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L'impatto della Brexit sul sistema politico britannico

Sono passati più di tre anni da quel 23 giugno del 2016 in cui i cittadini britannici decisero di votare per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Dopo questo lasso di tempo, gli inglesi ancora non hanno abbandonato Bruxelles e la scadenza viene, di volta in volta, rimandata. Le questioni in ballo sono tante ed è difficile comporre le diverse anime di Westminster con l’opinione del governo, con quella di Bruxelles e con quella degli altri Paesi europei, Irlanda e Francia in prima linea. Molti commentatori sostengono che il primo errore sia stato fatto dall’ex premier Cameron: convocare un referendum, infatti, avrebbe avuto l’effetto di politicizzare una questione altamente tecnica come quella della Brexit. L’uscita, fatta passare da molti come un modo per tornare allo splendore del defunto Impero Britannico, deve essere portata avanti monitorando, passo dopo passo, le materie più di attrito, come il confine irlandese e il commercio internazionale.

Sulle questioni più tecniche sono state scritte migliaia di pagine in questi anni, concentrando l’attenzione dell’opinione pubblica. C’è, però, un aspetto molto importante che è stato tralasciato in questo periodo e di cui pochi si sono occupati. In effetti, la Brexit ha fatto emergere dei problemi strutturali interni al sistema politico inglese. Come forse non molti sanno, il Regno Unito non ha una vera e propria costituzione scritta: quella che può essere definita come la legge fondamentale che prende corpo da un insieme di statuti (che risalgono addirittura alla Magna Charta del 1215), trattati e decisioni giuridiche. Ci sono quindi una pluralità di fonti che danno vita alle leggi britanniche. Tutto questo è in netto contrasto con la quasi totalità delle altre esperienze delle democrazie liberali, dove c’è una costituzione scritta e redatta da un’Assemblea Costituente che rappresenta la volontà popolare. Un altro aspetto non di poco conto è che nel Regno Unito non esiste la differenza fra la legge ordinaria e la legge costituzionale, così come non esiste un organo di controllo paragonabile alla nostra Corte Costituzionale.

Cosa c’entra in tutto questo la Brexit? Molto. In questi tre anni abbiamo assistito ad una serie di decisioni che hanno profondamente incrinato il sistema politico britannico. Proviamo a pensare alla sospensione del Parlamento da parte di Boris Johnson: l’ultima volta fu nel 1642, quando Carlo I decise di sospendere le attività parlamentari e come conseguenza si trovò nel mezzo di una guerra civile che vide finire la sua testa appesa a una picca sette anni dopo. Non è un caso se Thomas Hobbes pubblicò il suo Leviatano nel 1651, gettando le basi per la costruzione di un potere politico moderno in grado di gestire le situazioni caotiche come lo scontro fra Re e Parlamento. Nella Londra del 2019, per adesso, non è scoppiata nessuna guerra civile e la soluzione più probabile sembra essere il voto a dicembre e l’uscita dall’Unione Europea nei primi mesi del 2020. Tutto questo ha fatto, però, emergere un problema strutturale: fino a che c’era un accordo sulle categorie fondamentali con le quali portare avanti il dibattito politico, la “Costituzione” flessibile non ha rappresentato un problema, ma adesso? Chris Patten, ultimo governatore britannico ad Hong Kong e commissario europeo per gli affari esteri, ha pubblicato una riflessione[1] in cui si chiede se il Regno Unito stia diventando uno Stato fallito. Posta così la domanda può far sorridere, tuttavia Patten evidenzia alcuni punti molto interessanti. Il parlamentarismo britannico è sempre stato più vicino a Edmund Burke piuttosto che a Rousseau, instaurando una cultura basata sulla precauzione, il compromesso e il rifiuto di soluzioni semplicistiche che strizzano l’occhio agli umori dell’opinione pubblica. Proprio quest’ultima ha subito un veloce processo di radicalizzazione che ha portato alla guida dei Labour Jeremy Corbyn, un leader che ha indirizzato il Partito verso posizioni di sinistra molto forti. Lo stesso fenomeno si è verificato nei Conservatori: Boris Johnson è tutto tranne che un politico moderato, come ha dimostrato più volte in questi mesi. Patten evidenzia anche come si sia modificata la concezione degli “esperti”: non si era mai verificato che questi venissero visti come membri di un establishment che persegue i propri interessi a discapito di quelli del popolo. A cosa porta questa radicalizzazione? Chi parla a nome del popolo va contro gli esperti, anche a costo di presentare soluzioni anacronistiche.

Per comprendere meglio tutto il discorso possiamo paragonare il sistema politico britannico ad una partita di calcio: senza Costituzione, non c’è nessun arbitro, ma la partita può andare avanti lo stesso e svolgersi normalmente se i giocatori sono d’accordo sulle regole elementari. Quando quest’accordo viene meno, però, il match sarà continuamente interrotto da litigi su ciò che è lecito e su ciò che non lo è, portando alla paralisi del sistema. Non è un caso, quindi, se molti intellettuali si stanno attivando su questo fronte. Il Professor Bogdanor del King’s College di Londra ha sostenuto[2] la necessità di una Costituzione britannica qualora il Regno Unito riuscisse ad uscire sul serio dall’Unione Europea. Il suo ragionamento è molto semplice: in questi anni i Trattati dell’UE hanno vincolato la politica d’oltre Manica, costringendola a rispettare alcune norme fondamentali, ad esempio sulla tutela dei diritti umani. Bogdanor si chiede che ne sarà di tutto questo quando i Trattati non vincoleranno più il Regno Unito. L’unica soluzione che vede possibile è che Londra si doti di una Costituzione scritta, così come la maggior parte delle democrazie del mondo. La Brexit ha fatto emergere alcuni problemi inscritti nei concetti politici che vengono utilizzati in Gran Bretagna e chissà che non sia davvero in grado di portare ad un cambiamento radicale nel Paese che, durante il secolo XIX, per primo si era adoperato per sostenere il parlamentarismo in tutta Europa.

[1] https://www.project-syndicate.org/commentary/britain-brexit-failed-state-by-chris-patten-2019-08

[2] https://www.youtube.com/watch?v=fUeK6_3ejXc


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    Leonardo Cherici

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Dal Mondo Europa


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