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Ai confini della Comunità Europea: nuovi algoritmi biometrici classificano migranti e terroristi

Da sempre, la tecnologia plasma la storia ed è quindi indissolubilmente connessa ai bisogni e al miglioramento del genere umano. La nostra realtà ne é sempre più caratterizzata ed i filosofi si interrogano se ne facciamo un uso o un abuso. Molti si soffermano sui vantaggi mascherando gli svantaggi; ed anche la Commissione Europea annovera la sua presenza tra le fila dei pro-tecnologia. Infatti, la Commissione Europea, recentemente, ha deciso di investire una somma di 4 milioni e mezzo di euro su un progetto ad alta tecnologia, Iborder Ctrl il suo nome commerciale. Iborder Ctrl é un sistema di controllo delle frontiere basato su un' applicazione che permette di schedare le persone on line molto tempo prima del loro arrivo alla frontiera del paese ospitante. La persona interessata ad attraversare il confine, deve semplicemente rispondere alle domande di un avatar poliziotto prima di arrivare al confine. Il poliziotto virtuale si avvale dell'uso di una telecamera in grado di rilevare se la persona richiedente l’ingresso stia o meno mentendo. Sulla base delle risposte ottenute, il sistema di controllo calcola un punteggio, 100 punti il massimo raggiungibile. Il punteggio minimo da ottenere per passare la frontiera è la metà più uno delle risposte corrette. Una volta terminato il questionario, il sistema genera un Qr code che potrà essere presentato alla frontiera. Alla dogana la polizia di frontiera chiederà il Qr code e prenderà le impronte digitali. Inoltre, al momento del passaggio, comparirà anche sull'Ipad dei funzionari il volto del viaggiatore, che viene esaminato e confrontato con quello registrato al momento della compilazione del questionario. Se il viso del richiedente asilo risulterà essere all'interno di un quadrato rosso, la persona sta mentendo, se in uno giallo invece, dice la verità. Questo sistema, brevettato dall'Università di Manchester, non é una campagna pubblicitaria volta a sponsorizzare la quarta stagione di Lie to me, serie nella quale Tim Roth analizza il volto delle persone, cercando di capire se mentono oppure no. Il prototipo inglese sviluppato, anche se in fase sperimentale, è già operante presso il confine di Tompa tra la Serbia e l'Ungheria. Il progetto, fortemente voluto dal primo ministro ungherese Orban, in seguito alla costruzione del muro nel 2011 tra i due paesi, potrebbe essere il primo passo verso un controllo tecnologico delle frontiere europee basato su rilevazioni e sistemi biometrici. Il Parlamento Europeo, infatti, guarda con favore la sperimentazione in atto e si appresta ad approvare il regolamento europeo sull'interoperabilità. L’interoperabilità permetterebbe a ciascuno stato di poter procedere con la raccolta delle impronte digitali e dei volti, sia di migranti che di presunti terroristi interessati ad attraversare i confini europei. Iborder Ctrl renderebbe più controllato e rapido il passaggio verso l’Unione Europea. Stando alle dichiarazioni del portavoce ungherese del progetto, Szetely, Iborder Ctrl si sta rivelando un successo ed ha ridotto notevolmente i tempi d'attesa alle frontiere. Dobbiamo però porci un quesito: siamo davvero in presenza di un sistema che costituisca un passo in avanti nella difesa dei confini dell'Unione? Il diritto alla privacy e le libertà fondamentali ad esso connesse inducono importanti riflessioni sul sistema implementato. Il centro Hermes per la trasparenza e i diritti digitali ha chiesto informazioni alla Commissione Europea in merito all'algoritmo che regola la classificazione delle persone. La risposta della Commissione ha messo in evidenza le problematiche del progetto ed il rapporto inerente al progetto risulta oscurato. Un altro limite del progetto sembrerebbe quello relativo al diritto di non discriminazione, sancito nei più importanti atti internazionali sui diritti umani, che in base all'algoritmo scelto, verrebbe ulteriormente limitato, a scapito degli interessi statali di protezione delle frontiere. Il sistema è operante anche in paesi extraeuropei, come alla frontiera del Niger con il Burkina Faso, dove i funzionari nigerini adottano il sistema biometrico di controllo per prendere decisioni in merito ai continui spostamenti delle persone burkinabè. Quindi, il tallone d’Achille di questa procedura sono le evidenti violazioni dei diritti umani analizzate, in quanto Iborder Ctrl ha dimostrato un’affidabilità pari solo al 75%. I pochi esperimenti effettuati hanno dimostrato che attraverso le espressioni facciali si distinguono in modo erroneo le risposte veritiere da quelle false. Iborder Ctrl, infatti, pare essere stato creato su un castello di carte, in quanto non è in grado di distinguere in modo certo i terroristi, che molto spesso sono già cittadini europei e vivono già nelle nostre città. L'affermazione più volte ripetuta da Jan Willem Ter Hennepe, manager di Idemia, azienda leader nella vendita di tecnologie per frontiere, in base alla quale le identità raccolte costituirebbero un modo semplice per individuare i terroristi, fa acqua da tutte le parti. Affidare il controllo delle frontiere dell'Unione ad una macchina che deve distinguere se stai dicendo la verità attraverso delle espressioni non verbali, sembra essere una prospettiva azzardata. Prima di diventare efficienti come Tim Roth, le attuali macchine devono essere perlomeno perfezionate e devono ridurre il tasso di errore.


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  • L'Autore

    Domenico Barbato

    Laureato in Scienze Internazionali Istituzioni Europee a dicembre 2018 con una tesi sul caso Saramaka, primo caso di violazione del diritto di proprietà indigena di fronte agli organi dell'OSA. A gennaio ha inoltre svolto un corso sulla cybersecurity che gli ha permesso di comprendere le dinamiche relative alla privacy e ai diritti ad esso inerenti. Ha partecipato a diverse simulazioni delle Nazioni Unite MUN e ha anche assistito al primo International Participant Meeting, nella funzione di staff. Attualmente coopera con Mondo Internazionale con l'obiettivo di farsi conoscere e diffondere le proprie conoscenze con un pubblico più vasto possibile. Il suo sogno sarebbe quello di poter diventare un doomwriter o di poter scrivere su dinamiche internazionali o sullo sport. Magari aggiungendo le competenze acquisite durante i tre anni di studi, tra cui la buona conoscenza di inglese e spagnolo con quella relativa alle dinamiche sportive. Come sostiene Federico Buffa mi sento un "Bastardo Privilegiato". Reputo inoltre che sia importante fare approfondimenti su tematiche attuali poco trattate dalla stampa. Il segreto del giornalista è quello di scegliere bene le proprie fonti.

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Attualità Diritti Umani


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