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L'Italia di Draghi

Il governo Draghi è entrato ufficialmente in carica, dopo aver ottenuto una larga maggioranza sia alla Camera sia al Senato. L’opinione pubblica si aspetta molto da questo nuovo esecutivo, che ha il difficile compito di portare il Paese fuori dall’emergenza Covid-19 e di rilanciare l’economia italiana. Sul fronte sanitario sappiamo già a grandi linee quale sarà il metodo di Draghi: “modello inglese” per i vaccini e uno stile di comunicazione più sobrio rispetto al precedente esecutivo. Sul fronte economico, invece, la partita sarà più complessa, anche a causa della composita maggioranza che appoggia il nuovo Presidente del Consiglio e che comprende forze politiche molto distanti tra loro. Nonostante ciò, Draghi dovrà essere in grado di mediare per spendere al meglio le risorse del Next Generation EU e implementare quelle riforme strutturali che l’Italia aspetta ormai da molti anni.

Nell’ultimo anno, il pensiero economico di Mario Draghi si è contraddistinto per la distinzione fra debito “buono” e debito “cattivo”. Il primo è sostenibile e investe su quei progetti che permettono un aumento della crescita economica nel lungo periodo, mentre il secondo no. Molti commentatori hanno letto, in questa distinzione, una velata critica all’operato del governo precedente, che è sembrato molto concentrato su misure poco impattanti sulla crescita del Paese. In aggiunta, la distinzione fra debito “buono” e debito “cattivo” è fondamentale per le generazioni future. Quest’ultima categoria è stata ampiamente menzionata nel discorso di Draghi al Senato. Il Presidente del Consiglio, infatti, si è chiesto se la sua generazione stia facendo tutto il possibile per lasciare un’Italia migliore ai ragazzi e alle ragazze di oggi. È questo l’obiettivo con il quale spendere le risorse del Next Generation EU e sarà questo il vero banco di prova del governo Draghi. Se, nell’anno appena passato, i 209 miliardi destinati all’Italia erano stati fatti passare come un "tesoretto" dal quale attingere per spese varie, adesso l’approccio è cambiato. Nella sua relazione al Senato, infatti, il Presidente del Consiglio ha sottolineato come i fondi europei siano strettamente connessi ad una prospettiva di lungo periodo. Si tratta di capire che Italia vogliamo nei prossimi decenni. Per spendere al meglio le risorse messe a disposizione da Bruxelles, si dovranno seguire le indicazioni della Commissione Europea anche su quelle riforme strutturali che il Paese rimanda da tempo.

In particolar modo, Draghi ha annunciato tre riforme fondamentali che il suo governo intende portare avanti: fisco, giustizia e pubblica amministrazione. Quest’aspetto deve far riflettere su un punto: l’ambizione del governo in carica. Affrontare questi tre ambiti con un serio piano di riforme vuol dire cercare di smuovere il Paese dall’immobilismo che lo ha caratterizzato negli ultimi anni, soprattutto in campo economico. La Banca Mondiale stila ogni anno un indice che valuta la facilità con cui è possibile fare impresa in un determinato Stato e l’Italia ha sempre ricevuto un punteggio piuttosto basso a causa del sistema fiscale troppo complicato, di una giustizia civile più lenta rispetto alla media europea e di una pubblica amministrazione macchinosa, incapace spesso di spendere le risorse stanziate. Affrontare questi tre nodi insieme potrebbe permettere di rilanciare la competitività del nostro Paese. Nella sua relazione al Senato, Draghi ha parlato proprio della riforma fiscale, citando l’esempio della Danimarca nel 2008, quando il governo danese decise di affidare il tema del fisco ad una commissione di esperti che, dopo un giro di consultazioni con le forze politiche e le parti sociali, presentò il piano di riforma al Parlamento. Come sottolineato dal Presidente del Consiglio, si deve modernizzare il sistema fiscale nella sua interezza, evitando di concentrarsi su singoli provvedimenti, che spesso complicano la situazione piuttosto che semplificarla.

Nelle relazioni a Camera e Senato, non poteva mancare la politica estera. Draghi ha ribadito l’importanza dell’Atlantismo e dell’europeismo. A tale proposito, l’attenzione pubblica si è concentrata molto sulle eventuali reazioni della Lega, da sempre scettica nei confronti di Bruxelles. Nonostante questo sia sicuramente un aspetto importante, c’è un passaggio che vale la pena sottolineare. Draghi ha menzionato il fatto che l’Unione Europea dovrà approdare ad “un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi membri nei periodi di recessione”. Si prospetta, quindi, l’idea di un’Unione Europea ancora più integrata. A tal fine, un lavoro importante dovrà essere portato avanti nel rapporto strategico con Francia e Germania. Lo spessore internazionale di Mario Draghi, unito all’uscita politica di Angela Merkel, darà la possibilità all’Italia di ottenere un ruolo di primo piano a Bruxelles. Il nome dell’ex Presidente della BCE potrebbe essere quello giusto per mediare fra le diverse posizioni dei Paesi membri e proseguire nel cammino di integrazione europea, mai come oggi resosi necessario anche di fronte a tutte le problematiche legate ai vaccini.

Ad oggi, non ci è ancora dato sapere quanto questo governo resterà in carica, se fino all’uscita della pandemia o per tutta la durata della legislatura. Le dichiarazioni programmatiche di ogni esecutivo sono spesso ambiziose, ma si risolvono in un nulla di fatto. Lo spessore, però, del nostro attuale Presidente del Consiglio è innegabile e il Paese ha a disposizione l’ultima chance per cercare di risollevarsi.


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  • L'Autore

    Leonardo Cherici

    Leonardo Cherici si è laureato in Filosofia Politica all’Università di Padova con una tesi sul processo di integrazione europeo e sulle teorie politiche che lo hanno ispirato. Si è poi iscritto ad una Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, discutendo una tesi di economia politica nella quale si analizza il recente fenomeno di aumento della diseguaglianza economica e la sua relazione con l’innovazione tecnologica e la globalizzazione.

    All’interno di Mondo Internazionale ricopre la carica di Vicedirettore di Redazione, coordinando il lavoro dei nostri autori. Fin dal 2019 scrive per l’Area Tematica Europa e per Framing the World

    Leonardo Cherici graduated in Political Philosophy from the University of Padua with a thesis on the European integration process and the political theories that inspired it. He then enrolled for a Master's Degree in International Relations at the Catholic University of Milan, discussing a thesis on political economy in which he analysed the recent phenomenon of increasing economic inequality and its relationship with technological innovation and globalisation.

    Within Mondo Internazionale he holds the position of Deputy Editor-in-Chief, coordinating the work of our authors. Since 2019 he has been writing for the Europe Thematic Area and Framing the World


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