, invece in modo negativo sono gli antibiotici. I prebiotici sono sostanze che non vengono assorbite dall’organismo, ma che stimolano la crescita e l’attività di microrganismi benefici del microbiota. Sono l’inulina, gli amidi resistenti e gli oligosaccaridi e si trovano principalmente in: cicoria, cipolla, aglio, asparagi, banane, grano, soia ed avena.

I probiotici (comunemente chiamati fermenti lattici) sono rappresentati da microrganismi viventi che possono migliorare la salute dell’ospite, modificando il microbiota dopo essere stati ingeriti. Infine, ci sono gli antibiotici che sono in grado di portare ad un cambio profondo e modificazioni di lunga durata sull’ecosistema dell’intestino.

Qual è la relazione tra il microbiota materno e quello del figlio?

A partire dalla nascita, la composizione del microbiota intestinale del neonato è associato all’obesità della madre; infatti, alcuni studi ipotizzano che il microbiota intestinale materno, con il quale il bambino entra in contatto già al momento del parto (se vaginale), possa contribuire a mediare la trasmissione intergenerazionale del sovrappeso e dell’obesità. Quindi, l’obesità materna rappresenta un forte fattore di rischio per l’obesità infantile.

In particolare, si è visto che i bambini nati da madri sovrappeso/obese mediante parto vaginale avevano un rischio tre volte maggiore di essere sovrappeso all’età di 1 e 3 anni rispetto ai nati da madri normopeso. Tale rischio era ancora più elevato (5 volte) nei bambini nati da parto cesareo.
L’alimentazione è strettamente collegata all’obesità ed è uno dei fattori preponderanti nella composizione del microbiota intestinale. L’intestino del neonato viene colonizzato dal microbiota materno durante la gestazione, durante il parto e successivamente durante l’allattamento. Numerosi studi dimostrano che un consumo cronico di un’alimentazione scorretta e che conduce all’obesità prima e durante la gestazione e durante l’allattamento, provoca cambiamenti nel microbiota della madre e in conseguenza della prole.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

  • Fornengo R. Il microbiota e le malattie metaboliche. 2016
  • Tun HM et al. Roles of Birth Mode and Infant Gut Microbiota in Intergenerational Transmission of Overweight and Obesity from Mother to Offspring. JAMA Pediatr. 2018
  • Gut microbiota for health. 2016
  • Dao M.C., et al. Gut microbiota and obesity: concepts relevant to clinical care. European article of internal medicine. 2018
  • Karvonen M.A. et al. Gut microbiota and overweight in 3-year old children. International Journal of Obesity. 2018
  • Shyam Prakaash Bhagavata Srinivasan et al. Impacts of Diet and Exercise on Maternal Gut Microbiota Are Transferred to Offspring. Frontiers in endocrinology. 2018

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    Federica Mascaretti

    Ho conseguito la laurea magistrale in Biologia della Nutrizione presso l'Università degli Studi di Milano. Ho svolto il progetto di tesi sperimentale della durata di un anno presso l’IRCCS Policlinico San Donato indagando il ruolo della nutrizione e del microbiota intestinale nelle patologie del tratto gastrointestinale.

    Attualmente visito come Nutrizionista in libera professione e svolgo attività di ricerca presso l'Ospedale Policlinico di Milano nel reparto di gastroenterologia focalizzandomi sul progetto: "blood microbiota and diet in relation to adenoma and colorectal cancer risk".



Categorie

Salute e Benessere


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microbiota dieta obesità nutrizione obesitàinfantile nutrizionista

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