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L'era della disinformazione: una nuova minaccia in mancanza di regole

Gli sviluppi tecnologici dell’ultimo secolo hanno permesso la diffusione di notizie ed informazioni ad una velocità prima ritenuta impensabile. Considerando che fino agli inizi del ventesimo secolo l’unica modalità per informarsi era leggere i giornali, l’avvento della radio e della televisione hanno segnato una svolta epocale. Per tutto il ventesimo secolo le modalità d’informazione sono rimaste legate a questi due dispositivi, oltre al più tradizionale quotidiano. Una nuova svolta radicale è arrivata con la diffusione degli smartphone e dei social network. I primi hanno consentito di avere a costante disposizione uno strumento per rimanere aggiornati non solo sulla situazione di un proprio conoscente, come invece facevano i vecchi telefoni, ma anche sugli aggiornamenti dal resto del mondo. I social network, invece, hanno favorito la possibilità di condividere idee e punti di vista in modo più esteso, consentendo di raggiungere immediatamente tutti i propri contatti senza necessità di dialogare singolarmente con ciascuno di essi. Ovviamente, entrambe queste “novità” non sarebbero state possibili senza il precedente avvento di internet.

Internet ha segnato senza dubbio, almeno nell’opinione di chi scrive, il passaggio da un’era in cui le fonti da cui informarsi erano limitate, se non scarse, ad un’era in cui le medesime sono diventate addirittura eccessive. Tuttavia, questo eccesso di informazione, in assenza di un canale di diffusione, era stato per circa un decennio sfruttato al di sotto del suo potenziale. Cercando di chiarire questo passaggio, basti pensare che per effettuare una ricerca su internet, prima dell’avvento degli smartphone, era necessario avere a disposizione un computer ed una connessione. La svolta deriva proprio dal fatto che tramite gli smartphone non solo sia possibile effettuare una ricerca in qualunque luogo ci sia rete, ma che addirittura sia possibile condividere istantaneamente il risultato della propria ricerca con i propri contatti. Fatta questa premessa, le applicazioni benefiche di questo sviluppo tecnologico sono tali da permettere un progresso costante grazie alla rapida diffusione di scoperte e novità. L’altro lato della medaglia, tuttavia, riguarda un utilizzo sbagliato della tecnologia che ci viene offerta. In parallelo alla libertà di diffondere contenuti utili o “innocui” relativi alla nostra vita quotidiana con un vasto pubblico, è stata data la possibilità di diffondere contenuti nocivi. Con il termine “nocivo” si vuole intendere quel tipo di contenuto che non può essere ritenuto veritiero, in quanto privo di basi empiriche o scientifiche, e che spesso ha quale fine la diffusione di messaggi d’odio o la manipolazione di soggetti, con la finalità di incentivare comportamenti violenti (fisici e verbali). In questa categoria non rientrano, quindi, le opinioni espresse su fatti verificatisi veramente e suscettibili di avere diverse interpretazioni.

Il potenziale dei contenuti nocivi è almeno lo stesso di quelli che non lo sono. Due esempi evidenti e drammatici di quanto la diffusione di notizie false possa essere dannosa si sono verificati a poco più di un anno di distanza. Il primo riguarda l’assalto al Campidoglio da parte di manifestanti convinti che le elezioni americane fossero state manipolate, all’inizio del 2021. Il secondo riguarda l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022. Di quest’ultimo caso si parlerà diffusamente per molti anni, poiché le ragioni dell’invasione non sono ancora del tutto chiare, ma le dichiarazioni di Putin riguardo l’atto di aggressione sostenevano, anzitutto che non vi fosse alcuna invasione, come anche che l’Ucraina dovesse essere liberata da nazisti e autori di un genocidio ai danni della popolazione russofona. Tale ricostruzione è assolutamente implausibile, considerato che le ultime elezioni politiche ucraine hanno visto una preferenza di circa il 2% per il principale partito neofascista, senza considerare il fatto che questo presunto genocidio non è stato segnalato dalla Missione dell’OSCE (di cui fa parte anche la Russia) presente in Ucraina. Avendo però la possibilità di controllare le informazioni che possono essere diffuse tramite i canali, precludendo l’accesso a chi non si allinea, il Governo russo può manipolare la verità, con un’efficacia superiore alla propaganda tradizionale. Un terzo esempio delle conseguenze di una comunicazione nociva si può individuare nel potenziale genocidio ai danni della popolazione Rohingya in Myanmar, dove la Missione dell’ONU incaricata di effettuare accertamenti ha riportato che tramite Facebook il governo birmano ha tentato di aizzare la popolazione contro la minoranza etnica e contro i musulmani in genere.

Gli esempi sopra riportati sono solamente alcune delle situazioni più estreme di un utilizzo malevolo di strumenti rivoluzionari. Nel rapporto speciale dell’UN Development Programme sulle minacce alla sicurezza degli individui, viene dedicato il terzo capitolo alle minacce alla sicurezza degli individui derivanti dalla tecnologia digitale. Considerato che è trascorso poco più di un decennio dall’introduzione di questi nuovi strumenti e molti nodi sono venuti già al pettine, è opportuno che delle regolamentazioni intervengano al più presto per evitare che la semplice propaganda possa venir portata al suo estremo, generando distorsioni della realtà capaci di nuove tragedie. Le difficoltà applicative riguardano in primo luogo il pericolo di una censura, segnando limiti eccessivi alla libertà d’espressione degli individui. Ciò che dovrà essere fatto, nelle sedi nazionali ed internazionali, sarà effettuare un bilanciamento tra queste due esigenze.


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  • L'Autore

    Alessandro Micalef

    Laureato in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Milano.

    Ha una propensione per lo studio delle materie umanistiche sin dagli anni del liceo, soprattutto quelle storiche.

    Durante i suoi studi universitari sviluppa un interesse per il Diritto Internazionale ed Europeo, più in particolare per i Diritti dell’Uomo in entrambi i contesti.

    Oggetto della sua tesi di laurea è stato il caso che coinvolge Gambia e Myanmar davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, in cui il Myanmar viene accusato di genocidio ai danni della minoranza etnica Rohingya.

    All’interno di Mondo Internazionale è autore per l’area tematica di Organizzazioni Internazionali.

    Law Graduate from Università degli Studi di Milano.

    He has a propensity for humanistic subjects since high school, especially for historical ones.

    During his academic studies, he develops an interest for International Law and European Law, in particular Human Rights in both contexts.

    His final dissertation was related to the case concerning The Gambia and Myanmar in front of the International Court of Justice, where Myanmar is accused of genocide perpetrated against Rohingya ethnic minority.

    Within Mondo Internazionale he is author in the context of International Organizations.

Categorie

Temi Organizzazioni Internazionali


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UN UNDP Fake News USA Russia Myanmar

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