background

L’importanza di ricordare

Massacro delle foibe

10 febbraio. Giornata istituita dalla Legge n. 92 del 30 marzo 2004 per ricordare la memoria di tutti gli Italiani provenienti dalle regioni della Venezia- Giulia e Dalmazia, uccisi e i cui corpi furono gettati nelle cosiddette “Foibe”.Questo terribile capitolo della storia italiana trova la sua causa nel gioco di vendetta perpetrato prima, durante e dopo la Seconda Guerra mondiale, tra le popolazioni croate e serbe e il popolo italiano stanziato nei nuovi Stati nazionali sorti nelle terre dell’Adriatico orientale.
Le cause principali di questa violenza sono l’eliminazione dell’etnia italiana durante l’esodo istriano dal territorio Croato, la vendetta da parte dei Croati per le ingerenze fasciste e l’eliminazione di possibili oppositori politici del governo di Tito.
La Storia di queste persecuzioni nasce alla fine dell’Ottocento quando le popolazioni presenti in Dalmazia, in Istria e in Venezia-Giulia iniziarono ad avere un’identita’ come popolo croato e volevano l’annessione del regno di Dalmazia che era a quei tempi abitato da popolazione prevalentemente italiana. Con lo schieramento dell’Italia, durante la Prima Guerra mondiale dalla parte della Triplice intesa, ad essa venne promessa l’annessione della Venezia-Giulia e di parte della Dalmazia. Ma come la storia ci insegna, l’Italia non ebbe mai tutto cio’ che le era stato promesso e questa fu una delle cause dell’inasprimento dei rapporti tra il nuovo popolo croato e gli italiani nel loro territorio. La situazione peggioro’ con la nascita del Partito Fascista nel 1922, che puntava a rivendicare all’Italia cio’ che le era stato portato via con la Prima guerra mondiale. Il fascismo porto’ una politica di italianizzazione nei territori della citta’ di Fiume e del Governatorato di Dalmazia. Allo stesso tempo nasceva il nuovo stato della Repubblica Croata. Per tutta la durata della guerra e anche dopo la sua fine, le continue repressioni partigiane e del Regio esercito italiano nei confronti del popolo croato, portarono questi ultimi ad un profondo risentimento nei confronti degli italiani. Con l’armistizio del settembre 1943, la situazione precipito’. Le truppe tedesche assunsero il controllo di Trieste , di Fiume e di Pola, lasciando il resto della Venezia-Giulia sguarnito e occupato dai partigiani. Successivamente nello stesso anno, venne proclamata l’annessione dell’Istria alla Croazia da parte del Consiglio di Liberazione popolare per l’Istria portando improvvisati tribunali dei Partigiani di liberazione popolare ad emettere centinaia di condanne a morte di italiani risiedenti in quei territori. L’ondata di violenza continuo’ incessantemente portando al fenomeno delle cosiddette “foibe” ovvero fosse comuni dove venivano gettati i corpi di italiani e croati morti o ancora vivi a morire. La situazione si rovescio’ quando i rastrellamenti e le esecuzioni furono condotte dalle forze partigiane non più italiane, ma bensì croate appartenenti al nuovo esercito di Tito. Dissidenti politici, persecutori del nuovo governo iugoslavo o semplicemente malcapitati di ogni genere, spesso persone che non avevano alcuna colpa furono gettati nelle Foibe. Quando vennero scoperte le foibe, i numeri parlano di molte migliaia di persone uccise solo nella citta’ di Trieste e nelle zone limitrofe, 7.500 scomparsi nella Venezia Giulia. Oggi si è arrivato a contare circa 20.000 o 30.000 morti e scomparsi.
Il governo iugoslavo e successivamente quello croato hanno riconosciuto questa strage, nonostante in Italia ci siano molte idee contrastanti riguardanti queste violenze perpetrate.

Genocidio degli Armeni

La popolazione armena e’ stata perseguitata per due diversi motivi. Prima di tutto il Governo dei “giovani turchi”, affermatosi negli anni prima della Prima guerra mondiale in Turchia temeva che questo gruppo etnico potesse schierarsi dalla parte dei russi, di cui la Turchia era nemica. Altri affermano che un’altra motivazione per la quale essi vennero sterminati era il fatto che fossero per la maggior parte cristiani da gruppi nazionalisti e islamici turchi. Il genocidio vero e proprio scoppio’ nel 1915 quando circa 1 milione di armeni vennero coinvolti da parte del governo dei Giovani turchi nelle così soprannominate “marce della morte” morendo per fame e sfinimento. Altri migliaia furono massacrati dalla milizia Curda e dall’esercito Ottomano. Oggi la Turchia non vuole riconoscere il genocidio degli Armeni per diversi motivi: dichiarare che i Padri fondatori dell’odierno Stato turco abbiano versato il sangue di quell’etnia senza un motivo particolare, oppure materialmente per il solo fatto che riconoscendo il genocidio, il Governo turco dovrebbe riconoscere anche i numerosi risarcimenti richiesti dalle vittime. L’anniversario del Genocidio degli Armeni, ricordato da quasi tutto il mondo tranne che dalla Turchia, cade nella data del 24 aprile ogni anno e nel 2015 e’ stato festeggiato il centenario.

Strage di Srebrenica

La strage di Srebrenica e’ stata una delle più terribili violenze compiute durante la presenza sul territorio bosniaco delle forze Onu nel 1995. Infatti mentre veniva combattuta la guerra in Bosnia-Erzegovina, i Serbi si macchiarono del sangue di più di 8000 musulmani Bosniaci di un’eta’ compresa tra i 14 e i 78 anni. La zona della città di Srebrenica venne accerchiata sempre più dalle truppe serbo-bosniache richiedendo così l’aiuto delle forze Onu per proteggere la popolazione civile quasi completamente di religione musulmana e gli sfollati dei territori già conquistati dall’esercito serbo. Ciò che venne raccontato alla popolazione fu che per procedere allo sfollamento e allo spostamento della popolazione civile le donne, i bambini e gli anziani dovevano essere separati dagli uomini. In realtà essi sparirono e vennero uccisi con esecuzioni di massa. Importante fu il non intervento delle truppe olandesi in missione di pace per conto dell’Onu che avrebbero dovuto proteggere i civili. Su 19 accusati dal Tribunale penale internazionale per l’ex-Iugoslavia di essere i responsabili della strage soltanto sei sono stati processati e condannati. A marzo del 2007 il Tribunale penale internazionale dell’Aja assolse la Serbia dalla responsabilità del genocidio e dall’obbligo quindi di pagare un indennizzo alla Bosnia per le vittime, stabilendo che quello che era successo era responsabilita’ di persone singole, cioè alcuni ufficiali serbi che comandavano le truppe durante la guerra. A marzo del 2010 il parlamento della Serbia ha approvato una risoluzione di condanna al genocidio di Srebrenica ed il 15 aprile 2013, l’allora Presidente serbo in carica, mentre veniva intervistato da una televisione bosniaca si è inginocchiato chiedendo perdono per la strage di Srebrenica.

Genocidio in Ruanda

Per capire le radici del genocidio del Ruanda, bisogna tornare ai tempi della colonizzazione Belga in Africa, quando si distinsero due principali etnie in quei territori partendo da differenze economiche e sociali: il primo gruppo, gli Hutu erano agricoltori mentre i Tutsi erano allevatori. Le differenze fra i due gruppi divennero fisiche arrivando a distinguere i primi come individui di media altezza e i secondi come individui molto alti. Nei primi anni Venti del Novecento, i Tutsi divennero ricchi e salirono al potere mentre nel gradino più basso della scala sociale c’erano gli Hutu. Con l’accordo dei Belgi nel 1959 la situazione si capovolse e gli Hutu salirono al governo del paese. I Tutsi cominciarono ad essere perseguitati e a fuggire in Uganda dove cominciarono le persecuzioni del popolo Tutsi e di individui di etnia Hutu che facevano parte della parte più moderata del Paese. L’episodio più violento a partire dal luglio del 1994, consistette in 100 giorni di massacri, persecuzioni e lapidazioni di almeno 500.000 persone arrivando a toccare il Milione di perseguitati. La guerra civile si concluse con l’operazione “Turquoise” coordinata dall’esercito francese sotto l’egida dell’Onu.
Nel 1994 venne istituito il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, tramite una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, per processare e condannare i responsabili del genocidio del Ruanda e delle violazioni dei diritti umani conseguenti al genocidio. Il genocidio del Ruanda e’ famoso per il Processo ai Media dell’odio, contro i responsabili delle emittenti televisive e radiofoniche accusate di avere incitato la popolazione all’odio. Il processo iniziato nel 2000 ha portato alla condanna di tutti gli imputati da circa 12 a 30 anni di carcere per avere incitato la popolazione a perpetrare le violenze.

Desaparecidos

“Nunca mas” mai più, questo urla il popolo argentino ripensando alle sparizioni dei così chiamati “ desaparecidos”, dissidenti politici del regime militare dell’Argentina, spariti per mano della dittatura militare che prese potere dopo la morte del Presidente argentino Peron nel 1976. Mariti, figli, sorelle, fratelli che di notte venivano prelevati segretamente senza fornire motivazioni ai familiari sulla sparizione dei loro cari. E altrettanto segreti erano i modi in cui venivano uccisi, in campi di concentramento, torturati, gettati in fosse comuni, nel mare o nel Rio de la Plata con i conosciuti “voli della morte”. Le sparizioni dei Desaparecidos sono state riconosciute dallo Statuto di Roma del 1998, precisamente nell’art. 7, come crimine contro l’umanita’.

Non ultima per importanza la notizia di pochi giorni fa, riguardante le impiccagioni di massa avvenute tra il 2011 e il 2015, nella prigione di Saydnaya in Siria che conta fino ad ora circa 13 mila vittime senza neppure avere ricevuto un processo. I detenuti venivano torturati, gli veniva negato cibo e cure mediche, anca una e medicinali, i giornali parlano di sterminio, crimine di guerra e contro l’umanita’ autorizzati direttamente dal governo siriano. A nessun paese, che sia esso il più dittatoriale o il più democratico del mondo, piace fare vedere i propri panni sporchi. Le organizzazioni internazionali, gli apparati governativi degli Stati e il mondo in generale utilizzano spesso termini come “crimini contro l’umanita’, crimini contro la guerra, genocidio, violenza” e cercano di rendere i propri Paesi i più moderni del mondo con Tratatti, Costituzioni e con i rapporti diplomatici, ma che senso ha tutto ciò se essi non sono ancora capaci di rispettare i diritti umani piu’ basilari come il diritto alla vita, alla dignità umana e ad un equo processo? A che serve tutto questo se questi Stati non sono capace di mettere “alla luce” questi panni sporchi?


Condividi il post

  • Image

    Federica Pagliarini

Categorie

Attualità


Tag

Argentina Bosnia Ex-Jugoslavia Foibe Giornata della memoria Immigrazione Italia Massacri Ruanda Serbia Violenza

Potrebbero interessarti

Image

Una nuova crisi per l'Argentina? Il momento decisivo per Mauricio Macri

Leonardo Aldeghi
Image

Giuditta e Oloferne: il dipinto di rivalsa di artemisia gentileschi sul suo stupratore

Isabella Poretti
Image

Sempre più controversa la politica della Federazione Russa, cosa cambierà?

Michele Pavan
Accedi al tuo account di Mondo Internazionale
Password dimenticata? Recuperala qui
Diventa Associato