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L’Europa tra le stelle

Innovazione e finanziamenti per la ricerca spaziale europea

L'astronauta Luca Parmitano è prossimo a diventare il terzo comandante europeo – ed il primo italiano – della Stazione Spaziale Internazionale, a seguito di una cerimonia ufficiale di cambio di comando il 2 Ottobre 2019. Parmitano prenderà il posto del cosmonauta russo Alexei Ovchinin, che lascia la Stazione. Questo evento segna l'inizio della Spedizione 61 e la seconda parte della seconda missione spaziale dell'astronauta italiano, denominata Beyond. In occasione di questo evento, viene spontaneo chiedersi che importanza ha l'Europa nel settore spaziale internazionale, anche considerando l'imponenza del colosso americano NASA.

L'Agenzia Spaziale Europea, nota come ESA (European Space Agency), è l'accesso europeo allo spazio. La sua missione è quella di modellare lo sviluppo della capacità spaziale europea e di garantire che gli investimenti nell'ambito spaziale continuino ad offrire vantaggi ai cittadini europei e del mondo. L'ESA è, in tutti gli aspetti, un'organizzazione internazionale composta da ventidue Stati Membri: coordinando le risorse finanziarie e intellettuali dei suoi membri, può intraprendere programmi ed attività che i paesi europei non avrebbero potuto finanziare singolarmente. Il lavoro dell'ESA non solo serve ad approfondire le scoperte riguardanti lo spazio che circonda la Terra o il nostro Sistema Solare, ma è all'avanguardia nello sviluppo delle tecnologie e i servizi satellitari, promuovendo le industrie europee. Inoltre, al fine di migliorare le proprie risorse, l'ESA lavora a stretto contatto con le altre organizzazioni spaziali fuori dall'Europa.

Il suo quartier generale si trova a Parigi, dove vengono decise le linee di condotta e i programmi, mentre numerose sedi sono presenti in ogni paese membro europeo: in Italia, ad esempio, in provincia di Roma, si trova l'ESRIN, il Centro Europeo per l'Osservazione della Terra, il quale si occupa, tra le altre cose, di raccogliere, archiviare e distribuire i dati satellitari ai partner dell'ESA; oltre a ciò, la struttura agisce come centro di informazione tecnologica per l'intera Agenzia.

A questo punto, dato che l'ambito della ricerca spaziale necessita di strumentazioni non poco costose, viene altrettanto spontaneo porsi un'altra domanda: chi paga?

Le attività obbligatorie dell'ESA, come programmi scientifici spaziali e di bilancio generale, sono finanziati dal contributo di tutti gli Stati Membri dell'Agenzia, calcolato in base al PIL di ogni paese. Inoltre, l'ESA conduce una serie di programmi opzionali: ciascuno Stato Membro decide a quale programma facoltativo desidera partecipare e in quale misura contribuire. Il budget dell'Agenzia per il 2018 era €5.6 miliardi e i tre principali finanziatori erano la Francia (24,2%), la Germania (23,1%) e l'Italia (11,8%), mentre per il 2019 è di €5.72 miliardi. L'ESA opera sulla base del rendimento geografico, ovvero investe in ciascuno Stato Membro attraverso contratti industriali per programmi spaziali, mettendo a disposizione un importo equivalente al contributo del paese in cui la stessa industria risiede. Ogni cittadino europeo, tramite il proprio Stato, contribuisce ai fondi dedicati all'Agenzia, ma la quota pro capite è decisamente piccola: in media, ogni cittadino di uno Stato Membro dell'ESA paga, in tasse per le spese spaziali, circa lo stesso prezzo di un biglietto del cinema (negli Stati Uniti, l'investimento pro capite per le attività spaziali civili è quasi il quadruplo). Nel 2016 il budget della NASA era di $19.3 miliardi (circa €16.3 miliardi) e, in confronto a queste cifre, il budget dell'ESA può sembrare ridotto. Tuttavia, tre particolari aspetti ridimensionano la differenza tra ESA e NASA. La caratteristica principale è che, a differenza degli Stati Uniti, in Europa ogni Stato mantiene una propria agenzia spaziale nazionale, le quali hanno a disposizione un budget considerevole per la ricerca scientifica e per i progetti congiunti con l'ESA. Ad esempio, al primo posto troviamo la tedesca DLR con un budget di €2.1 miliardi, al secondo posto la francese CNES e al terzo posto l'italiana ASI con €1.3 miliardi di budget. In questo modo, il budget dedicato alle attività spaziali europee, considerate le agenzie nazionali, si aggira intorno ai 12 miliardi di euro annui. Secondariamente, negli ultimi anni l'ESA ha investito nella ricerca scientifica, mentre la NASA ha tagliato i fondi alla ricerca per finanziare la costruzione del veicolo spaziale Orion e dello Space Shuttle. Infine, la struttura interna dell'Agenzia ha un ottimo livello di efficienza e non è caratterizzata da una burocrazia complessa, a differenza della NASA, la quale dopo la corsa allo spazio degli anni sessanta e settanta ha mantenuto una complessa burocrazia interna per la gestione dei progetti e del budget.

Dopo la NASA e l'ESA, per bilancio più ampio troviamo l'agenzia russa, seguita da quella giapponese, cinese ed indiana.

Per il futuro l'ESA ha in programma progetti molto ambiziosi, che potranno farla affermare ulteriormente nel panorama spaziale internazionale; come per esempio investire nella ricerca di tecnologie avanzate per i propulsori, che possono far progredire altri due progetti ambiziosi: lo sviluppo e la costruzione di missioni indirizzate verso la ricerca astronomica come la sonda Planck e lo sviluppo di un modulo discendente capace di partire da Marte ed uscire dall'orbita marziana per tornare sulla Terra. Il progetto è denominato "Mars Sample Return" e la sua riuscita porterà finalmente le strumentazioni umane su di un altro pianeta.


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  • L'Autore

    Camilla Giovanelli

    Studentessa al terzo anno di Scienze Internazionali e Istituzioni Europee, curriculum Istituzioni e Organizzazioni Internazionali. Ho intrapreso questo percorso di studi perché l'internazionalità mi affascina e mio obiettivo è quello di impegnarmi nella tutela dei diritti umani. Mentre perseguo i miei obiettivi, mi impegno con Mondo Internazionale a raccontare i fatti del nostro periodo storico.

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Dal Mondo Europa


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Europa spazio Luca Parmitano ESA

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