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L'imprenditoria femminile Medio Oriente tra divieti e tabù

Trattare l'imprenditoria femminile in Medio Oriente non è semplice, la condizione di numerose donne risente ancora di tabù e inibizioni che non permettono loro di essere libere.

Ci sono donne che, secondo i dettami sociali stabiliti nei loro paesi, sono sottoposte al volere dell'uomo della famiglia: che sia il padre, il fratello o il marito. Ciò rappresenta un limite alla libertà di movimento poiché, per esempio, la donna deve chiedere il permesso anche solo per poter uscire di casa.

Questo perché la donna è vista come un individuo con un unico compito: la cura della casa e dei figli, priva della possibilità di avere una vita sociale al di là delle mura domestiche.

In Africa del Nord e in Africa sub-sahariana, in Asia meridionale e negli Stati arabi più in generale, la disapprovazione del lavoro femminile da parte dei membri della famiglia rappresenta un enorme ostacolo. Ciò è emerso in modo evidente con il rapporto del 2017 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la quale ha messo in luce l'immagine dello stato di occupazione delle donne.

Sicuramente un ruolo di rilievo nel determinare questa condizione lo ha giocato la sharia, la quale si è evoluta all’interno di una società di stampo patriarcale e ha contribuito a relegare la donna in una posizione subalterna rispetto all’uomo.

Pertanto, queste imposizioni sociali vanno inevitabilmente ad incidere sul tasso di partecipazione della donna nel mondo del lavoro. Nelle società di paesi poco democratici la partecipazione delle donne alla forza lavoro del paese è limitata: solo il 25,2% delle donne in età lavorativa ha un impiego retribuito, contro un tasso medio mondiale del 50%.

È quindi davvero arduo per una donna emanciparsi economicamente e lavorativamente.

Inoltre, accade spesso che donne con la stessa preparazione degli uomini non abbiano la medesima possibilità di questi ultimi di accedere a posti di lavoro ugualmente retribuiti.

Uno dei paesi ai quali si può attribuire questo genere di restrizioni ideologiche è l'Algeria, dove la donna spesso è costretta a stare a casa e occuparsi dei lavori domestici e della famiglia. Negli ultimi anni la mentalità sta cambiando, soprattutto nella capitale, mentre nelle zone rurali il cambiamento procede più lentamente.

Sempre più spesso le donne in Medio Oriente stanno risentendo dell'esigenza di emanciparsi e rendersi autonome per dimostrare, con piccoli o grandi gesti, che hanno le medesime capacità e possibilità degli uomini. Ci sono, per esempio, progetti innovativi che provano ad incentivare la partecipazione delle donne nell’imprenditoria.

Il primo esempio di rilievo è quello costituito dai centri sportivi B-Fit, i quali, nati dall’idea di un’imprenditrice turca, rappresentano una nuova concezione di palestra. Questi centri sono aperti e gestiti esclusivamente da donne e non riguardano semplicemente l'ambito dell'attività fisica: infatti, oltre a corsi sportivi, si organizzano sessioni di discussioni e networking tra le donne imprenditrici.

L’idea di fondo è quindi quella di voler creare spazi di incontro e di discussione per incentivare l’imprenditorialità femminile libera.

Questi centri si sono sviluppati velocemente in tutto il territorio turco: dall’apertura del primo centro, avvenuta nel 2006, sono stati aperti altri 220 centri in 48 città con un totale di circa 180mila iscritte. Il fattore di successo risiede proprio nella scelta di separazione tra i generi, concetto già alla base delle società islamiche: nei centri le donne posso interagire liberamente, senza vincoli dovuti agli abiti (es: velo), né restrizioni dovute ad esigenze culturali.

Un altro esempio importante risiede nel lavoro svolto dall'associazione femminile Kadiger. Questa è stata fondata nel 2002 da donne turche con l'obiettivo di incentivare e sostenere l’imprenditorialità femminile e di rafforzare lo status economico e sociale delle stesse, per imparare a svincolarsi da tabù e restrizioni imposte dagli uomini e dalla società.

A parte questi casi importanti ma ancora isolati, per migliorare la condizione femminile nei paesi MENA è necessario l'intervento da parte dei governi locali, col fine di ridurre le discriminazioni di genere e incrementare la partecipazione femminile nel mercato del lavoro e nei processi di decision making anche a livello politico.

Esempi di donne medio orientali di successo si possono già vedere: un esempio di una brillante giovane è Deena Fadel, imprenditrice anglo-egiziana nel mondo dell'arte. Deena ha fondato Joud, piattaforma che vende accessori per la casa. I colori vivaci e i motivi egiziani l'hanno fatta divenire nota e Deena, con la sua arte, ha fatto riscoprire la vera essenza del mondo arabo. "La gente apprezza sempre di più la storia e le tradizioni dell'Egitto, stanno diventando più fashionable", conferma lei. I suoi prodotti, sempre più famosi, sono esibiti e venduti in tutto il mondo.

Essma Ben Hamida, invece, è un'imprendritrice tunisina che ha fondato col marito Enda Inter-Arabe, un'organizzazione di microcredito, dando maggiore attenzione alle donne e ai loro desideri imprenditoriali.

Oppure, un altro esempio è rappresentato da Maha Al-Farhan, vice presidente e fondatrice di ClinArt International, società con sede a Dubai, impegnata nella ricerca clinica.

Per concludere questo excursus in merito alle uguaglianze/disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro in Medio Oriente e alle possibilità delle donne di essere capo di loro stesse e diventare imprenditrici, è bene fare affidamento alle significative parole di Shauna Olney, Capo della Divisione dell’OIL, sull’uguaglianza di genere e la diversità:

«Con impegno e scelte coraggiose, può esserci un salto di qualità per far si che il futuro del lavoro non continui a perpetrare le disuguaglianze del passato. L’uguaglianza di genere è un vantaggio per tutti».

FONTI


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  • L'Autore

    Sofia Perinetti

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Dal Mondo Medio Oriente


Tag

#MENA #Medio oriente #middle east #work #donne #emancipazione #strong

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